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sabato 24 marzo 2012

Akhtamar

AKHTAMAR - Demo
Selfproduced

Distribuzione italiana: band
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2006




Gli Akhtamar sono un quartetto di Udine e non nascondono le proprie ambizioni musicali in questo demo di Prog Metal a tratti vicino ai maestri Dream Theater ed ai cugini Liquid Tension Experiment. Certamente chi vuole intraprendere questa rischiosa strada deve essere consapevole di dover possedere notevoli qualità tecnico-strumentali e francamente non tutti i gruppi lo sono.
Non è il caso dei nostri, che fortunatamente non mettono in circolazione l’ennesimo demo di imbarazzante caratura. Certo c’è ancora da lavorare, almeno in fase di stesura del brano, ma gli Akhtamar dimostrano di avere le idee più che chiare. La band è composta da Giuliano Velliscig al microfono, Alessio Velliscig alla chitarra e mandolino, Guido Casarin alla batteria ed Arthur Sahakjan al basso.
Le canzoni incise nel cd sono nove, per la durata di un ora di buona musica. Si comincia dopo il doveroso preludio con “Colours Inside” ed i suoi nove minuti. La sezione ritmica è subito in evidenza, così la voce di Giuliano, malleabile a seconda delle necessità.
Apprezzabili gli interventi di chitarra e la voglia di far bene trapela fra le note, il gruppo sembra già coeso, malgrado alcune piccole sbavature dovute più che altro all’inesperienza, specialmente nei cambi di ritmo. “Geisha Of The Soul- Excellence” è straordinaria, una piccolo chicca da non perdere, soprattutto nell’inizio dove gli strumenti acustici si intrecciano con quelli elettrici. I ragazzi trapelano margini di miglioramento in fase di songwriting a mano che si va avanti nell’ascolto, con passaggi strumentali davvero interessanti e ben arrangiati anche grazie all’uso delle tastiere. Prosegue il discorso “Geisha Of The Soul- Perception”, dove Giuliano tenta percorsi vocali difficili, encomiabile il fatto di richiamare alla memoria Demetrio Stratos, ma non sò se tutto ciò sia casuale o voluto. Le sonorità di “Reflectin’ Star On The Ocean” sono uno dei momenti più alti del demo, chiuso in un crescendo emotivo pauroso dal trittico “II”, “III” e dalla stupenda “Kokais”. Le idee non mancano, interessanti i vocalizzi di “II”, un ricco parco di influenze che vanno dal Banco del Mutuo Soccorso ai Marillion era Hogarth, per un risultato assolutamente eccelso.
Gli Akhtamar possono certamente migliorare, personalmente mi sono segnato il loro nome nel mio taccuino delle nuove promesse, ci credo perché soprattutto ci credono loro e le carte sono in regola per emozionarci. MS

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