CASTANARC
- Forged By The Sun
Khepra
Records
Genere: Neo Prog
Supporto: LP / CD / Bandcamp – 2026
Solo
chi ha vissuto di persona gli anni ’80 del Neo Prog può capire a pieno
l’emozione che ha provato un fan del Prog nel vedere tornare in auge il
moribondo Progressive Rock, interrottosi verso la fine degli anni ’70. Ci sono
stati dischi e band che hanno fatto la storia, anche se ovviamente non proprio
come i maestri e capisaldi dei tempi che furono (vedi Genesis, King Crimson,
Gentle Giant, Yes, ELP, ecc.). Tuttavia si sono comportati benissimo e, come al
sottoscritto, hanno saputo emozionare oltremodo riportando in auge le sonorità
di gruppi come Genesis, Pink Floyd e Camel, solo per fare tre nomi. Sto
parlando di Marillion, IQ, Pendragon, Pallas, Twelfth Night, Haze e Castanarc
su tutte.
Ho
sempre creduto che il filone potesse avere vita breve, vista l’evoluzione
musicale che si è avuta negli anni ’90 nel Prog; eppure, fra tante fragorose
uscite differenti dettate dalle mode, il Neo Prog ha resistito e anche oggi ben
si comporta, con band come Arena, Magenta e molte altre ancora. Che lo stato di
salute sia buono lo si evince dal fatto che i capostipiti già nominati ancora
oggi suonano e hanno un numeroso seguito. Anche i Castanarc si sono saputi
sempre barcamenare con quella musica che ti entra dentro grazie all’uso di
tastiere magniloquenti, assoli di chitarra pinkfloydiani e tanta buona melodia.
Per
chi non li conoscesse, i Castanarc sono inglesi (come tutti gli altri) e la
leadership della band è da sempre incardinata sul nucleo storico composto dal
tastierista David Powell (autore dei delicati ed elaborati intrecci armonici) e
dal cantante Mark Holiday, la cui vocalità timbrica ed espressiva richiama da
vicino le sfumature di Phil Collins, Dave Cousins degli Strawbs e Peter
Nicholls (IQ). Cinque gli album in studio dal 1984 sino al sopraggiungere di questo
nuovo “Forged By The Sun” dove, per la realizzazione, la formazione vede il
ritorno dello storico chitarrista Neil Duty e la presenza della sezione ritmica
composta da Charlie Morgan alla batteria e da Peter Robinson al basso
(purtroppo scomparso poco prima dell'uscita del disco, dopo aver completato le
sue parti). L'album beneficia inoltre della produzione e del mixaggio curati da
John Spence, che restituisce un suono moderno, pulito ma dalle dinamiche
nettamente analogiche e trasparenti. Tre i brani contenuti, di cui due suite;
la prima è la title track “Forged By The Sun”, di oltre diciotto minuti. Vi
dico subito che all’ascolto ho avuto personalmente più di un brivido, ma questo
fa capo a quanto anticipato in precedenza, ossia al fatto che ho vissuto gli
anni ’80 e quindi questo genere immutato sa colpirmi al cuore.
Il
brano parte con intrecci di tastiera neoclassica che impostano un ritmo
incalzante, per poi evolversi in un alternarsi di sezioni orchestrali, stacchi
sinfonici e momenti di sospensione atmosferica. Verso il sesto minuto si apre
un segmento di rara delicatezza, dominato da sonorità ambient e tastiere
d'ispirazione Camel e Vangelis. I sintetizzatori di Powell fraseggiano con la
chitarra elettrica di Neil Duty, supportati da un basso melodico e mai
invasivo.
Il
lirismo di Mark Holiday esplora il tema della rigenerazione, del tempo e
dell'elemento solare inteso come fucinatrice di vita e di coscienza. Le parole
richiamano immagini cosmiche e naturali, dove la figura umana cerca un punto
d'equilibrio e di purificazione attraverso la forgia del sole, superando le
oscurità della modernità.
La
seconda suite è “Ceasefire For The Innocent”, con dentro tanti primi Pendragon
e Marillion. Ottime le coralità e i cambi umorali che ti immergono in quell’universo
leggermente malinconico prossimo allo stile di “A Trick Of The Tail” e “Wind
& Wuthering” dei Genesis, tanto per rendervi l’idea. Una gemma che da sola
vale il prezzo del disco. Il testo è un'invocazione alla pace e una riflessione
accorata sulle vittime predate dai conflitti e dalle ingiustizie. La
"tregua per gli innocenti" non è solo un auspicio geopolitico, ma una
necessità spirituale e un rifugio poetico dalla negatività della società
contemporanea.
“Cue
Rain” funge da epilogo intimo e sognante. Dominato da un pianoforte etereo,
organo soft e vocals quasi sussurrate, si sviluppa come una ballata dal sapore
bucolico e vagamente Procol Harum / Folk Prog inglese. Vede la partecipazione
straordinaria di Dave Holley alla chitarra ospite, il cui tocco intriso di
sfumature Blues-Jazz impreziosisce la coda finale del pezzo. Il tema della
pioggia viene trattato non come elemento nostalgico o cupo, ma come benedizione
catartica. Il testo usa la metafora della pioggia per lavare via le tensioni e "invocare"
un senso di rinascita e sollievo, chiudendo l'album con una nota di serena
speranza.
Non
ho altro da aggiungere, solo che mi sto asciugando qualche lacrima e non so se
sia soltanto per la musica o perché sono consapevole che sono passati più di quarant’anni….
Vabbè, comunque i Castanarc li portano benissimo! Chi ascolta il Neo Prog non
deve mancare questo album, assolutamente! MS
Versione Inglese:


Emozioni che solo dei "rincoglioniti" del (new)Prog come Me(Noi) possono comprendere e goderne appieno!💙🎶
RispondiEliminaÈ proprio così caro mio.
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