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domenica 22 settembre 2013

Quanah Parker

QUANAH PARKER – Quanah!
Diplodisc
Distribuzione italiana: G.T. Music Distribution
Genere: New Prog
Supporto: cd – 2012



Questa dei Quanah Parker è una storia che viene da lontano, inizia nel 1981 e va ad attingere nel contesto sonoro denominato New Prog. Provenienti dalla scena musicale veneziana, si sciolgono nel 1985. Il tastierista fondatore si chiama Riccardo Scivales, autore anche di numerosi libri musicali oltre che compositore ed arrangiatore.
Una storia che ha lasciato il segno in ambito più locale che nazionale e questo è un dato dettato dal momento in cui si espongono al pubblico, gli inizi degli anni ’80, di certo il momento più buio per il Progressive Rock. Sappiamo bene che dal 1983 gli inglesi Marillion e soci riportano l’attenzione sul movimento, un ritorno più che altro dettato da influenze Genesis e Pink Floyd su tutte. Nel caso dei Quanah Parker invece il percorso sonoro viene più influenzato da realtà nostrane come le Orme, non a caso hanno una collaborazione dal vivo con il tastierista Tony pagliuca, tuttavia anche il panorama inglese vintage viene revisionato, soprattutto nelle soluzioni alla Yes.
Alessandro Monti (Diplodisc) all’interno del booklet di accompagnamento del cd, racconta dettagliatamente il percorso della carriera e qualche aneddoto. La band si riforma  nel 2005 con una nuova formazione, pur restando fisso il fulcro portante Riccardo Scivales e con essa la voglia di riproporre il percorso sonoro annoso, questa volta dettato dall’esperienza acquisita nel tempo. Mentre negli anni ’80 la formazione era composta da Riccardo Scivales (tastiere e cori), Roberto Noè (chitarra e voce), Stefano Corvis (chitarra ritmica), Roberto Veronese (basso) e Giuliano Bianco (batteria), nel 2005 i componenti oltre Scivales sono Elisabetta “Betty” Montino (voce), Giovanni Pirrotta (chitarra), Giuseppe Di Stefano (basso) e Paolo “Ongars” Ongaro (batteria).
L’idea di mettere una voce femminile in questo stile Prog è di certo da apprezzare, in quanto non se ne sentono poi molte in questo panorama sonoro prettamente di nicchia.
Il cd è formato da undici tracce più una bonus track ricavata in registrazione originale nel 1984. Il disco non può che aprirsi con il pianoforte di Scivales, in “Chant Of The Sea-Horse”, supportato dal coro di Betty, breve intro toccante ed introspettiva. Si entra nell’Art Rock con “No Time For Fears”, cantato in inglese ed ovviamente legato agli stilemi del genere, cambi di ritmo compresi e quello che appunto ne scaturisce è la presenza di una ferrea e preparata sezione ritmica.
La voce impostata di Betty è di personalità, certamente non scontata e aggiungerei “nuova” in questo contesto. Buona la chitarra di Pirrotta in “Quanah Parker”, altro movimento arioso e di carattere.
L’amalgama della band viene alla luce in “Sailor Song”, movimento all’unisono che dimostra anche la passione per certe soluzioni all’italiana, quando dal 1971 in poi anche da noi il Pop (non si chiamava ancora Progressive) contava qualcosa. Più ricercato e con un inizio stile Area e Perigeo, giunge lo strumentale “Flight”, altra dimostrazione di cultura assimilata e buona tecnica a disposizione, vetrina per il basso di Giuseppe Di Stefano. Si torna nel New Prog con “The Garden Awakes”, mentre “After The Rain” è delicata e comunque richiama in me alcune fasi dei Genesis, quelle più settembrine. Per chi scrive, uno dei momenti più alti di “Quanah!”.
“Asleep” si avvicina più al cantautorato e spesso (per chi li conoscesse) mi richiamano i Paatos e comunque bellissima la prova vocale nelle coralità di Beety. “Silly Fairy Tales” sono immagini sonore in movimento, cambi di ritmo ed umorali. Altro frangente ricco di buoni arrangiamenti è “People In Sorrow”, mentre “The Limits Of The Sky” chiude degnamente questo piccolo gioiello sonoro che potremmo scherzosamente soprannominare “Macchia Del Tempo”. La bonus track “Sheen Menn” mette già in evidenza la capacità del combo nel 1984.
Complimenti alla Diplodisc per aver portato oggi alla conoscenza del pubblico questa realtà Prog e non solo, perché sono convinto che “Quanah!” piacerà a tutti gli amanti della musica in generale. Sbagliato ghettizzarlo! (MS)


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