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lunedì 7 novembre 2011

Place Vendome

PLACE VENDOME - Place Vendome
Frontiers

Genere: Melodic Rock
Supporto: cd - 2005



Conoscete per caso un certo Michael Kiske? Per i più giovani di voi posso dire di aver passato anni meravigliosi ad ascoltarlo cantare nei mitici Helloween, quando stavano scoprendo un nuovo genere. Ma poi il doloroso split e nel 1996 lo ritroviamo a collaborare con il chitarrista degli Iron Maiden Adrian Smith per il debutto di “Instant Clarity”, per il resto solo collaborazioni e rare apparizioni in qualche compilation.
Lo ritroviamo in questo nuovo progetto dal nome Place Vendome in buona compagnia, al basso Tennis Ward, Kosta Zafiriou (Pink Cream 69) alla batteria, Gunther Werno (Vanden Plas) alle tastiere e Uwe Reitenauer (Pink Cream 69) alla chitarra. Le influenze Foreigner e Journey accompagnano a sorpresa tutto il ritorno di questo artista.
Ricerche melodiche nell’iniziale “Cross The Line”, dove la voce di Kiske è sempre un piacere da ascoltare. Peccato che il volume della batteria sia poco elevato e quello del basso quasi inesistente. Sappiamo che Michael è un maestro nel comporre armonie giuste, ascoltarlo in “I Will Be Waiting” è divertente, ma in me incomincia già ad aleggiare una certa malinconia, forse perché mi ero abituato ad ascoltarlo in altri contesti più originali? “Too Late” è quasi una ballata, gentile come una carezza ma troppo sdolcinata, pur essendo di buona fattura.
“I Will Be Gone” è più Rock, sicuramente un buon momento musicale ed in effetti alza anche il tiro, risvegliando in me più attenzione, quella che si era assopita all’ascolto di soluzioni troppo semplici. Tastiere ci circondano e fanno da introduzione a “The Setting Sun”, molto affascinante e per certi versi alla Queensryche. Quando la voce sale sono brividi. Ma ecco “Place Vendome”, ohhh! Era ora, ecco qualcosa su cui muovere i piedi, non a caso fanno capolino proprio gli Helloween! Tutti i successivi brani ritornano verso la dolce musicalità che ha caratterizzato il prodotto.
Si chiude abbastanza bene con “Sign Of Times” ma francamente il disco mi ha lasciato un poco di amaro in bocca, il colmo visto che quasi tutti i brani sono dolcemente articolati.
Francamente da artisti di questo calibro mi aspettavo di più, forse la prossima volta sapranno smentirmi, per ora rimango con i miei dubbi. MS

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