CELESTE – Il Risveglio Del Principe
Mellow Records
Genere: Progressive Rock Italiano
Supporto: cd – 2019
Gli
estimatori del Rock Progressivo italiano conoscono il nome della band Celeste,
in quanto autrice di dischi di notevole fattura ad iniziare dagli anni ’70 con
“Celeste (Principe Di Un Giorno)” (1976), “Celeste II” nel 1991, “I Suoni In Una Sfera” nel 1992 e
questo inaspettato quanto gradito ritorno dal titolo “Il Risveglio Del
Principe”, titolo più che indovinato.
Hanno
un passato musicale importante, come il Museo Rosenbach si fondano in Liguria (Sanremo)
dalle ceneri del gruppo Il Sistema. Il genere allora denominato Pop è di moda,
e in questa scissione i Celeste di Ciro Perrino (tastiere, batteria),
intraprendono un percorso decisamente più acustico e pacato rispetto al Museo.
Solo con il secondo album ristampato dalla Mellow Records si gettano verso un
Jazz Rock più articolato. Perrino assieme a Mauro Moroni sono i fondatori della
casa Mellow Records.
Venendo
a “Il Risveglio Del Principe”, il disegno dell’artwork è a cura di Laura
Germonio e rappresenta al meglio con il proprio tratto delicato il contenuto
sonoro dell’album, come un gancio ancorato al mondo del Prog.
Questa
è la musica, immagine e sensazione, un promemoria per la nostra vita nella
quale vengono scritte pagine da associare.
L’opera
è formata da otto tracce e tutte sono composte da Ciro Perrino, liriche
comprese. Con lui partecipano Enzo Cioffi alla batteria, Mauro Vero alle
chitarre, Francesco Bertone al basso, Sergio Caputo al violino, Marco Moro al
flauto e sax, Massimo Dal Prà al piano e clavicembalo, Mariano Dapor al
violoncello e cori ed Andrea De Martini al sax contralto e tenore. Ospiti
importanti si adoperano per la riuscita d’insieme, Alfio Costa (organo
Hammond), Elisa Montaldo (voci), Claudia Enrico (rainstick) e Ciro Perrino
Junior (voce recitante).
Il
Principe ha deciso dunque di tornare e di raccontare una nuova storia,
all’ascolto di “Qual Fior Di Loto” in apertura dell’ album, un uomo nobile e
solitario deluso dalle vicissitudini dei suoi simili, narra le proprie gesta in
un argomento che sembra essere ancora attuale.
Un
suono acustico pervade l’ascolto, acquarello per l’orecchio fra pacatezza e
melodia dal profumo vintage. Il brano è un collante fra il presente e quel
“Principe Di Un Giorno” che tanto ha fatto amare i Celeste al pubblico.
La
magia del Mellotron esplode in tutto il suo fulgore con fiati, violino e
arpeggi nel piccolo capolavoro intitolato “Bianca Vestale”. I King Crimson anni
’70 più melodici ci fanno alzare il pelo sulle braccia, gli occhi si chiudono e
tutto il resto non esiste più. Un rapimento vero e proprio.
Ma
è solo l’inizio, le emozioni proseguono con un arpeggio di chitarra di matrice
spagnola, fra melodie arabeggianti e violino, il brano si intitola “Statue Di
Sale” e già si può sentenziare la qualità eccelsa del disco. Il Principe a
cavallo del suo destriero prosegue il cammino.
Con
“Principessa Oscura” subentra la parte femminile che vediamo anche
rappresentata nella copertina dell’album, il suono diventa più onirico, le
atmosfere sono rarefatte, eteree, violino e violoncello, il Mellotron e
quant’altro fanno ritornare nella mia mente reminiscenze Gentle Giant, quelli
più acustici e melodiosi. Il Principe e la Principessa si saranno mai
incontrati? Non lo so, ma il primo album dei Celeste e questo nuovo lavoro di
sicuro si!
Più
vigoroso l’inizio di “Fonte Perenne”, con il Mellotron immancabile e il violino
di Caputo. Il brano è completo fra archi, fiati e tutto quello che il gruppo
Celeste ha a disposizione, un suono
progressivo vintage che più progressivo non si può.
“Giardini
Di Pietra” è uno strumentale che potrebbe benissimo risiedere nella sfarzosa discografia
delle nostrane Orme, gli anni ’70 invadono la stanza dell’ascolto.
Dall’alto
di una collina il Principe scruta il panorama e le sensazioni vengono
immortalate nelle note di “Falsi Piani Lontani”, ancora una volta solari e pacate.
Violino, sax, pianoforte e sempre Le Orme in cattedra. Un coro maschile
accompagna il tutto con enfasi.
Il
disco si conclude con il secondo brano strumentale dal titolo “Porpora E
Giacinto” che per motivi di spazio e di qualità sonora non è presente nel
vinile di “Il Risveglio Del Principe”, bensì solo sul cd. In esso aleggia tutta
l’essenza dei Celeste e la filosofia dell’intendere il Progressive Rock
italiano.
Questo
disco non deve mancare in nessuna discografia di chi ama la musica nel senso
generale, ma è obbligatorio in quella del Prog fans.
Capolavoro?
Quasi, perché manca qualche mordente in più, una sorta di aumento di tono,
quello che spesso serve al Prog per essere più variegato ed inaspettato. In
realtà la natura dei Celeste è questa, e probabilmente quanto detto da me porterebbe soltanto a
snaturare l’essenza della loro anima, così hanno ragione loro, e non posso fare
altro che consigliarveli. Al termine premere
nuovamente il tasto “Play”, si ha inesorabilmente l’esigenza. MS
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