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sabato 10 ottobre 2026
venerdì 9 ottobre 2026
Kamelot
KAMELOT
- Dark Asylum
Napalm
Records
Genere:
Metal Progressive
Supporto: LP / CD – 2026
Sì,
personalmente, malgrado la mia veneranda età, ho ancora la voglia e la capacità
di sedermi davanti a un buon impianto stereo e ascoltare la musica. Fin qui
nulla di speciale, lo fanno in molti; quello che invece sto notando nel tempo è
che sono sempre di meno le persone che ascoltano Metal Progressive, soprattutto
se una band intraprende il cammino del concept album. Non si ha più la pazienza
di stare lì seduti (salvo alzarsi per voltare il vinile al lato B) per la
durata di un intero disco. In realtà c’è Metal Prog e Metal Prog, anche dentro
il genere stesso si hanno sottogeneri, come coloro che suonano ricercando nuove
sonorità e innesti stilistici, i classici derivativi di Dream Theater,
Queensrÿche & company, e le Epic band intente a perlustrare un mondo fatto
di sinfonie e magniloquenze.
I
Kamelot sono di quest’ultima categoria e sono in auge dal lontano 1991, non a
caso sono famosissimi e hanno alle spalle un'incredibile discografia di
quattordici album in studio, compreso questo nuovo “Dark Asylum”.
Nascono
a Tampa, in Florida, per iniziativa di Thomas Youngblood e del batterista
Richard Warner. Dopo due dischi d'esordio grezzi ma promettenti (“Eternity” nel
1995 e “Dominion” nel 1997), la svolta epocale avviene nel 1998 con l'ingresso
del cantante norvegese Roy Khan (ex Conception). Con Khan alla voce, la band
vive una vera e propria "Età d'Oro", definendo uno stile
inconfondibile basato su lirismo drammatico, orchestrazioni maestose e
strutture Progressive raffinatamente incastonate nel Power Symphonic Metal. Nel
2011 Roy Khan lascia il gruppo per motivi personali. L'eredità viene raccolta
nel 2012 dal frontman svedese Tommy Karevik (Seventh Wonder), il cui talento
vocale ed espressivo permette ai Kamelot di proseguire senza battute d'arresto.
Con dischi come “Silverthorn” (2012), “Haven” (2015), “The Shadow Theory”
(2018) e “The Awakening” (2023), la band ha ulteriormente arricchito il proprio
marchio di fabbrica con innesti moderni, industriali e progressivi.
“Dark
Asylum” vede la riconferma della formazione guidata dal chitarrista e fondatore
Thomas Youngblood, affiancato dal tastierista e arrangiatore Oliver Palotai,
dal bassista Sean Tibbetts, dal batterista Alex Landenburg e dalla voce di
Tommy Karevik. Con loro i cantanti ospiti: Clémentine Delauney, Tobias Sammet,
Ignacia Fernández, Rannveig Sif Sigurðardóttir, Sólveig Sara Leupold e
Lea-Sophie Fischer.
La
produzione è curata dallo storico collaboratore Sascha Paeth con un mix dal
sapore moderno gestito da Jacob Hansen. Liricamente si presenta come una
riflessione concettuale sui rifugi della mente, la vulnerabilità psicologica,
la dualità tra sanità e follia e la ricerca di redenzione.
Non
può mancare l’intro, qui dal titolo “Sanctorium”, che spalanca simbolicamente
le porte dell'"Asylum". Non un manicomio fisico, ma la struttura
protettiva (e al contempo carceraria) eretta dall'intelletto per difendersi dal
trauma. I riff taglienti di Youngblood e la sezione ritmica serrata guidata da
Landenburg si fanno apprezzare nell’energico brano “Ashen World”. Il contrasto
tra la voce pulita e drammatica di Karevik e i growl/vocals estremi di Ignacia
Fernández crea un dinamismo aggressivo e moderno.
La
title track incarna la quintessenza del "Kamelot-sound", tempo
medio-veloce, sinfonismo avvolgente, inserti di cori tragici e linee di basso
pulsanti di Sean Tibbetts. Il ritornello è maestoso, sorretto dalle
armonizzazioni aggiuntive di Kiara Huber. L'"Asilo Oscuro" è inteso
come luogo di isolamento volontario. Quando la realtà esterna diventa
insopportabile, la mente si ritira in un santuario d'ombra dove dolore e
sicurezza finiscono per coincidere.
Uno
dei momenti più complessi dal punto di vista dell'arrangiamento vocale è
“Sanctuary”; maestoso e roboante, il brano rappresenta un dialogo interiore a
tre vie: la ragione (Karevik), l'empatia/speranza (Delauney) e il
conflitto/rabbia primaria (Fernández), che lottano per definire cosa sia
davvero la salvezza.
Dopo
l’interludio “Nocte Veritas” giunge “One Last Masquerade” con la voce di Tobias
Sammet, un mid-tempo intrigante e sinuoso nell’incedere che entra a pieno
titolo nel Power Metal. Non può mancare la ballata, qui rappresentata da “Ivy,
My Dear”, e il dramma ci assale. Contraddistinta da un ottimo lavoro
orchestrale firmato da Michael Rodenberg (Miro) e dagli interventi vocali di
Kobra Paige (Kobra and the Lotus), è toccante e di classe. L'edera
("Ivy") viene usata come simbolo di un attaccamento affettivo tossico
o irrisolto: un abbraccio che protegge, ma che col tempo soffoca la pianta a
cui si arrampica.
“Godlike
Alchemy” riprende la potenza seppure sempre con melodia, con un impianto
moderno dove le tastiere di Palotai guidano il brano con marcate sfumature
cyber/industrial affiancate a riff di chitarra ritmici ed essenziali.
Uno
dei brani più marcatamente Progressive Metal dell'album, caratterizzato da
cambi di tempo, tempi dispari nella batteria di Landenburg e un'atmosfera
misteriosa e rarefatta, è “The Sleeping Mind (Orphic Paradigm)”. Richiamando il
paradigma orfico e il mito della discesa negli inferi, il testo esplora lo
stato di trance o di mente addormentata, dove il confine tra il mondo dei sogni
e la realtà si assottiglia.
E
poi, nomen omen, “Kaleidoscope”, brano brillante e sfaccettato. Le tastiere
creano trame frammentate che ricordano proprio le figure geometriche di un
caleidoscopio, mentre la chitarra alterna stoppati ritmici ad aperture
melodiche sinfoniche. Seguono altre cinque splendide canzoni: “Enigma (Think of
Me)”, “Cassandra's Disease”, “Beneath the Moon (Tunglið)”, “The Puppet King” e
“Sanctum Requiem”, di cui lascio a voi il piacere della scoperta, in fin dei
conti avete già messo a fuoco questo magistrale lavoro.
“Dark
Asylum” è un viaggio teatrale e affascinante all'interno delle fragilità umane,
confezionato con la consueta perizia tecnica e una produzione sontuosa. Tra
ritornelli memorabili, spunti progressivi e un ventaglio di ospiti
perfettamente integrati, i Kamelot mettono a segno un album maturo e profondo.
Dategli un ascolto. MS
KAMELOT
- Dark Asylum
Napalm
Records
Genre:
Progressive Metal
Format:
LP / CD – 2026
Yes, personally, despite my venerable age, I still
have the desire and the ability to sit in front of a good stereo system and
listen to music. Nothing special so far—many people do that; what I am noticing
over time, however, is that fewer and fewer people listen to Progressive Metal,
especially when a band undertakes the journey of a concept album. People no
longer have the patience to sit there (except to get up to flip the vinyl to
side B) for the duration of an entire record. In truth, there is Prog Metal and
then there is Prog Metal; even within the genre itself there are subgenres:
those who play in search of new sounds and stylistic blends, the classic
derivatives of Dream Theater, Queensrÿche & company, and the Epic bands
intent on exploring a world made of symphonies and grandeur.
Kamelot belong to this latter category and have been
thriving since back in 1991; it is no coincidence that they are world-famous
and boast an incredible discography of fourteen studio albums behind them,
including this new release, “Dark Asylum”.
Formed in Tampa, Florida, on the initiative of Thomas
Youngblood and drummer Richard Warner, following two raw yet promising debut
albums (“Eternity” in 1995 and “Dominion” in 1997), the landmark turning point
came in 1998 with the arrival of Norwegian vocalist Roy Khan (ex-Conception).
With Khan on vocals, the band experienced a true "Golden Age",
defining an unmistakable style based on dramatic lyricism, majestic
orchestrations, and Progressive structures elegantly embedded within Symphonic
Power Metal. In 2011, Roy Khan left the band for personal reasons. The mantle
was picked up in 2012 by Swedish frontman Tommy Karevik (Seventh Wonder), whose
vocal and expressive talent allowed Kamelot to forge ahead without missing a
beat. With records like “Silverthorn” (2012), “Haven” (2015), “The Shadow
Theory” (2018), and “The Awakening” (2023), the band has further enriched its
signature sound with modern, industrial, and progressive elements.
“Dark Asylum” sees the re-confirmation of the lineup
led by guitarist and founder Thomas Youngblood, joined by keyboardist and
arranger Oliver Palotai, bassist Sean Tibbetts, drummer Alex Landenburg, and
vocalist Tommy Karevik. Joining them are guest singers Clémentine Delauney,
Tobias Sammet, Ignacia Fernández, Rannveig Sif Sigurðardóttir, Sólveig Sara
Leupold, and Lea-Sophie Fischer.
Production is handled by longtime collaborator Sascha
Paeth, with a modern-flavored mix managed by Jacob Hansen. Lyrically, it
presents itself as a conceptual reflection on the sanctuaries of the mind,
psychological vulnerability, the duality between sanity and madness, and the
search for redemption.
An intro is a must, here titled “Sanctorium”, which
symbolically opens wide the doors of the "Asylum". Not a physical
madhouse, but the protective (and at the same time imprisoning) structure built
by the intellect to defend itself from trauma. Youngblood's razor-sharp riffs
and the tight rhythm section led by Landenburg stand out in the energetic track
“Ashen World”. The contrast between Karevik's clean, dramatic voice and Ignacia
Fernández's extreme growls/vocals creates an aggressive, modern dynamism.
The title track embodies the quintessence of the
"Kamelot sound": mid-fast tempo, enveloping symphonism, tragic choral
passages, and pulsing basslines from Sean Tibbetts. The chorus is majestic,
sustained by additional vocal harmonies from Kiara Huber. The "Dark
Asylum" is intended as a place of voluntary isolation: when external
reality becomes unbearable, the mind retreats into a sanctuary of shadow where
pain and safety ultimately coincide.
One of the most complex moments from a vocal
arrangement standpoint is “Sanctuary”; majestic and thunderous, the track
represents a three-way internal dialogue: reason (Karevik), empathy/hope
(Delauney), and primary conflict/rage (Fernández), all struggling to define
what salvation truly means.
Following the interlude “Nocte Veritas” comes “One
Last Masquerade” featuring the vocals of Tobias Sammet, an intriguing mid-tempo
track with a sinuous stride that fully qualifies as Power Metal. The ballad
cannot be missing either, here represented by “Ivy, My Dear”, and drama takes
hold of us. Marked by an excellent orchestral arrangement by Michael Rodenberg
(Miro) and vocal contributions from Kobra Paige (Kobra and the Lotus), it is
touching and classy. The ivy ("Ivy") is used as a symbol of a toxic
or unresolved emotional attachment: an embrace that protects, but over time
smothers the plant it clings to.
“Godlike Alchemy” brings back the power, albeit always
balanced with melody, featuring a modern framework where Palotai's keyboards
drive the song with strong cyber/industrial nuances alongside essential,
rhythmic guitar riffs.
One of the most markedly Progressive Metal tracks on
the album, characterized by time signature changes, odd tempos in Landenburg's
drumming, and a mysterious, ethereal atmosphere, is “The Sleeping Mind (Orphic
Paradigm)”. Evoking the Orphic paradigm and the myth of the descent into the
underworld, the lyrics explore a state of trance or a sleeping mind where the
boundary between the dream world and reality blurs.
And then, nomen omen, “Kaleidoscope”, a brilliant and
multifaceted piece. The keyboards construct fragmented textures that closely
recall the geometric patterns of a kaleidoscope, while the guitar alternates
tight staccato riffs with symphonic melodic openings. Five more splendid tracks
follow: “Enigma (Think of Me)”, “Cassandra's Disease”, “Beneath the Moon
(Tunglið)”, “The Puppet King”, and “Sanctum Requiem”, which I leave to you the
pleasure of discovering—after all, you have already brought this masterful work
into focus.
“Dark Asylum” is a theatrical, fascinating journey
into human fragility, crafted with trademark technical mastery and sumptuous
production. Between memorable choruses, progressive touches, and a roster of
seamlessly integrated guests, Kamelot have delivered a mature, profound album. Give
it a listen. MS
giovedì 8 ottobre 2026
Pure Reason Revolution
PURE
REASON REVOLUTION - Terrifying Angels
InsideOut
Music
Genere:
Crossover Prog / Heavy Prog
Supporto:
LP / CD / Bandcamp – 2026
Oramai
si possono considerare i Pure Reason Revolution come un nome storico del
Crossover Prog a tutti gli effetti.
Nascono
a Londra nei primi anni 2000 per iniziativa del frontman e polistrumentista Jon
Courtney e del chitarrista Greg Jong, uniti successivamente dalla bassista e
cantante Chloë Alper. Famosi fin dal capolavoro d'esordio “The Dark Third”
(2006) per la loro miscela di Progressive Rock, Shoegaze, Alternative Rock ed
Elettronica, si sono distinti nel panorama Crossover Prog per le celebri
armonie vocali polifoniche maschili/femminili e per un uso dinamico di riff
chitarristici pesanti abbinati a synth e beat moderni. Dopo una pausa durata
quasi un decennio (dal 2011 al 2019), il gruppo si è riformato pubblicando una
serie di dischi acclamati per l'etichetta InsideOut Music (“Eupnea”, “Above
Cirrus”, “Coming Up To Consciousness”).
Questo
settimo album in studio è mixato da Bruce Soord dei The Pineapple Thief e, a
differenza del predecessore “Coming Up To Consciousness”, segna un ritorno a
sonorità nettamente più pesanti, oscure e aggressive. Jon Courtney descrive
l'ispirazione concettuale legata alla figura biblica/mitologica dell'angelo:
non innocui cherubini, ma entità sopraffacenti e spaventose. Alla lavorazione
hanno partecipato, oltre a Jon Courtney, Greg Jong e alla cantante Annicke
Shireen, ospiti d'eccezione come Mariusz Duda (Riverside / Lunatic Soul) e
Kristoffer Gildenlöw al basso, Paul Mullen alla chitarra e Ravi Kesavaram alla
batteria.
Il
disco affronta il paradosso della trasformazione, le stesse forze che ci
salvano o ci trasformano sono spesso quelle che ci feriscono e ci distruggono.
“Spin
Like Fire” è subito ritmato e diretto ed unisce riff di chitarra aggressivi a
una pulsione elettronica incalzante. La tensione cresce costantemente
attraverso il contrasto tra le voci eteree e una sezione ritmica pesante. Si
esplora il senso di frenesia e perdita di controllo. La metafora del girare
come fuoco evoca la sensazione di consumarsi rapidamente in situazioni di alta
pressione o tumulto emotivo.
Altamente
progressivo per struttura giunge “Black-Arrow Acrobats”, che alterna momenti
sognanti e sospesi a esplosioni pesanti quasi Stoner/Alternative Metal. Ciò
oramai fa parte del DNA della band, così come i ritornelli orecchiabili e
gradevoli. Il testo riflette sulla precarietà dell'equilibrio mentale e
relazionale ("acrobati"), dove un singolo errore o una "freccia
nera" può far crollare la struttura emotiva costruita.
“Haywire
Heart”, breve e ritmato, fa da interludio alla suite title track “Terrifying
Angels”, un'epica traccia Prog che fonde dinamiche dilatate, riff maestosi e
vocalizzi intrecciati. La struttura sposta l'ascoltatore da paesaggi sonori
delicati a crescendo seppur sempre misurati. Qui i PRR esplorano il confine tra
salvezza e distruzione, e come le cose che percepiamo come protettive possano
rivelarsi schiaccianti.
“Rumination
Ruin” ritorna in territori cupi e sincopati, sorretto da una linea di basso
incalzante e chitarre distorte che esplodono nel ritornello. La
"ruminazione" fa riferimento al ciclo ossessivo di pensieri negativi.
Il testo analizza come il riflettere costantemente sugli stessi errori possa
condurre alla rovina psicologica ed emotiva.
A
questo punto l’album vira la rotta verso un crescendo emotivo piacevolissimo
con due brani a dir poco ottimi: il primo, “Below Radiance”, è una traccia
atmosferica che fa da ponte verso la conclusione dell'opera, concentrandosi su
tessiture vocali e tastiere avvolgenti. Essa introduce la suite di quasi
quindici minuti intitolata “Hold Your Wrath”, una lunga progressione drammatica
con assoli emotivi e un finale imponente. Il brano esplora il perdono, la
gestione della rabbia e il tentativo di contenere la distruttività prima che
sia troppo tardi.
“Terrifying
Angels” non è un ascolto semplice o consolatorio, né intende esserlo. Con
questo lavoro, i Pure Reason Revolution firmano uno dei capitoli più cupi,
complessi ed emotivamente densi della loro carriera, dimostrando come la loro
ricetta, fatta di contrasti violenti tra estetica eterea e riff spietati, non
solo non si sia esaurita, ma abbia trovato una nuova e più consapevole
maturità. Jon Courtney e soci abbandonano le rassicuranti geometrie del Synth
Prog recente per addentrarsi in un territorio impervio, dove la bellezza
ferisce e la redenzione passa inevitabilmente attraverso il tumulto. Un album
imponente, a tratti viscerale, che riconferma la band ai vertici del Rock
Progressivo contemporaneo. MS
PURE
REASON REVOLUTION - Terrifying Angels
InsideOut
Music
Genre:
Crossover Prog / Heavy Prog
Format:
LP / CD / Bandcamp – 2026
At this point, Pure Reason Revolution can truly be
considered a historic name in Crossover Prog in every respect.
Formed in London in the early 2000s on the initiative
of frontman and multi-instrumentalist Jon Courtney and guitarist Greg Jong,
later joined by bassist and vocalist Chloë Alper, they became famous right from
their debut masterpiece “The Dark Third” (2006) for their blend of Progressive
Rock, Shoegaze, Alternative Rock, and Electronica. They have distinguished
themselves in the Crossover Prog scene through their celebrated male/female
polyphonic vocal harmonies and a dynamic use of heavy guitar riffs combined
with modern synths and beats. After a hiatus lasting nearly a decade (from 2011
to 2019), the group reformed, releasing a series of acclaimed albums for the
InsideOut Music label (“Eupnea”, “Above Cirrus”, “Coming Up To Consciousness”).
This seventh studio album was mixed by Bruce Soord of
The Pineapple Thief and, unlike its predecessor “Coming Up To Consciousness”,
marks a return to distinctly heavier, darker, and more aggressive sounds. Jon
Courtney describes the conceptual inspiration linked to the biblical/mythological
figure of the angel: not harmless cherubs, but overwhelming and fearsome
entities. Joining Jon Courtney, Greg Jong, and vocalist Annicke Shireen on the
record are exceptional guests such as Mariusz Duda (Riverside / Lunatic Soul)
and Kristoffer Gildenlöw on bass, Paul Mullen on guitar, and Ravi Kesavaram on
drums.
The album addresses the paradox of transformation: the
very forces that save or transform us are often those that hurt and destroy us.
“Spin Like Fire” is immediately uptempo and direct,
joining aggressive guitar riffs with a driving electronic pulse. The tension
grows constantly through the contrast between ethereal vocals and a heavy
rhythm section. It explores a sense of frenzy and loss of control. The metaphor
of spinning like fire evokes the feeling of consuming oneself rapidly in
high-pressure situations or emotional turmoil.
Highly progressive in structure comes “Black-Arrow
Acrobats”, which alternates dreamy, suspended moments with heavy, almost
Stoner/Alternative Metal explosions. This has now become part of the band's
DNA, as have their catchy and engaging choruses. The lyrics reflect on the
fragility of mental and relational balance ("acrobats"), where a
single mistake or a "black arrow" can bring down the emotional
structure that has been built.
“Haywire Heart”, short and rhythmic, serves as an
interlude to the suite title track “Terrifying Angels”, an epic Prog piece
fusing sprawling dynamics, majestic riffs, and interwoven vocals. The structure
shifts the listener from delicate soundscapes to crescendos that remain
carefully measured throughout. Here PRR explore the boundary between salvation
and destruction, and how the things we perceive as protective can turn out to
be overwhelming.
“Rumination Ruin” returns to dark, syncopated
territory, anchored by a driving bassline and distorted guitars that explode in
the chorus. "Rumination" refers to the obsessive cycle of negative
thoughts. The lyrics analyze how constantly dwelling on the same mistakes can
lead to psychological and emotional ruin.
At this point, the album shifts course toward a
delightful emotional crescendo with two outstanding tracks to say the least:
the first, “Below Radiance”, is an atmospheric piece that bridges the gap
toward the work's conclusion, focusing on vocal textures and enveloping
keyboards. It introduces the nearly fifteen-minute suite entitled “Hold Your
Wrath”, a long, dramatic progression featuring emotional solos and an imposing
finale. The track explores forgiveness, anger management, and the attempt to
restrain destructiveness before it is too late.
“Terrifying Angels” is not an easy or comforting
listen, nor does it intend to be. With this work, Pure Reason Revolution
deliver one of the darkest, most complex, and emotionally dense chapters of
their career, proving that their signature formula—built on violent contrasts
between ethereal aesthetics and relentless riffs—has far from exhausted itself,
finding instead a new and more conscious maturity. Jon Courtney and company
abandon the reassuring geometries of recent Synth Prog to venture into rugged
territory, where beauty wounds and redemption inevitably passes through
turmoil. An imposing, at times visceral album that reconfirms the band at the
absolute pinnacle of contemporary Progressive Rock. MS
mercoledì 7 ottobre 2026
Tony Carnevale - Beyond Notes
TONY
CARNEVALE - Beyond Notes: Unlocking the Creative and Emotional Power Through
Music - The ANORA Method, entra nella
Laboratori, ricerca, metodo Anora:
il poliedrico artista, musicista, compositore e scrittore TONY CARNEVALE entra
nella Berklee Library e ci spiega cosa è
“Beyond Notes”, una ricerca iniziata in Italia oltre quarant’anni fa. La parola
all’autore:
Una nuova avventura internazionale per una ricerca
sulla Musica, sulla Creatività e sui Processi Formativi
Beyond Notes: Unlocking the
Creative and Emotional Power Through Music, con il sottotitolo The
ANORA Method: Psychodynamic Exploration for Music Education and Creative
Development, è stato ufficialmente catalogato nella Stan
Getz Library del Berklee College of Music di Boston.
La presenza di questo libro nella biblioteca di Berklee
rappresenta un passaggio importante nel percorso internazionale di una ricerca
che nasce in Italia molti anni fa e che, attraverso pubblicazioni, attività
formative e divulgative, ha progressivamente fatto emergere, oltre alle
innumerevoli altre, una domanda particolare: che cosa succede nell’essere umano
prima che il movimento del pensiero non cosciente e l’esperienza psichica ad
esso legata diventi suono, nota, forma, composizione, improvvisazione,
interpretazione ed eventualmente produzione?
Da questa domanda si è messa in movimento una ricerca che
ha portato a Beyond Notes, che oggi entra a far
parte di una collezione accademica internazionale dedicata alla musica e
diventa disponibile per essere letto, studiato, confrontato, discusso e
criticato all'interno di uno dei contesti musicali più conosciuti e considerati
al mondo.
Particolarmente significativi, rispetto ai contenuti del volume, sono anche i
Subject Headings con i quali il libro è stato indicizzato nel catalogo:
Music - Psychological aspects
Music - Instruction and study
Due indicazioni bibliografiche che intercettano aspetti centrali della ricerca
sviluppata nel libro: la dimensione psicologica e psicodinamica dell'esperienza
musicale e quella relativa alla formazione, all'apprendimento e allo sviluppo
della persona attraverso la musica.
Una
Ricerca Che Viene Da Lontano
Il percorso comincia intorno al 1985, con alcuni miei
articoli dedicati alla reazione umana al suono, pubblicati su una rivista di
psichiatria, ai quali fecero seguito nel tempo altri articoli, interviste e
contributi attraverso i quali la ricerca iniziale cominciò progressivamente ad
ampliarsi.
Un passaggio importante avvenne nel 2003, con un articolo pubblicato sulla
rivista di psichiatria Il sogno della farfalla: dalla domanda sulla reazione
dell'essere umano al suono, la ricerca portava inevitabilmente verso una
questione ancora più radicale: che cos'è la musica?
Una domanda apparentemente elementare che andava oltre la definizione della
musica come semplice organizzazione di suoni o sistema codificato di azioni:
che cosa rappresenta la musica per l'essere umano? Da dove nasce un'idea
musicale? Quale filo lega percezione, reazione emotiva, immaginazione ed
espressione? Perché un'esperienza interna dell’essere umano cerca una propria
rappresentazione attraverso il suono?
Cominciava così ad emergere sempre più chiaramente una dimensione antropologica
della ricerca: la musica considerata come esperienza psichica, espressiva e
rappresentativa dell’essere umano.
Queste domande non sono però nate da un'osservazione teorica esterna al fare
musica, ma si sono invece sviluppate parallelamente alla mia esperienza di
ascoltatore, studente di musica, musicista e artista professionista,
compositore, ricercatore e formatore, che continua ancora oggi.
La riflessione sui processi creativi si confronta quindi continuamente con
l'esperienza diretta del creare e rappresentare, con il momento in cui un'idea
ancora indefinita comincia a trasformarsi in esigenza espressiva per poi
assumere una forma, con le difficoltà che incontra, con le trasformazioni che
subisce e con gli strumenti tecnici che diventano necessari per poterla
realizzare.
Dalla
Ricerca Alla Pratica Dei Laboratori
Nel 2000, presso il Conservatorio Licinio Refice di
Frosinone, iniziarono le prime esperienze laboratoriali attraverso le quali
questi interrogativi poterono essere affrontati direttamente nella pratica
formativa, ed è importante, anche storicamente, fare una distinzione: nel 2000
il Metodo ANORA (Approccio NOn RAzionale), come formulazione compiuta e come
metodo denominato in questo modo, non esisteva ancora, ma erano già presenti
diversi princìpi che sarebbero successivamente diventati Metodo.
Proprio il confronto diretto con le persone, con i loro processi ideativi e
creativi, con le difficoltà, le resistenze, le immagini e le possibilità
espressive che emergevano durante il lavoro laboratoriale ha consentito a quei
principi di essere progressivamente verificati, modificati, approfonditi e
organizzati.
I laboratori hanno assunto denominazioni differenti nel corso degli anni; ciò
che li collega non è quindi un nome rimasto immutato, ma la continuità di una
ricerca e di una pratica formativa che si sono evolute nel tempo: oggi,
infatti, questa linea prosegue presso lo stesso Conservatorio Licinio Refice
attraverso il Laboratorio di Direzione Artistica della Produzione
Musicale.
Un
Percorso Di Ricerca E Di Interlocuzione Istituzionale
Nel corso degli anni questa esperienza ha incontrato anche
differenti forme di attenzione e sostegno istituzionale: infatti, nel 2005 i
laboratori hanno ottenuto il patrocinio della SIAE e sono stati sostenuti per
diversi anni con il contributo dell'IMAIE.
In anni più recenti il Metodo ANORA è stato inoltre oggetto di un webinar
organizzato da INDIRE, con la partecipazione del Ministero dell'Istruzione e
del Merito, nel quale sono stato intervistato da Annalisa Spadolini, Presidente
del Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della musica per tutti gli
studenti, sui principi e sulle prospettive del Metodo: nel commento conclusivo,
la stessa Spadolini auspicava che una metodologia di questo tipo potesse
trovare applicazione anche a livello istituzionale.
Sono passaggi diversi tra loro, che non costituiscono naturalmente un'unica
forma di riconoscimento, ma documentano nel tempo occasioni concrete di
confronto tra questa ricerca e differenti realtà della formazione e della
cultura musicale.
Dai
Laboratori Ai Libri
A partire dal 2010, la ricerca ha trovato un'ulteriore
forma di elaborazione e sistematizzazione attraverso una serie di pubblicazioni:
Il pensiero e il suono (2010) ha raccolto e sviluppato
alcuni dei nuclei emersi negli anni precedenti; nel 2014 è seguito Il
suono ritrovato, successivamente pubblicato in altre tre edizioni;
sono arrivati poi Poetica, Ricerca e Formazione Musicale
(2019), Formazione Musicale Psicodinamica (2020) e Oltre
le note - Un approccio non razionale alla musica (2022).
Beyond Notes affonda esplicitamente le proprie radici in
quest’ultimo, ma non si limita a trasferirne il contenuto in un'altra lingua:
ne sviluppa ulteriormente la ricerca, inserendola in una prospettiva capace di
dialogare con un pubblico internazionale e portando in primo piano, già nel
sottotitolo, due dei concetti centrali: Psychodynamic Exploration e Creative
Development.
Prima
Delle Note
Il titolo Beyond Notes potrebbe far pensare
soprattutto a qualcosa che si trovi “oltre” le note, ma una parte fondamentale
della ricerca riguarda, in realtà, ciò che viene prima delle note: non si
tratta, quindi, di negare la tecnica, la conoscenza o il linguaggio musicale,
ma di interrogarsi su ciò che li rende necessari.
Prima della nota composta, scritta, suonata o cantata deve potersi formare
un'idea/immagine, un'esigenza espressiva, qualcosa che possa poi essere
trasformato in una forma musicale; è proprio in questa dimensione che entrano
in gioco creatività, fantasia, immagini, emozioni e capacità espressive e
rappresentative della persona.
La tecnica acquista allora il suo significato più profondo: diventa, cioè, una
necessità legata a un'esigenza espressiva, lo strumento attraverso il quale ciò
che nasce dall'esperienza umana può essere organizzato, rappresentato e
trasformato in forma artistica.
Possiamo immaginare questo processo come una continuità:
esperienza umana → reazione e formazione dell'idea/immagine → esigenza
espressiva → trasformazione in idea musicale/suono → organizzazione musicale →
competenze tecniche → forma artistica.
La tecnica rimane, quindi, qualcosa di non eludibile. Cambia però il punto dal
quale la osserviamo, soprattutto in questo momento storico nel quale non
possiamo evitare una integrazione dell'intelligenza artificiale come strumento
di supporto nei percorsi formativi: non più soltanto qualcosa da acquisire
preventivamente e accumulare come conoscenza astratta, ma anche uno strumento
che diventa necessario nel momento in cui esiste qualcosa che chiede di essere
espresso in modo coerente e adeguato.
Ideazione
E Composizione
Da questa prospettiva nasce uno dei problemi centrali
affrontati dal Metodo ANORA: quello dell'ideazione.
Nella formazione musicale, infatti, impariamo a scrivere, eseguire,
interpretare, analizzare e organizzare il materiale musicale, ma esiste un
momento precedente, quello nel quale qualcosa deve ancora essere “pensato”.
Nel Metodo ANORA l'ideazione viene assunta esplicitamente come oggetto autonomo
del processo formativo, distinto ma connesso alla successiva elaborazione
compositiva e tecnica.
Questo conduce a una domanda che considero sempre più importante:
Quando si insegna a comporre, si sta formando il processo creativo oppure si
insegna a organizzare tecnicamente il risultato di un processo creativo che si
presume già esistente?
La domanda non intende contrapporre ANORA all'insegnamento della composizione,
né mettere in discussione il valore del lavoro svolto dai docenti della
materia: un esercizio di composizione può infatti sollecitare implicitamente
processi creativi senza per questo costituire di per sè una formazione
specifica dei processi ideativi.
E la distinzione è importante: significa domandarsi se la capacità di creare
idee/immagini, intenzioni più o meno coscienti, necessità espressive, debba
essere semplicemente presupposta oppure possa diventare essa stessa oggetto di
attenzione formativa.
La
Ricerca Dell'Identità Artistica Originale
Il lavoro sui processi creativi ha progressivamente posto
al centro un altro tema fondamentale: la ricerca, la formazione e lo sviluppo
dell'identità artistica originale.
L'obiettivo non è trasmettere un modello o indicare alla persona che cosa debba
creare ma, al contrario, il problema è costruire le condizioni perché possa
riconoscere ciò che le appartiene, sviluppare una propria intenzione espressiva
e trovare gli strumenti necessari per darle forma, con il supporto del
formatore e del gruppo creativo che si forma, conseguentemente alla metodologia
ANORA, all’interno dei laboratori.
Da questo punto di vista, il Metodo ANORA non vuole formare persone che creino
secondo un modello e, tanto meno, persone che creino come il suo autore; la mia
esperienza personale sui processi creativi rappresenta inevitabilmente una
delle origini della ricerca, ma il passaggio decisivo consiste proprio
nell'uscire dall'esperienza personale per entrare in risonanza con le
idee/immagini dei partecipanti ai laboratori.
Non si tratta, cioè, di mostrare agli altri come sono riuscito io a creare, o
sovrapporre il mio pensiero creativo a quello di qualcun altro, ma di cercare
di comprendere quali condizioni possano permettere a un'altra persona di
trovare la propria possibilità creativa, anche quando pensa di non possederla;
è questa differenza a rendere centrale la questione dell'identità artistica:
non invitare a riprodurre o imitare, ma creare le condizioni perché una
risposta personale possa emergere.
La
Dimensione Psicodinamica Dei Processi Creativi
La parola Psychodynamic, presente nel sottotitolo di Beyond
Notes, non è quindi accessoria.
Nel corso della ricerca è diventato sempre più evidente che il processo
creativo non può essere osservato soltanto attraverso il suo risultato; creare
significa confrontarsi anche con immagini interne, aspettative, resistenze,
timori, esposizione personale, capacità di ascolto, relazione con gli altri e
rappresentazione di sé. Quindi parlare di una dimensione psicodinamica nella
formazione musicale non significa trasformare la formazione in psicoterapia, ma
riconoscere che, quando una persona crea, non mette in movimento soltanto
conoscenze e competenze tecniche, ma mette inevitabilmente in gioco anche la
propria esperienza psichica e relazionale.
In questo percorso ha contribuito anche la mia esperienza, di oltre trent'anni,
all’interno della ricerca sul non cosciente dell’essere umano che si è svolta
nei seminari di analisi collettiva, condotti dallo psichiatra Massimo Fagioli,
che ha fornito ulteriori strumenti di attenzione alle dinamiche non razionali,
emotive e relazionali.
Il Metodo nasce, quindi, dalla convergenza di esperienze differenti: il
rapporto con la musica fin dalle prime esperienze d’ascolto, la formazione
musicale come autodidatta, la successiva formazione accademica e la concreta
pratica artistica e professionale, la composizione, la produzione, la ricerca,
il lavoro laboratoriale e la relazione formativa.
È all'interno di questa convergenza che si è andata sviluppando la definizione
di Psicodinamica dei Processi Creativi.
Si
Può Formare La Creatività?
Dietro tutto questo rimane una questione ancora più ampia,
cioè se la creatività sia una qualità “innata” che dobbiamo semplicemente
aspettare di trovare e riconoscere in alcune persone, oppure una possibilità
umana della quale la formazione può prendersi cura.
Affermare che la creatività possa essere sviluppata non significa sostenere che
tutti possano diventare grandi compositori o artisti, né negare differenze
individuali, sensibilità o capacità soggettive; significa però non identificare
automaticamente la possibilità creativa con un dono riservato a pochi, ma
riconoscerlo come diritto all’espressione attraverso i suoni che riguarda tutti
gli esseri umani indistintamente e a qualsiasi livello di conoscenza e cultura.
Se la creatività è anche capacità di immaginare, trasformare, scegliere,
collegare elementi, produrre “senso” e rappresentare un'esperienza attraverso
una forma, allora esistono condizioni che possono favorirne oppure ostacolarne
lo sviluppo.
La questione torna quindi ad essere anche una responsabilità formativa:
La creatività è qualcosa che aspettiamo di trovare nelle persone, oppure
qualcosa di cui la formazione deve imparare responsabilmente a prendersi cura?
Creatività
E Cittadinanza Attiva
Questa domanda non riguarda soltanto, ovviamente, la
formazione dei musicisti, ma possiede anche una dimensione sociale: sviluppare
la creatività significa anche educare alla cittadinanza attiva, perché
significa formare persone capaci non soltanto di eseguire ciò che è già stato
pensato da altri, ma di produrre idee, compiere scelte, assumersene la
responsabilità e trasformarle in forme condivisibili.
La musica rappresenta, da questo punto di vista, un territorio
straordinariamente concreto nel quale esercitare questa possibilità; una
persona può imparare a riprodurre con grande competenza ciò che altri hanno
scritto e pensato, e questa capacità ha un valore enorme e non deve essere
svalutata.
Ma esiste un'altra domanda formativa: siamo capaci anche di costruire
condizioni nelle quali quella persona possa produrre un pensiero proprio?
Non si tratta di scegliere tra interpretazione e creazione, tra tecnica e
immaginazione, tra tradizione e ricerca, ma di evitare che una sola di queste dimensioni
venga fatta coincidere con l'intera esperienza musicale.
Un
Metodo, Un Progetto, I Laboratori, Un'Associazione
Nel tempo, intorno a questa ricerca, sono nate realtà con
funzioni differenti che è utile distinguere:
• Il Metodo ANORA costituisce la formalizzazione
metodologica della ricerca e della prassi formativa.
• ANORA Project rappresenta una dimensione progettuale più
ampia, nella quale ricerca, pratica creativa, collaborazioni, sperimentazione e
divulgazione possono incontrarsi.
• I Laboratori ANORA costituiscono uno dei principali
luoghi di applicazione, sperimentazione e sviluppo del Metodo: infatti le
singole attività possono assumere una denominazione specifica, mantenendo
questa appartenenza comune.
• L’Associazione Culturale ANORA svolge invece una
funzione collettiva e istituzionale di promozione, diffusione e confronto
intorno alla ricerca e alle sue applicazioni.
La dimensione necessariamente collettiva di queste
attività non modifica però la genealogia del Metodo, che può essere studiato,
utilizzato, sperimentato, discusso e sviluppato attraverso il contributo di
persone e istituzioni differenti pur avendo la sua origine in una esperienza
individuale.
Distinguere l'autorialità del Metodo dalla pluralità delle persone che possono
incontrarlo e applicarlo non serve a chiuderlo intorno al suo autore ma, al
contrario, permette di renderne chiara l'origine proprio mentre comincia a
vivere anche attraverso esperienze differenti.
Un
Dialogo Con Berklee Già Iniziato
In questo percorso si inserisce anche il rapporto con
Simone Scazzocchio, docente al Berklee College of Music di Boston, che ha
scritto anche la presentazione di Beyond Notes e si è formato, nei primi
anni 2000, nei miei laboratori attraverso i princìpi del metodo ANORA.
Nel tempo abbiamo mantenuto un dialogo sui temi della musica, della creatività
e della formazione, documentato anche nella conversazione in inglese ANORA
Meets Berklee.
La conversazione ANORA Meets Berklee, realizzata quando il
libro era ancora nel processo di acquisizione da parte della biblioteca, assume
oggi anche un significato ulteriore alla luce dell'avvenuta catalogazione di Beyond
Notes.
Da Oltre
Le Note A Beyond Notes
La presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library
assume per me un significato particolare anche per la storia editoriale dalla
quale il libro proviene; infatti la sua radice italiana è Oltre
le note - Un approccio non razionale alla musica: già quel titolo
indicava la necessità di non identificare la musica esclusivamente con ciò che
può essere scritto, analizzato o tecnicamente organizzato.
Beyond Notes sviluppa quella prospettiva e la porta in una
dimensione internazionale, ponendo esplicitamente il Metodo ANORA, la
dimensione psicodinamica e lo sviluppo creativo all'interno della propria
identità editoriale; ecco perché la catalogazione a Berklee rappresenta non
soltanto la presenza di un nuovo libro in una biblioteca, ma un ulteriore
passaggio nella circolazione di una ricerca che ha attraversato più di
quarant'anni di esperienza musicale, riflessione, pratica artistica e
formazione.
Naturalmente un libro non acquista valore perché si trova su uno scaffale
prestigioso: il valore di una ricerca si misura anche nella capacità di esporsi
al confronto.
Essere, cioè, presente in una biblioteca significa poter essere trovato da
qualcuno che non conosce l'autore, letto senza mediazioni, utilizzato,
contestato, approfondito, messo in relazione con altre ricerche, ed è
soprattutto questo il significato che attribuisco alla presenza di Beyond
Notes nella Stan Getz Library del Berklee College of Music: una
ricerca nata in Italia e sviluppata attraverso decenni di esperienza artistica
e formativa dispone oggi di un ulteriore luogo nel quale può essere incontrata.
Il libro è inoltre disponibile internazionalmente su Amazon, edito da
SOUNDTRACK, consentendo a
musicisti, studenti, docenti, ricercatori e persone interessate ai processi
creativi di accedere direttamente al lavoro.
Per l’Associazione Culturale ANORA, nata anche per favorire la diffusione e il
confronto intorno a questo pensiero, questa nuova possibilità di circolazione
rappresenta quindi un passaggio coerente con la propria funzione; ma un libro
che entra in una biblioteca non conclude un percorso, può, se mai, aprirne un
altro: una ricerca acquista infatti senso quando può essere letta, utilizzata,
verificata, discussa, criticata e confrontata con esperienze e prospettive
differenti.
La presenza di Beyond Notes nella Stan Getz Library
del Berklee College of Music rappresenta, quindi, un nuovo punto di passaggio
di una ricerca iniziata molti anni fa e ancora in evoluzione, una ricerca nata
interrogandosi sulla reazione umana al suono e arrivata progressivamente a
interrogarsi sulla creatività, l'ideazione, la formazione e l'identità
artistica.
E forse, dopo tanti anni, la domanda rimane ancora quella più semplice e più
difficile:
prima di insegnare a organizzare le note, quanto spazio viene dedicato
alla formazione di ciò che rende quelle note/suoni necessarie/i?
© Tony
Carnevale
Abstract (EN)
Beyond Notes: Unlocking the
Creative and Emotional Power Through Music, subtitled The ANORA Method: Psychodynamic Exploration for
Music Education and Creative Development, has been officially
cataloged in the Stan Getz Library at Berklee College of Music in Boston. This
new international step provides an opportunity to retrace more than forty years
of research into music as a human, psychic, expressive, and representational
experience. Beginning with studies on the human response to sound in the
mid-1980s, the research progressively developed through artistic practice,
educational workshops, publications, and the formulation of the ANORA Method.
At its core lies a fundamental question: what happens before notes become
composition, performance, or production? The article explores the distinction
between ideation and composition, the psychodynamic dimension of creative
processes, the development of an original artistic identity, and the
possibility of approaching creativity as a human capacity that education can
actively foster. It also examines the relationship between creative development
and active citizenship, while tracing the historical path from the early
workshops to Beyond Notes and its inclusion in
Berklee's academic library collection.
CONTATTI: https://tonycarnevale.world/il-metodo-anora-di-tony-carnevale-al-berklee-college-of-music/
M° Tony Carnevale
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Mobile 338 8373568
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