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lunedì 2 maggio 2011

Ricordatevi questa

Mozione Lega sulla Libia: ultimatum Bossi

Ultimatum del Senatur a Berlusconi

01 maggio, 20:16
MILANO - ''Se non la vota vuol dire che vuol far saltare il governo''. Lo ha affermato il leader della Lega Umberto Bossi mandando cosi' un esplicito messaggio a Berlusconi sul voto alla mozione della Lega sulla Libia. Bossi che sta partecipando alla 'Batelada', una passeggiata organizzata dal Sindacato Padano sul battello al lago di Como, ha quindi ribadito il suo no all'intervento in Libia: ''Non serve a niente bombardare ammazzi solo la gente. Poveracci, poi scappano''odio personale e va oltre il bene del Paese".
LIBIA: FRATTINI, COMPLESSO FISSARE DATA PER FINE RAID - ''Fissare una data'' certa per la fine dei bombardamenti italiani in Libia, come chiede la Lega, ''e' complesso'', ma il Parlamento sara' periodicamente informato. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un'intervista a Libero. ''Possiamo ragionare su formule che sono gia' state adottate per altri Paesi. Ovvero delle formule che prevedano un monitoraggio costante del Parlamento e la sottoposizione periodica della prosecuzione o della modificazione del nostro impegno'', ha spiegato il titolare della Farnesina, rassicurando sul fatto che ''di sicuro non stiamo parlando di azioni militari che durano mesi e creano uno status quo pericoloso''. Secondo Frattini, inoltre, nelle minacce di Muammar Gheddafi di spostare la guerra in Italia ''non c'e' nulla di credibile, non c'e' mai stato''. ''All'inizio del conflitto - ha ricordato il ministro - La Russa ci spiego' che l'arsenale del Colonnello, allora al cento per cento, non era in grado di colpire il suolo italiano. Figurarsi ora con tutte le perdite che ha dovuto subire''.
 
MARONI: MINACCE SERIE, AUMENTATI CONTROLLI - ''Le parole di Gheddafi confermano che la situazione e' da tenere sotto controllo, lo stiamo facendo e abbiamo intensificato azioni di verifica sul territorio nazionale''. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni a margine dell'inaugurazione di una sede della Lega Nord. A Maroni e' stato chiesto di commentare la minaccia di Gheddafi di portare la guerra in Italia, dopo che il nostro paese ha accettato di partecipare ai raid. ''Ovviamente questa minaccia non va sottovalutata - ha risposto il ministro dell'Interno -, anche i servizi segreti non la stanno sottovalutando. Non mi sento di dire che la sua e' una battuta propagandistica''. In piu', l'uccisione la notte scorsa di uno dei figli del rais e' probabile, ha aggiunto Maroni, ''fara' arrabbiare Gheddafi ancora di piu'''. Da quando e' scoppiata la crisi libica comunque ''noi abbiamo intensificato le attivita' di controllo - ha concluso Maroni- per evitare che succeda qualcosa''.
 
LEGA FISSA PUNTI. PREMIER,CONTRIBUTO PRAGMATICO di Serenella Mattera - Diplomazie al lavoro, tra Pdl e Lega. Dopo gli strappi e la plateale presa di distanza di Umberto Bossi dall'impegno assunto per l'Italia da Silvio Berlusconi a colpire obiettivi militari in Libia, pace potrebbe essere fatta attraverso un voto in Parlamento. Almeno, e' questo l'obiettivo cui si lavora in queste ore: una mozione che parta dai sei paletti fissati dalla Lega, con alcuni aggiustamenti da parte del Pdl. Il via libera alla mediazione arriva dallo stesso Berlusconi, che definisce quello di Bossi un ''contributo costruttivo e pragmatico''. Parole salutate con soddisfazione dai vertici leghisti, con Roberto Maroni che definisce ''positiva'' l'apertura del Cavaliere, e Roberto Calderoli che pur apprezzando la posizione del premier, sottolinea come le minacce di Muammar Gheddafi all'Italia possono avere ''pesanti ripercussioni''. La ''mozione della Lega per far chiarezza'' compare come annunciato sulla prima pagina di oggi de 'la Padania', pronta per essere presentata alla Camera. Sei gli impegni dettati al governo: due sul fronte immigrazione, anche considerata la bocciatura del reato di clandestinita' da parte dell'Ue, quattro sull'intervento militare (iniziativa diplomatica per la pace, no ad azioni di terra, l'indicazione di ''un termine temporale certo'' per le azioni dei caccia, niente nuove tasse per finanziare la missione). Si tratta di ''un contributo costruttivo e pragmatico per trovare la soluzione al dibattito in corso tra le forze politiche sulla vicenda libica'', dice Berlusconi, in una stringata nota di palazzo Chigi. Ed e' il segnale piu' chiaro che le diplomazie sono al lavoro. Bisogna fare in fretta, del resto, dal momento che martedi' sono in calendario alla Camera le mozioni sulla Libia. E l'intervento del premier aiuta a sgombrare la strada, anche se slitta ancora l'incontro chiarificatore con Bossi, che arrivera' non prima di martedi'. Ad ogni modo, dalla maggioranza si dicono convinti che l'esito possa essere positivo. La mozione della Lega appare fin da subito, infatti, meno tranchant di quanto ci si potesse attendere. Certo, crea qualche difficolta' la richiesta di fissare un termine alla missione libica, per l'esigenza di non venir meno all'impegno internazionale. E dal fronte pidiellino si cerca anche di ammorbidire la linea sulla questione dei costi della missione. Del resto ''tre mesi, tutto compreso, costano 150 milioni di euro: la meta' del costo per rimborsare le quote latte'', dice il sottosegretario Guido Crosetto, che aggiunge: ''c'e' un limite a misurare tutto con il denaro''. Intanto, il testo preparato da Bossi raccoglie il plauso dei 'Responsabili', che dell'intervento in Libia non si sono mai mostrati entusiasti: ''Siamo pronti a non presentare la nostra mozione e a sottoscrivere quella della Lega'', dice il capogruppo Luciano Sardelli. Mentre l'opposizione rispedisce al mittente l'invito che arriva da Calderoli a convergere tutti, anche le forze del centrosinistra, sulla mozione targata Carroccio. Proprio mentre si cercano di mettere in risalto le divisioni interne alla maggioranza, infatti, non si vuole cadere nella trappola di darle una mano. Sarebbe ''assurdo'' per Antonio Di Pietro (Idv). E Dario Franceschini (Pd) proclama: ''Non ci faremo coinvolgere dai giochetti della Lega''. Mentre Lorenzo Cesa (Udc) spiega che in realta' il Carroccio ha gia' rinunciato ai suoi ''sacri principi'' in cambio di qualche posto in piu' nel governo. Comunque, al di la' del muro rispetto alla maggioranza, l'opposizione resta divisa sull'intervento in Libia. Contro l'Idv, a favore Terzo polo e anche il Pd. Ma al partito di Bersani l'Idv, con Massimo Donadi, pone un dilemma: ''Meglio bombardare in Libia o mandare a casa Berlusconi?''.
 

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