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lunedì 9 novembre 2015

FEAT.ESSERELA'

FEAT. ESSERELA’ – Tuorl
Lizard Records / Joe Frassino Records
Genere: Jazz Rock – Progressive Rock
Supporto: cd – 2015


Ho un debole per le band che hanno ironia e un alto senso dell’umorismo, lo confesso. Detto questo avrete capito che rischio di non essere davvero obbiettivo, se poi ci si aggiunge che il trio bolognese composto da Francesco Ciampolini (pianoforte e tastiere), Renato Minguzzi (chitarre) e Lorenzo Muggia (batteria) propone Funk Jazz Prog…beh, allora rischio proprio di essere di parte. Amo l’innovazione e l’osare nella musica, sia con ponderatezza che scelleratezza, ma soprattutto amo se fatta con voglia di divertimento. Questo fattore è contagioso, se si diverte chi suona, lo si trasmette a chi ascolta, un poco come succede con una risata in pubblico, una persona ride senza un perché, attorno a lui a mano a mano ridono tutti non sapendo a loro volta il perché.
I Feat. Esserelà si fondano nel settembre del 2009 e da allora si esibiscono in numerosi concerti live e in festival, riuscendo anche a vincere diversi concorsi musicali.
“Tuorl” è il loro primo album, ed esce dopo due anni di lavoro e di ricerca sonora da parte della Joe Fassino Records in collaborazione con la Lizard Records. Di certo a guardare la copertina del cd non è che si è molto attratti, tuttavia si è incuriositi ed ecco che l’artwork all’esterno scialbo, all’interno invece  nasconde un simpatico libretto di accompagnamento con foto ironiche e la voglia di Esserelà. Il personaggio che accompagna la band ed il suo tuorlo d’uovo, si fanno un giro in ambienti noti, come la fabbrica in Inghilterra immortalata nella famosa copertina di “Animals” dei Pink Floyd, oppure in un dipinto surreale di Escher. Lascio a voi la scoperta del resto, almeno il piacere di scoprirlo al momento dell’acquisto.
La musica è bene incisa, il suono tende più al cupo che al cristallino, mentre i brani contenuti sono undici (con titoli quantomeno improbabili) e tutti strumentali.
Sembrano, o perlomeno vogliono darlo a credere, che i Feat. Esserla’ siano dei notevoli improvvisatori, questa sensazione l’ho avuta però solamente ai primi ascolti di “Tuorl”, perché con l’avanzare di questi, ho invece notato una certa ponderatezza nell’essere spontanei. La sanno lunga e per dirla tutta la sanno anche raccontare. Persino i titoli sono sensazioni improvvisate, basta citare “Anche Cotoletta”, “Il Nostro Batterista Ha Un Buco Nella Gamba”, “Un Duettrè Qqua”, solo per dirne alcuni, che sembrano non voler dare importanza alla buccia, bensì solo alla polpa, ossia alla musica. E perché no, non è sbagliata.
Funk, Jazz, Area, Prog, cambi di tempo, umorali…insomma quello che il genere in questione esige e che quando l’ottiene raggiunge vertici  importanti.
Non è semplice tenere fermo il piede all’ascolto di questi brani, tutti di media e breve durata, escluso “No ( )” che supera gli otto minuti.
Come vedete non accenno a nessuna descrizione di un brano, il perché lo avrete intuito da soli, tuttavia tengo a sottolineare una grande fantasia compositiva e buona tecnica esecutiva, come ho già detto, non sono sprovveduti, anche se sembrano volerlo a dare.
Mi domando e dico soltanto perché noi italiani abbiamo queste capacità e non le sappiamo sfruttare a dovere. Bisogna imparare anche a sapersi vendere, perché all’estero su questo campo non sono di certo superiori a noi quando si tratta di musica a questi livelli. Se poi mettiamo sulla bilancia che “Tuorl” è un debutto, allora c’è seriamente da riflettere. Complimenti ragazzi. MS


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