Pagine

sabato 16 marzo 2013

Jethro Tull

JETHRO TULL - Heavy Horses
Chrysalis

Distribuzione italiana: si
Genere: Folk Rock / Prog
Support: Lp - 1978


Jethro Tull è stato l’inventore dell’aratro, l’istrionico ed immarcescibile leader della band, Ian Anderson si innamora della fonetica di questo nome e lo relega alla propria band. Il famoso folletto Rock che suona il flauto su una gamba, forma la band nei lontani anni ’60, inanellando dischi e successi a iosa. Non dimentichiamo la famosa “Bourèe” , “Acqualung” e moltissime altre. Ma io questa volta voglio parlare di un album sempre poco ricordato, perché in esso c’è il sunto della furbizia di Ian. Lui ha avuto sempre una grandissima capacità, quella che non hanno avuto altre band negli anni ’70, motivo per cui sono sparite, ossia di mutare la propria musica a seconda dei tempi. Va di moda il Blues? Ecco “Stand Up” ed altri, va di moda il Prog? “ e vai con “Thick As A Brick o “A Passion Play”, oppure il Metal? “Crast Of A Knave “ è li per servirvi, oppure negli anni ’80 l’elettronica colpisce? Ecco “A”. Insomma è stato un genio camaleontico, comunque sia capace sempre di portarsi appresso la propria spina dorsale, perché in qualsiasi sonorità il flauto è sempre inconfondibile!
La fine degli anni ’70 concentrano il suono verso un Rock Folk anche elettrico e due sono i dischi importanti di Anderson e soci, “Songs From The Wood” e questo “Heavy Horses”. La formazione dei Jethro Tull in quel periodo è una delle migliori, sempre a fianco c’è il fido chitarrista Martin Barre, poi l’eccentrico pianista John Evan (simpaticissimo, specie in sede live), Barriemore Barlow, uno dei più grandi batteristi inglesi di tutti i tempi, che lascerà sconvolto la band poco dopo la morte del bassista John Glascock e David Palmer, ottimo compositore e tastierista aggiunto. L’amore di Anderson per i cavalli è noto, non a caso possiede un podere in campagna dove da sfogo alla sua passione, in questo disco c’è l’esaltazione di tutto questo. Una musica spesso rilassante, comunque Rock, dove la chitarra elettrica la fa da padrona assieme agli interventi flautistici di Ian. Una macchina da guerra questi Jethro Tull, “And The Mouse Police Never Sleeps” apre il disco in maniera rustica, a dimostrare l’amalgama fra i componenti, professionisti che si conoscono a menadito. Più agreste “Acres Wild”, mentre il Rock elettrico e graffiante ritorna con la famosa “No Lullaby”. Qui Barre ed Anderson si alternano fra volumi alti e sussurrati. Il pezzo più folcloristico è “Wathercock” e qui si gode a pieno del flauto in grande spolvero, saltellante ed aggressivo come in pochi altri brani. La lunga title track “Heavy Horses” è un altro classico della band, mentre la più richiesta in sede live è “One Brown Mouse”. Questa è acustica, una grande prerogativa della discografia di Anderson, spesso molti pezzi si basano sulla sua chitarra, e gli riescono più che bene.
Un disco che non è un must, ma che si lascia ascoltare alla grande con spensieratezza, senza disdegnare passaggi articolati, messi lì, quasi a sfidare l’ascoltatore tra bucolicità e leggerezza. Da avere. MS

Nessun commento:

Posta un commento