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venerdì 4 luglio 2014

TNNE

TNNE – The Clock That Went Backwards
Progressive Promotion Records / GT Music Distribution
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd-2014



Il Prog che resta radicato con tutte le proprie forze a se stesso. Passano gli anni, i decenni, ma la forza di resistere non viene meno e ce lo raccontano anche  i lussemburghesi TNNE con “l’orologio che è andato indietro”. Ho preso questa metafora per cominciare a parlare di un graditissimo ritorno, i TNNE (The No Name Experience) sono il nuovo progetto dell’ex tastierista dei No Name Alex Rukavina e del cantante Patrick Kiefer che ha lasciato la band nel settembre 2010. Con i due musicisti suonano anche Michel Volkmann (chitarra), Giles Wagner (batteria), Claude Zeimes (basso) e Fred Hormain (sax).
Di certo i più afferrati di voi conoscono bene le potenzialità dei No Name e sicuramente riponete buone speranze anche in questo debutto dal titolo “The Clock That Went Backwards”, e non vi sbagliate. Con un artwork curato ed esaustivo in forma cartonata ed una registrazione audio davvero buona, l’album si presenta suddiviso in nove tracce.
Il genere proposto è un insieme di New Prog e Psichedelia, per chi li conosce posso avvicinarli ai tedeschi RPWL, per farvene una certa idea.
“My Inner Clock” riesce sin da subito a spiegare il legame che esiste fra i due generi, ma anche con l’attenzione di chi nel tempo ha saputo ascoltare. La parte strumentale specialmente la dice lunga. Di certo non sfuggono  anche riferimenti ai Pink Floyd. Riflessione sul tempo che passa, o meglio…che vola, nella breve “Clairvoyance” e quando il piano parte ed arpeggi di chitarra lo raggiungono, la mente vola su altopiani Marillioniani era Fish. Preludio per “About Angels And Devils”, semplice ed orecchiabile. La title track impegna di più, le chitarre distorte che fanno la ritmica donano all’ascolto profondità, come bene sanno fare gli Arena di “The Visitor”. Bellissimo assolo di chitarra che non è altro che il suggello della mia descrizione. Non ci sono suite nell’album, tutto comunque resta legato e scorrevole, un unico viaggio che di emozioni sa rilasciarne a profusione. “Circles Of Life” gioca bene sulla formula canzone, perché il New Prog a differenza di molti altri sottogeneri, ha capito l’importanza della melodia di facile assimilazione. Ci accolgono nel loro nuovo mondo con l’Hard Prog di “Welcome To My New World” per poi concludere alla grande con “The Snow”, fra reminiscenze Genesis e molto altro. Esiste anche la versione edit di “Circles Of Life”, toccante e raffinata.
“The Clock That Went Backwards” è un bel disco, consigliato ai fans dei gruppi che ho citato, ma anche a tutti coloro che amano la musica in generale, perché questo lavoro ha due opzioni, fare ascoltare con attenzione meditativa e divertire senza grandi impegni. Incongruenza? Credetemi, non è cosa per tutti.
Un ritorno gradito. (MS)


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