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domenica 21 ottobre 2012

IX

IX - Ora Pro Nobis
Musea

Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: Prog
Support: CD - 2006


 
Dietro allo pseudonimo IX si aggira il tastierista venezuelano dei Tempano, Giulio Cesare Della Noce. Per chi non lo conoscesse, il gruppo è dedito ad un Prog Rock sofisticato di ricerca, con tanto di influenze moderne. La voglia di unire il New Prog alla sperimentazione porta i Tempano ad essere un complesso di tutto rispetto, anche se non abbordabile a tutti.
Il concept di “Ora Pro Nobis” è di quelli che fanno pensare, tratta un argomento importante, la religione e la società. La ricerca sonora è ancora più spiccata rispetto i lavori del gruppo madre e con l’aiuto alla voce di Edith Salazar i IX toccano lidi davvero piacevoli, come in “Ocaso”.
I collaboratori dell’artista si alternano in ogni singolo brano, ecco allora passare Najin Paiva alla tromba, Isabel Roch al trombone, l'amico Pedro Castillo alla voce e chitarra, Julio D’Hers alla batteria, Miguel Angel Echevarreneta al basso e la lista prosegue alla lunga. Ovviamente sono le tastiere al centro del suono, ma è un equilibrio generale dove le influenze di Della Noce si alternano repentinamente, comprese quelle Pinkfloydiane di “Hombres Honorables” nel suo incedere di chitarra. “Keyla” è dedicata a Keyla Guerra, morta in piazza nel dicembre del 2002. Inquietudine nel brano “Radiante”, con la San Agustin School Military Band, dove il lato più sperimentale dell’artista riesce a dare il meglio di se. “Warriors” tocca la cultura Venezuelana ed ha un incedere sonoro ammaliante e raffinato, dove le tastiere ricoprono un posto di tutta rilevanza. In questo caso il bell’assolo di chitarra è affidato alle mani di Demian Mejicano. Gli IX non sanno cosa vuole dire il termine “scontatezza”, ogni movimento è a se, aiutato da suoni esterni, come la pioggia o i grilli, insomma sembra di essere seduti al cinema.
Ascoltate “The Promised Mind” con l’armonica di Ramòn Perruolo e ditemi le immagini che vi passano davanti agli occhi.
“Ora Pro Nobis” non è un lavoro pretenzioso, è nella perfetta natura del bagaglio culturale di Della Noce, un artista di quelli che se ne trovano sempre più pochi e questo disco mi sento di consigliarlo a tutti coloro che credono nel Progressive Rock come stile in movimento e non solo Genesis e compagnia bella. L’evoluzione passa anche per il Venezuela, ascoltiamola. MS

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