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martedì 18 febbraio 2020

Ut Gret

UT GRET - Time of the Gret
ZNR Records

Distribuzione italiana: -
Genere: Avantgarde Jazz / Rio
Support: CD - 1999



Malgrado la band americana di Louiseville sia in attività dal 1981, la discografia non è molto ricca, a dimostrazione di una ponderata scelta sonora. Infatti gli Ut Gret si lasciano trasportare dall'improvvisazione e dalle sonorità di molteplici strumenti e sono attenti a quello che può svilupparsi nel futuro. Sono sempre proiettati in avanti, sia nella scelta dei live, sempre differenti fra di loro, che nella composizione sonora, da qui la necessità di avere molti strumenti nella line up. "Time Of The Grets" è la testimonianza della scelta musicale, a cavallo fra Jazz improvvisato, Folk, e band come Magma, Henry Cow e Soft Machine su tutte. Come lascia intendere la dicitura di Ludwig Wittgenstein nel retro del cd, la musica proposta è chiaramente senza tempo, una situazione mutevole proiettata nel futuro. Tutto questo lascia presagire un viaggio virtuale di notevole enfasi emotiva, così la numerosa famiglia Ut Gret ci accompagna in questo percorso. Joee Conroy, Greg Goodman, David Stilley, Henry Kaiser, Gregory Acker, Eugene Chadbourne, Davey Williams, Misha Feigin e Murray Reams sono gli strumentisti.
I dieci minuti che aprono il cd dal titolo "Friend Of The Cow" (titolo tratto da un antico proverbio arabo che sta a significare "un amico è colui che ti riscalda"), mettono subito le carte in tavola. Chitarra acustica, flauto, violino, sax, tastiere, basso.... tanti strumenti che interagiscono in questa arte dell'insieme, dove anche le culture differenti si intersecano. Fughe impetuose che si rincorrono e si fermano per poi ripartire a loro volta, un saggio di intesa e preparazione da parte della band. Ottimo il brano jazz con chitarra acustica "Braxton & The Bird", impossibile restare fermi con i piedi all'ascolto, ritmo e tecnica progrediscono di pari passo.
Ho parlato molto di futuro in questa recensione e come lo intendono gli Ut Gret è prerogativa mettere sempre qualcosa di nuovo, creare un nuovo linguaggio. Ascoltare "Silly Hat Frontier" è come ascoltare un nuovo linguaggio! Una mini suite di quindici minuti dove gli strumenti parlano e non suonano, solo in alcuni frangenti comunicano con apparente armonia, una grammatica sonora dai vocaboli diversi. Aiutati da una ampia collezione di strumenti, gli artisti si lasciano andare in improvvisazioni comunque rette da un filo logico, quello della ricerca e dell'intesa. In parole povere totale libertà di espressione.
"Magma Futura" è più orchestrata e già dal titolo è chiaro che si riconducono alla band geniale dei Magma, anche se il canto di Misha Feigin qui è in russo anzi che in un linguaggio inventato come fa il maestro francese Christian Vander. Bello lo strumentale interno, nel quale lo spazio è sottolineato dagli effetti eco degli strumenti. A tratti vengono alla mente certe ricerche Pinkfloydiane dalle radici lontane.
"Time & Revolution" alza il tiro, in quasi 20 minuti riesce a raccontare tutto quanto spiegato sino ad ora. Un contenitore sonoro variegato e colmo di cultura, sia etnica che musicale. Chiude un breve brano fantasma con flauto e strumentazioni folcloristiche.
Non è semplice entrare nel mondo degli Ut Gret se non si è minimamente preparati a lasciarsi trasportare, ma quando questo accade, non ne sarà altrettanto facile uscirne. Intanto loro guardano avanti perché il punto focale della band è sempre quello: Che si può fare dopo? MS



UT GRET - Recent Fossils
EarX-Tacy Records

Distribuzione italiana: -
Genere: Avantgarde Jazz / Rio

Support: 3CD - 2006




Gli Ut Gret sono una band del Kentucky, precisamente di Louisville che si compone nell'oramai lontano 1981. Essi sono Steve Good al sax e percussioni, Gregory Acker al flauto, sax e percussioni, Gary Pahler batteria percussioni e basso, Stephen Roberts alle tastiere, vibrafono, tromba e percussioni ed il polistrumentista Joee Conroy (strumenti a corda, elettronica e percussioni).
Vengo subito a precisare che la musica proposta non è di facile collocazione, in essa convivono Folk, World, Rock, Jazz, ma soprattutto molta improvvisazione, grazie a strumenti quali sax, flauto, vibrafono, trombe ed altro ancora. Per questo mi sento di inserirli nel contesto Progressive Rio. Tutto questo fa presagire anche a composizioni lunghe ed articolate, spesso lanciate in corse improvvisate, in effetti così è.
Ut Gret è la fusione di due significati a se stanti, dove "UT" è l'antica nota medioevale conosciuta a noi come "do", la nota più bassa dell'organo, mentre "GRET" sta a significare un nomade, una persona zingara che vaga in Europa per cogliere nuove sonorità per la gente comune.
"Recent Fossils" si presenta con una bellissima confezione cartonata con tanto di libretto interno ricco di spiegazioni, citazioni letterarie e foto. Questo esce per i 25 anni di fondazione della band e nei suoi tre cd interni ascoltiamo tre stadi differenti della loro carriera. Il primo si intitola "The Dig" e nei suoi 70 minuti di sonorità possiamo davvero trovare ogni tipo di influenze sonore, musica percussionistica Indonesiana compresa. Le sensazioni che scaturiscono all'ascolto sono molteplici, si ha come la sensazione che la profondità della musica sia scavata nella terra. Musica atavica, dove si percepisce la necessità dell'uomo di comunicare con la natura.
Di conseguenza essendo una musica alquanto primitiva e spontanea, il ruolo delle percussioni è fondamentale, essendo esso lo strumento principe dai tempi dei tempi, è facile quindi avere una visione allegorica di una musica fossilizzata nella pietra, a testimonianza che la terra è suono e testimone di vita. Ma la terra porta anche ad una considerazione più spirituale, ecco dunque che questo carillon etnico trasporta l'anima e l'accompagna vicino al divino. Lo scenario bucolico che si presenta all'ascolto è ottenuto anche grazie all'uso dei fiati, fra sax e flauto per poi miscelare il Folk con la cultura Indonesiana. Chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dai suoni è come scendere giù da un lungo scivolo. Delicatezza e sensibilità.
Il secondo cd dal titolo "Time Laps" necessita di una mentalità ancora più aperta, in quanto esso è composto da improvvisazioni in studio. Compaiono anche ospiti illustri quali Henry Kaiser, Eugene Chadborne, Greg Goodman e Davey Williams. La Scuola di Canterbury viene inesorabilmente alla mente di chi ascolta, con i Soft Machine in cattedra. Jazz elettrico penetrante molto coinvolgente, un altro salto nel vuoto, un lasciarsi cadere nell'infinito dove le restrizioni mentali non devono assolutamente esistere. Vera musica per la mente, adatta ad un pubblico preparato e desideroso di lasciarsi sorprendere.
Ancora più difficile da affrontare è il terzo cd dal titolo "In C", brano in origine preparato come una bonus track, ma a causa della lunga performance di circa 63 minuti, relegato in un contesto a se stante. Questo è registrato dal vivo al Tewligan's Tavern con la presenza di altri strumentisti, quali lo storico Dave Stilley e Marko Novachoff. Un brano martellante ed ipnotico che mette a dura prova la pazienza dell'ascoltatore. Una sorta di extasy sonora, dove la ragione si lascia ingannare dalle apparenze, quelle costruite dalle note degli artisti.
Gli Ut Gret non sono mai banali, raccontano viaggi, ripercorrono il dna dell'uomo anche a ritroso, per poi riproporlo a noi in maniera schietta e cruda. Meritano l'ascolto. MS





UT GRET - Radical Symmetry
Ut Gret Music / Un Heard of Productions

Distribuzione italiana: -
Genere: Avantgarde Jazz / Rio

Support: CD - 2011




Sorpresa Ut Gret! Sono serviti trent'anni e dieci di preparazione per trovare un equilibrio sonoro davvero invidiabile, finalmente l'esperienza sperimentale del passato, viene messa al servizio delle composizioni e non viceversa come accaduto sino ad oggi. Il filo conduttore di "Radical Symmetry" è ancora una volta la ricerca sonora, ma questa volta la formula canzone è quasi sempre rispettata e gode di melodie eccellenti. Ritorna pure un artwork importante, ricco di nozioni e concetti, in più il disco suddiviso in undici tracce, gode anche di una buona produzione sonora.
Si comincia con un breve saggio strumentale di matrice Jazz e dal suono Canterburiano con "Insect Probe".Successivamente troviamo anche una voce femminile, quella soave di Dane Waters ed è nel pezzo dal titolo "Souvenir City". Il suono diventa morbido ed i strumenti a fiato sono sempre presenti e fondamentali. Certe sonorità mi fanno venire alla mente anche band italiane degli anni '70 come i Perigeo. Trascinante il solo di sax. Le vecchie radici della band vengono fuori nell'unico brano di durata più longeva, "Infinite Regress", con i suoi sedici minuti abbondanti. Qui fanno sfoggio le vecchie sperimentazioni, un ritorno al linguaggio musicale inteso come nuova lingua. Un ritorno al passato o una fuga verso il futuro? Intanto la musica suonata è resa materia dai balli di Ruric Amari, qui visionabile soltanto attraverso le foto del booklet. Questa è musica multietnica, rivolta alle culture orientali in chiave di lettura Ut Gret. La band si apre al mondo Prog, ospitando nel proprio sound influenze quali King Crimson, Henry Cow con uno sguardo anche al geniale Frank Zappa. L'Oriente si manifesta in tutta la sua magia onirica in "For Viswa".
"Walk In The Garden" ha il profumo degli anni '70, quella purezza e se vogliamo ingenuità sincera che rivestiva quel clamoroso periodo della storia umana, dove l'individuo era al centro dell'attenzione e non viceversa come oggi. Flauto dolce e melodie toccanti.
"Cobra In Basket" torna a raccontare l'oriente, mentre "Rule IIO"rovista nelle melodie calde del Jazz. Ma i brani ricercati non sono terminati nella suite, "Sword Of Damocles" torna a percorrere limbi psichedelici dove la voce di Dane Waters fa il suo ritorno. Il disco è concluso dai sei minuti Jazz di "Vegetable Matters", quasi un classico rispetto alla complessa discografia della band di Louisville.
Dal baco Ut Gret nasce oggi questa farfalla colorata, una maturazione inesorabile, questa avviene quando gli artisti che suonano vivono la musica per come è, senza restrizioni esterne. Gli Ut Gret sono una realtà profonda ed articolata, magari non facile per tutti gli orecchi, ma di certo colma di culture e sonorità. Consigliatissimo. MS



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