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mercoledì 22 maggio 2013

Blue Mammoth

BLUE MAMMOTH – Blue Mammoth
Masque Records
Genere: New Prog – Hard prog
Supporto: mp3 – 2011


I Blue Mammoth provengono dal Brasile e si formano nel 2009. Il Prog proposto è di chiara matrice sinfonico-classica con tastiere e chitarre in evidenza, aperta a soluzioni Hard Prog. L’amore che dimostrano per il genere è contagioso, la lezione degli anni ’70 ed ’80 è palesemente assimilata.
Un Mammoth Blu, mi piace pensare che l’abbinamento animale-colore sia voluto a questa logica: spesso noi scrittori di Prog chiamiamo gli artisti del passato più importanti “dinosauri”, perché grandi ed antichi, poi il blue sta a dimostrare la fantasia, l’estro e l’unicità dell’animale (quindi della musica proposta).
Ma scherzi a parte, il gruppo dimostra con “Blue Mammoth” una forte amalgama ed un gusto per le melodie altamente spiccato. Non disdegnano neppure passaggi nel New Prog e nell’AOR. L’Overture mette in chiaro i loro intenti, la sinfonicità e la profondità della musica. Con “The King Of Power” si divertono a scorrazzare nel DNA del Prog e vanno spesso su quello degli Yes. Belle fughe strumentali, quelle che piacciono tanto ai fans del genere. Il cantante e tastierista Andre Micheli ha una buona voce e riesce ad interpretare a dovere i brani a seconda delle necessità. Il basso è affidato alle mani di Julian Quilodran, la batteria a Thiago Meyer e la chitarra a Cesar Aires.
“Winter Winds” è una semi ballata orecchiabile con un bel momento pianistico finale. Ancora cambi di tempo con “Metamorphosis”, dal profumo antico, solo graffiata dalle chitarre distorte e quello che ne scaturisce è un suono che accalappia l’attenzione. “Growin’” ed i suoi otto minuti è uno dei passaggi più interessanti dell’intero album. L’epicità prosegue nelle mani di Aires, spesso ho avuto sensazioni che provavo all’ascolto degli IQ negli anni ’80.
Dolce e molto tastieristica “Who We Are”, mentre con “The Sun’s Face Through Dark Clouds” i Blue Mammoth giocano a fare i Gentle Giant. Altro punto alto della mia personale graduatoria risiede in “Quixote’s Dream”.
Finale d’artificio con “Infinite Strangers” e qui vengono fuori tutte le radici della band.
Questo lavoro lo consiglio a tutti gli appassionati del genere, ma anche a chi ascolta Metal, buona musica in generale e a tutti coloro che vogliono avvicinarsi anche per la prima volta a questo meraviglioso genere. Il Brasile non è nuovo a queste sorprese, ora dopo questo buon debutto, attendiamo sviluppi. (MS)

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