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martedì 19 gennaio 2016

Sheen

SHEEN – Absence
RDM Records
Genere: Rock & Blues/ Sperimentale
Supporto: cd – 2015


Sheen è il progetto scaturito dall’unione di due artisti, la cantante Romina Daniele ed il polistrumentista (basso e chitarra) Lorenzo Marranini. Marranini proviene da un percorso Rock, e Folk/Blues, mentre Romina Daniele la conosciamo già come cantante e sperimentatrice del suono umano, non a caso è vincitrice anche del Premio Internazionale Demetrio Stratos, tanto per citarne uno. Assieme fondano nel 2010 la RDM Records.
Il connubio da alla luce questo album d’esordio dal titolo “Absence”, composto da nove tracce, tutte dallo stesso titolo, solo differenziato da un numero crescente. “Absence” è un prodotto che guarda lontano, cantato in inglese (escluso il pezzo “Absence 8”) e che non si ferma avanti alla formula canzone, qui lontana anni luce. “Absence” è il titolo della poesia di Romina pubblicata nel 2011 con la raccolta “Poesie 1995 – 2005” da RDM. Essa è la mancanza di autenticità nel mondo dinanzi alla quale la ricerca più propria è urgente e necessaria (cosi’ narra la biografia).
L’elettronica ricopre un ruolo importante nella riuscita dell’insieme, a volte oscura  ombra che insegue il suono, a volte tappeto sonoro che mette in evidenza la voce di Daniele. Acuti, parti recitate, versi, interpretazioni recitate si alternano a vocalizzi a volte anche polifonici.
“Absence 2” è tratto dalla poesia “L’Occhio Che Ascolta” ed è strutturato su una ritmica  ossessiva, vicina anche a un sound che potrebbe uscire dalla discografia di Paolo Catena.
Cadenzato e ancora oscuro è il brano “Absence 3”, tratto proprio dalla poesia “Assenza (O Soglia Del Mio Dolore)”, qui bene interpretato dal suono e dalla voce. La sensazione che provo all’ascolto è come uno scivolare in una caduta libera nell’oscurità e senza un appiglio, il tutto sembra non avere un fondo. Notevole. Il risveglio mi giunge solamente quando intervengono le schitarrate Pinkfloydiane, degne compagne di un percorso sia psichedelico che poetico.
“Absence 4” è greve e sprigiona dolore, lento agonizzare che porta immediatamente alla successiva fase dal titolo “Absence 5”. Ancora dolore, ancora oscurità.  Con “Absence 6” si arriva ad un anthem spettrale e greve, al limite del Doom dove il lavoro della chitarra è ottimo. “Absence 7” gioca sulla sovra incisione di voci, mentre “Absence 8” è quantomeno spettrale, Antonius Rex se  stai leggendo, contattali! La conclusiva “Absence 9” è una suite di quasi diciannove minuti, essa è un lungo viaggio spaventoso, a mezz’aria, sospesi nel vuoto.
Questo è un disco che esula da ogni parametro logico di struttura musicale, almeno per come la si intende generalmente.
Da ascoltare soprattutto al buio… se ne avete il coraggio! MS


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