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venerdì 15 marzo 2013

The Radiata 5Tet

The RADIATA 5TET - Aurelia Aurita
Den Records

Distribuzione italiana: si
Genere: Avangarde Jazz
Support: CD - 2012



Con una confezione cartonata nera ed un fazzoletto di carta che sporge al suo centro, in un modello in stile origami, si presentano i The Radiata 5tet. Questo la dice già lunga sulla non convenzionalità delle cose e se ci si aggiunge il nome di Claudio Milano (Nichelodeon) alla voce, si ha la certezza che la proposta è di tipo sperimentale. Milano lo abbiamo apprezzato già in precedenza in lavori quali "Il Gioco Del Silenzio" (2010) e "Come Sta Annie?" (dvd - 2010) ed il modo di usare la voce ricorda da vicino la ricerca del grande ed indimenticato Demetrio Stratos, scomparso verso la fine degli anni '70 e leader della band Area. Non è un caso che assieme a Luca Pissavini , contrabbasso in questo quintetto, nel 2010 vince l'Omaggio A Demetrio Stratos.
Stefano Ferrian al sax tenore, Cecilia Quinteros violoncellista di Buenos Aires e Vito Emanuele Galante alla tromba completano il quintetto The Radiata.
Le premesse dunque conducono verso un Jazz d'avanguardia, con tanto di improvvisazioni ed esperimenti sonori, è così che in effetti le 10 tracce che compongono il cd ci accolgono.
"Bile Dal Po" con i quasi 10 minuti d'avanguardia, presenta una musica interpretativa, da teatro della voce, dove gli strumenti seguono saltellando le evoluzioni ataviche della fonetica di Milano.
Non canto ma recitazione dadaista, ironica ed allegorica. La parola esplode e da espressione immaginaria al proprio valore. Inevitabili gli accostamenti a "Le Milleuna" del suddetto "maestro della voce".
Importante il lavoro del contrabbasso, degno sottolineatore delle situazioni, anche rumoristiche come in "Eumetazoa", dove la tromba ed il violoncello comunicano fra loro in un cadenzare lamentoso e drammatico.
"Planula Larvae" si muove furtivamente fra i padiglioni auricolari, lasciando soltanto lampi di fughe istantanee, oltre che un immagine bucolica dettata dai momentanei e lontani muggiti di vacca. Il suono prende forma nel proseguo e muta l'immagine di se come farebbe un ameba, lentamente ed inesorabilmente. Continuità sperimentale che poco lascia all'armonia intesa come ripetitività rassicurante dell'ascolto.
La prestazione vocale è meno presente in "Diploblastic", così i fiati salgono in cattedra e dimostrano a pieno la poliedricità dell'avanguardia Jazz. Nel proseguo, Milano usa la Glossolalia come viatico della lingua, un sistema elaborato già da Artaud, nel quale il linguaggio primordiale, quello ad esempio del bambino, si sviluppa con ecletticità. Ascoltare "Echinoderms" per averne una prova.
Difficile descrivere le sensazioni ed i sforzi artistici a parole scritte, quando un disco riesce a prenderti a schiaffi e ti vuole portare in luoghi quasi del tutto inesplorati. C'è da avere paura, ma anche da capire dove può arrivare oggi il suono con la fonetica in cattedra, un arte che troverà sempre difficoltà ed avversità nella società odierna abituata al suono mordi e fuggi. Per questo resto affascinato ed applaudo alla fine dell'ascolto, perchè la musica, qualunque essa sia, deve darti sensazioni ed emozioni, in questo caso sono le sensazioni ad averla vinta, per cui a me già sta bene così.
Consigliato agli amanti del Jazz d'avanguardia ed ai discepoli di Stratos. (MS)

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