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giovedì 23 febbraio 2017

Retrospective

RETROSPECTIVE – Re: Search
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: G.T. Music
Genere: Progressive Metal
Supporto: cd – 2017


La band Retrospective giunge con “Re: Search” al quarto prodotto in studio dopo quasi cinque anni dall’ottimo “Lost In Perception”. Il sestetto rappresenta al meglio la nuova ondata Progressive polacca, molto ricca negli ultimi anni di band valide al riguardo. Fanno parte della scia Riverside, con sonorità rivolta a gruppi come Porcupine Tree e Tool su tutte.
I Retrospective ritornano con le loro atmosfere, e la mutazione da crisalide a farfalla è espletata. Gli anni hanno dato esperienza ed alcuni angoli sono stati smussati a favore di una personalità più rocciosa e la voce di Jakub Rosak è giusta interprete del loro sound. Non dimentichiamo tuttavia che “Lost In Perception” è stato premiato come “Best Polish Progressive Album” nel 2012.
La Progressive Promotion, come sua consuetudine, propone il prodotto in un elegante formato cartonato, con tanto di libretto contenente i testi e l’artwork a cura di Bartlomiej Muselak e Maciej Klimek. La copertina è ad opera di Dimitra Papadimitriou, oramai stile e marchio di riconoscimento della musica della band.
Essendo Metal Progressive (se proprio dobbiamo etichettare questa musica), i riff giocano un ruolo importante, così le melodie che devono fare da traino al percorso sonoro che in “Re: Search” è suddiviso in nove episodi.
Sin dall’iniziale “Rest Another Time” si può godere di una registrazione equilibrata, ulteriore punto in più a favore del prodotto finale. Non ci sono suite, a favore di canzoni di media durata che si aggirano attorno ai cinque minuti o poco meno, questo per l’immediatezza del messaggio emotivo sonoro.
La musica è scorrevole, sostenuta da una ritmica precisa e senza troppi fronzoli. L’immediatezza e la semplicità sembra essere entrata in casa Retrospective.
Compaiono spesso atmosfere oscure o che comunque tendono a far immaginare situazioni dolorose o di disagio. Le tastiere di  Beata Lagoda sono importanti in molti frangenti, come nell’inizio di “Right Way” e fanno scorrere sulla pelle dei fans Dream Theater più di un brivido.
“The End Of Their World”, di cui ne esce anche l’ep nel 2016, è un pezzo che si fa presto apprezzare grazie al ritornello ruffiano e godibile. Tuttavia per chi vi scrive i momenti più interessanti dei Retrospective giungono dai movimenti più introspettivi. Beata canta in “Roller Coaster”, canzone che potrebbe uscire benissimo dalla discografia Porcupine Tree ultima era, questo grazie al lavoro delle tastiere. Più convenzionale “Heaven Is Here” ma nel solo di chitarra, seppur breve, coglie il suo momento di gloria emotiva. Il discorso è leggermente differente per “Look In The Mirror”, sunto musicale-culturale della band, dove mettono a nudo le influenze e le proprie conoscenze. Più immediata “Last Breath”, un macigno sonoro graffiante e rude. E dopo l’ottima “Standby”, il disco si chiude con il brano più lungo (sette minuti) dal titolo “The Wisest Man On Earth”, crescendo psichedelico dal mordente Metallico.

I Retrospective puntano sull’immediatezza, pochi giri di parole e pochi orpelli inutili, tanto che stento molto a relegarli nella fascia “Progressive”, piuttosto mi viene in mente il termine Post Prog. Ma a prescindere dalle terminologie, il prodotto è ben suonato, ben confezionato e ben registrato, e questo è già risultato. MS

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