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sabato 19 luglio 2014

Bornidol

BORNIDOL – Bornidol ²
Autoproduzione
Genere: Hard Prog
Supporto: cd – 2014


L’Hard Prog è un genere che sicuramente in Italia riscontra un consenso limitato, probabilmente dovuto al fatto che vanno ad innestarsi due filoni abbastanza distanti, l’Hard Rock ed il Progressive Rock. L’ascoltatore medio italiano è dedito sicuramente a sonorità più semplici, il discorso è analogo al Metal Prog… Ma questo ripeto, prettamente in Italia. Eppure di maestri in campo ne abbiamo avuti, dai Biglietto Per L’Inferno a certi New Trolls anni ’70, solo per fare due nomi. Ma quando questo tipo di musica è suonata e composta come si deve, raggiunge picchi emotivi decisamente importanti.
Il quartetto bresciano (Serle) di nome Bornidol si forma nel 2006, grazie ad un idea di Paolo Gatti (voce e tastiere) e David Garletti (batteria) e sin da subito si dedica alla composizione di materiale proprio. Nel 2007 escono con un ep e dopo vicissitudini di line up, si stabilizzano con Massimo Colosio alla chitarra e Francesco Fregoni al basso. Oggi tornano all’attenzione del pubblico, con “Bornidol ²”, un disco ben inciso nei Phoenix Studio di Emilio Rossi e supportato da un bell’artwork ideato da Massimo Colosio stesso, con all’interno testi e foto.
Quelle foto sono oscure, come certi momenti dell’ascolto che compaiono nella mente di chi ascolta. Sette tracce di media durata (circa sei minuti l’una), canzoni potenti che lasciano intravedere la cultura e la passione della band anche nei confronti degli anni ’70. Il lavoro alle tastiere è importante, ascoltate poi “Prologo” con l’annesso classicismo per intendere meglio. Anche gli assolo di chitarra sono godibili e tecnici.
Apre il disco “Mezzaluna”, Hammond ed una sezione ritmica pulita e coordinata. “War” può uscire tranquillamente anche dalla prima discografia dei Litfiba, anche se l’apporto delle tastiere dona al tutto un risvolto più importante e Prog.“Sognare…Viaggiare” è il brano più lungo dell’album, con i suoi sette minuti e mezzo, in esso cambi di tempo e di umore, mentre i testi malinconici narrano di storie di cuore.
Personalmente resto più affascinato da “La Tempesta”, anche perché io sono molto legato a certe atmosfere alla Porcupine Tree, seppure qui soltanto presenti in brevi stralci che giocano soprattutto sull’emotività Psichedelica. Bello, profondo ed imbrunito l’assolo di chitarra. Ne “I Banchettatori Di Corte” la formula canzone torna in cattedra, mentre la conclusiva “Demoni” con la sua cadenza Hard, chiude degnamente “Bornidol ²”, sforzo creativo di buona levatura.
Il disco è sicuramente sopra la media delle uscite attuali al riguardo, se proprio devo ricercare dei difetti, potrei ritrovarli nella voce, annosa problematica tutta italiana, anche se nella totalità anche lei raggiunge la sufficienza.

Serve più personalità in questo settore, ma i Bornidol di personalità ne hanno eccome, per cui sono sicuro che cresceranno ancora di più, per ora un bel sette più! (MS)

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