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domenica 7 agosto 2016

Supertramp

SUPERTRAMP – Crime Of The Century
A&M Records
Genere: Rock
Supporto lp – 1974


Il tastierista inglese Richard Davies nel 1969 ha l’opportunità di formare una band grazie all’attenzione economica di un amico olandese, è così che assieme al polistrumentista e cantante Roger Hodgson che danno vita al progetto Supertramp. Dopo una lunga selezione la band si stabilizza con Bob C. Benberg alla batteria, John Anthony Helliwell ai fiati e Dougie Thomson al basso.
I primi due album “Supertramp” del 1970 e “Indelibly Stamped” del 1971 non è che facciano volare il gruppo in alte classifiche, pur avendo fra le composizioni alcune canzoni non epocali ma gradevoli. Lo stile comunque si va plasmando, le tastiere che si adoperano a ritmica e che saranno prerogativa della loro grandissima personalità, giungono solamente nel 1974 con questo album dal titolo “Crime Of The Century”, e qui o si vola o si muore.
Il Rock proposto dalla band è a cavallo fra quello tanto di moda in quegli anni, ossia il Progressive Rock, il Jazz e il Blues, dove i fiati di Helliwell coprono un ruolo molto importante. Le canzoni sono cantate alternatamente fra Davies e Hodgson, quest’ultimo altro marchio di fabbrica della band grazie alla sua voce alta, quasi in falsetto.
A differenza delle band Prog del periodo, i Supertramp si dedicano completamente alla formula canzone, ma in maniera raffinata e ricercata. “School” inizia alla grande l’album, con un velo di nostalgia di base ed un amalgama sonora perfetta e rodata. Duettano Davies e Hodgson al microfono e la canzone, poi proposta molto spesso anche in sede live, è colma di cambi di tempo ed umorali. Il solo di piano è altro cavallo di battaglia. Che i Supertramp amano essere “commerciali” e che volgono uno sguardo anche all’America più ricettiva alle canzoni di facile memorizzazione, lo si evince anche dalla ruffiana  e cadenzata “Bloody Well Right”. La terza canzone è quella in cui si mostrano i muscoli, dove il gruppo comprova la capacità tecnica e compositiva, una canzone che rientra nel settore che dicevo all’inizio, quello della raffinatezza, essa si intitola “Hide In Your Shell”. Importante anche qui l’uso delle coralità, usate spesso anche in falsetto. Il lato A dell’lp si conclude alla grande con un classico, “Asylum” cantato da Davies.
I Supertramp non sempre si prendono sul serio, spesso si divertono a giocare con il pentagramma e usano il piano in maniera sincopata, come detto, a ritmica. “Dreamer” ne è esempio e DNA del gruppo.  In Italia la canzone non sfugge ad un grande cantante del tempo, in pieno successo di pubblico, quel Renato Zero ancora trasgressivo di “Zerofobia” che traduce “Dreamer” in “Sgualdrina”. Momento serietà immediatamente dopo con una “Rudy” stradaiola e malinconica.
Non manca il lento di facile presa emotiva, qui con il titolo “If Everyone Was Listening”, molto bello e ammaliante.
E come spesso accade di dire: dulcis in fundo. L’album si conclude con un crescendo sinfonico impressionante e sostenuto dalle immancabili tastiere (qui piano) e sax in fuga strumentale. La canzone è colei che da il titolo all’album e che resterà negli annali non solo della band ma anche della storia del Rock.

Questo album da il via alla carriera di una band che molto avrà da dire negli anni, sino alla frattura con Hodgson, ma comunque sempre con album di alto livello. Un loro successo a seguire? “Breakfast In America” un classico che più classico non si può.

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