Pagine

giovedì 1 agosto 2013

Beardfish

BEARDFISH - Destined Solitaire
Inside Out
Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Prog
Support: CD - 2009




La ripresa del Rock Progressivo negli anni ’90, deve molto ai paesi del nord Europa, tipo Svezia, Norvegia, Finlandia, nelle quali terre sono fiorite band come i Landberk, Anekdoten, Anglagard, The Flower Kings e moltissimi altri. Queste hanno saputo cogliere in particolare la sperimentazione e le articolazioni di King Crimson e VDGG, sposandole con il classico Progressive Sinfonico stile Genesis di Peter Gabriel. Nei primi anni del 2000, l’America ci mette del proprio ed arrivano artisti del calibro di Echolyn e Spock’s Beard su tutti. Questi ultimi legano Hard Rock con Beatles, Gentle Giant, Genesis, Pink Floyd e Jethro Tull. I Beardfish si inseriscono a pieno titolo in questo movimento, sono un quartetto svedese molto giovane, ma che ha gia realizzato dischi interessantissimi sin dal 2003. Io li ho seguiti da subito, in quanto ho colto in loro la genialità di saper ben miscelare diverse situazioni sonore, tratte sempre da variegati stili musicali. Immaginatevi di fondere i The Flower Kings con i Spock’s Beard e se avete compreso il lungo preambolo, già vi siete fatti una certa idea.
Nei primi dischi mi hanno dunque sorpreso e di molto, anche l’ultimo “Sleeping In Traffic: Part Two” del 2008 ha buoni spunti, avvicinandosi un poco verso un genere più fruibile e commerciale. Non nascondo la mia curiosità e gioia di poterli riascoltare a così breve distanza di tempo, in questa nuova fatica da studio. Il cd è lunghissimo, circa settantasei minuti, suddivisi in nove tracce. La produzione sonora è buona ed “Awaken The Sleeping” apre trionfalmente il viaggio con un ritornello gaio e colorato, proprio in stile Flower Kings. Ma so bene che i ragazzi hanno personalità e classe, per cui mi attendo gia da questa suite del carattere e molti cambi di tempo. Infatti non resto deluso, piccole schegge Jazz che si lasciano sfumare verso un suono più psichedelico aggrediscono l’ascolto e poi un Hard Prog molto intelligente prende di tanto in tanto le redini del gioco, fino a sfociare addirittura nel growling vocale di Rikard Sjoblom! “Until You Comply, Including Entropy” è la suite successiva ed anche in questo caso i Beardfish si divertono a giocare sulle ritmiche spezzate, controtempi e chi più ne ha più ne metta. Magnus Ostgren alla batteria e Robert Hansen al basso, si intendono alla perfezione. Andiamo in territori più canzonistici con “In Real Life There Is No Algebra”, divertente ed allegra in maniera contagiosa. Il cantato alla Gentle Giant si presenta spesso e volentieri, addirittura facendo il verso a certe cose di Frank Zappa. I Beardfish vogliono dire molte cose, rischiando forse a volte di fare molta confusione, ma non posso negare il loro coraggio compositivo. Tutto questo si rispecchia in “Where The Rain Comes In”, spesso debitrice agli Spock’s Beard, oppure nei nove minuti di “Coup De Grace”, dove fa la comparsa perfino una fisarmonica. “Abigails Questions (In An Infinite Universe)” torna a frequentare il Jazz e Zappa, soffermandosi ancora una volta sugli anni ’70. Chiudono i dieci minuti di “The Stuff That Dreams Are Made Of” e qui fanno capolino i Pink Floyd.
Concludendo, qui per gli amanti del Prog c’è davvero di tutto! Io resto soddisfatto dell’ascolto, anche se consiglio vivamente ai ragazzi di tirare fuori la personalità, magari diventando più concisi. Avete tanta farina del vostro sacco, adoperatela. MS



Nessun commento:

Posta un commento