I Miei Libri

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lunedì 9 giugno 2025

Uomo e Musica

 

UOMO E MUSICA

Di Massimo Salari



VIDEO DELLO SPECIALE






 
La musica nasce con l’uomo, lo accompagna dai tempi dei tempi, è l’udito che ha fatto il suo naturale percorso. In fondo, il primo suono ritmico che ascoltiamo è già nella pancia della nostra mamma… Il suo cuore. Una volta nati viene il suono, ossia il riconoscere ed associare un oggetto, o una azione a quanto ascoltato. Esso ha una frequenza nel tempo.
 
Per l’uomo primitivo, l’associazione di suoni è poi d’importanza vitale, il riconoscere ad esempio le situazioni di pericolo o versi di alcuni animali pericolosi. Nasce anche la necessità di esprimersi a suoni, anche per lunghe distanze, il suono come mezzo di comunicazione, far viaggiare il suono al posto delle persone, molto più veloce e sicuro. Molte tribù comunicavano fra di loro percuotendo oggetti, come ad esempio tronchi vuoti o quant'altro. Si riunivano, descrivevano situazioni di pericolo o di allarme, ma a volte anche di festa. Il tronco vuoto percosso lascia così adito anche all'interpretazione del gusto personale, al piacere del movimento, perché il suono ritmico è anche rassicurante. Tutto si riallaccia al ritmo del cuore, quello che abbiamo sentito da sempre, sopra di esso come intensità, il suono ci invita a situazioni di euforia o di agitazione, più lento invece a situazione di tranquillità, calma o di riflessione. Non è naturale e quantomeno non usuale, adoperare ritmi veloci per momenti di meditazione, salvo alterazioni mentali dovute ad altre sostanze esterne non usuali. E’ nella nostra natura.
 
Nasce dunque la musica, per definizione così descritta:

“La musica (dal sostantivo greco μουσική) è l'arte dell'organizzazione dei suoni nel corso del tempo e nello spazio.
Si tratta di arte in quanto complesso di norme pratiche adatte a conseguire determinati effetti sonori, che riescono ad esprimere l'interiorità dell'individuo che produce la musica e dell'ascoltatore; si tratta di scienza in quanto studio della nascita, dell'evoluzione e dell'analisi dell'intima struttura della musica. Il generare suoni avviene mediante il canto o mediante strumenti musicali che, attraverso i principi dell'acustica, provocano la percezione uditiva e l'esperienza emotiva voluta dall'artista.”.
 
La musica si sviluppa, nel tempo cambiano i supporti per crearla, l’arte subentra già nell'era primitiva, quando al suono di percussioni si affinano strumenti appositi, magari anche nati casualmente, ma nel tempo modificati e resi funzionali all'uopo. Un esempio un bastoncino vuoto che soffiandoci dentro produce un suono, in seguito migliorato facendo su di esso dei buchi. Un piffero. Chiudendo i fori con le dita, i suoni cambiano. Ecco il suono al servizio del piacere e del diletto umano.
La musica viaggia soprattutto nel sistema limbico del cervello e scatena come già detto la dopamina, vera e propria droga. Essa non è indispensabile per i termini biologici, ossia non allunga la vita, si può vivere benissimo anche senza, tuttavia è adatta a stuzzicare le nostre capacità mentali.
Per questo esiste anche la musicoterapia, perché riesce a lenire del 15% il dolore fisico (esperimenti fatti sulle persone, con  mani immerse nel ghiaccio o ferro ardente che si scalda nella mano, dimostrano che chi ascolta musica resiste un poco di più al dolore). Con il tempo ci si accorge che esiste anche l’Amusia, ossia l’incapacità di ascoltare la musica e di memorizzarla, in fin dei conti è come la dislessia nella lettura. Grazie ad essa, si è capito che musica e linguaggio sono due cose ben distinte nel nostro cervello.
Amusici sono il 5% della popolazione mondiale. Altro fenomeno è la Sinestesia ossia la capacità di associare colori, sapori ed odori alla musica.




 
Nel tempo le strumentazioni rendono la musica più articolata e complessa, adatta a tutte le esigenze e nasce anche quella di scriverla per dettargli delle regole univoche per tutti. Fino circa al IX secolo i canti venivano tramandati mnemonicamente, ma grazie ai canti devozionali cristiani nel VIII secolo nascono i primi appunti rudimentali su carta,  i monaci durante la direzione dei cori si appuntano l’alto ed il basso del tono da eseguire, questi sali e scendi sono chiamati  segni chironomici. Da qui parte l’evoluzione sino al raggiungimento del  pentagramma e delle note.
I gusti della popolazione all’ascolto della musica, sono generalmente legati agli eventi della vita, ai singoli episodi stessi i quali modificano l’esistenza ed il modo di pensare, di conseguenza, essendo la musica un linguaggio anche scritto, è dunque cronaca del periodo.
Un esempio per far capire il concetto, la musica ed i testi di Bob Dylan non sarebbero stati tali senza la “Guerra in Vietnam”.
Tuttavia la musica ritmata per il ballo, ossia quella meno destabilizzante in quanto maggiormente ripetitiva, è quella che nei secoli va per la maggiore. La massa in essa si riconosce e si rassicura, nascono per questo anche i balli di gruppo. Si costruiscono posti dove poterla vivere al meglio, come balere e discoteche, dove la musica ad alto volume subentra nell’individuo rendendolo euforico e felice, portandolo al ballo liberatorio.
L’uomo mette necessariamente del tempo ad adattarsi ai mutamenti degli eventi, c’è chi più degli altri si spinge alla ricerca e alla sperimentazione, ma in generale questo individuo all’inizio viene emarginato e messo in una bolla precauzionale d’ indifferenza dalla massa, proprio come per un virus. Eppure è colui che progredisce e fa migliorare il nostro stile di vita, in effetti tutto questo viaggia  nella normalità dell’evoluzione della specie.
 
La musica “complessa” dunque esiste, necessariamente supportata da una tecnica importante, la ricerca di nuove soluzioni, nuovi suoni e situazioni, fanno dell’ascoltatore attento un  individuo che gode a pieno della musica, come un prolungamento del suo essere. C’è chi ama trovarsi destabilizzato, ossia che viene portato in nuovi ed inesplorati limbi sonori, e chi invece da tutto questo ne trae fastidio. Non esiste una regola precisa per tutti, resta il fatto che colui che modifica le regole, nel tempo e solo nel tempo, convince la massa che in qualche modo si adegua all’evoluzione stessa, facendola propria e riportandola nei canoni della stabilità, magari con qualche piccola variante. Ognuno per la causa aggiunge del proprio.
 
Nascono necessariamente i nomi dei generi musicali, questo per dare punti di riferimento all’ascoltatore. Essi sono relegati agli stili ed ai ritmi, ma anche in base alle strumentazioni. Esiste la musica classica, il blues, il rock, il folk, l’heavy metal, il reggae, l’elettronica e decine e decine di altri generi.
La musica psicologicamente riesce a modificare anche i nostri gesti quotidiani, per esempio fa spendere di più un acquirente nei negozi, specie quella classica, in cui inconsciamente ci fa sentire degli intenditori (ad esempio, si compera lo champagne più caro rispetto quello che costa di meno). Viceversa, una musica forte e ritmata o elettrica, spinge l’acquirente verso la cassa. La musica classica è anche adoperata da repellente per i vandali nelle metropolitane di Londra, non è musica cool e non piace al vandalo. Anche gli animali pur non componendo musica, hanno comunque differenti sensazioni all’ascolto, ad esempio, la mucca con Simon & Garfunkel fa più latte, mentre le galline fanno più uova con i Pink Floyd.
Sino ad ora abbiamo inteso la musica come coralità di strumenti e di suoni, ma lo strumento per eccellenza che ci portiamo tutti appresso ogni giorno è quello della voce. Essa sa modulare e trasformare l’aria in suono attraverso la cassa toracica che la contiene, il diaframma che la spinge, la gola che la armonizza attraverso le corde vocali e la bocca che l’indirizza tramite la postura della lingua.
Come per gli strumenti musicali, anche per la voce esiste chi ci sperimenta.
Quando in Italia si parla di sperimentazione vocale, non può che venire alla memoria il grande sforzo artistico del cantante degli Area (band jazz prog degli anni '70) Demetrio Stratos.




DEMETRIO STRATOS

La voce la spinge dove nessun altro ha mai osato prima. Famoso il suo fischio glottico a diverse armoniche. "Se una 'nuova vocalità' può esistere dev'essere vissuta da tutti e non da uno solo: un tentativo di liberarsi della condizione di ascoltatore e spettatore cui la cultura e la politica ci hanno abituato. Questo lavoro non va assunto come un ascolto da subire passivamente, 'ma come un gioco in cui si rischia la vita' " (dalle note introduttive a METRODORA Collana DIVerso n. 5 di Demetrio Stratos, 1976).
Il grande pubblico lo conosce negli anni '60 con il gruppo I Ribelli (quelli di Pugni Chiusi), ma il suo ricordo è sempre associato agli Area.
Nasce in Egitto e si trasferisce in Italia, studia architettura ma il vero proposito è lo studio della voce, la sua fonetica ed il volerla liberare dagli stereotipi del modello canzone. Molti i vocalizzi sciamani nel suo immenso repertorio e persino armoniche quadrifoniche.
Muore trentaquattrenne in un ospedale Newyorchese il 13 Giugno 1979 a causa di una fulminante leucemia. Molti artisti ed amici organizzano un mega concerto nell'Arena civica di Milano nell'intento di racimolare dei soldi per la cura ma purtroppo il tutto tardivamente, il cantante muore tre giorni prima dell’evento.
L'idea di Stratos nel cercare la voce in quanto strumento, viene a lui ispirata dall'ascolto della lallazione di sua figlia di pochi mesi. L'uso della fonetica di un infante sta a significare il senso di ciò che si vuole, pur senza l'uso della parola. Lo stupore, il proferire vocalizzi nell’esternare il compiacimento di un buon cibo mangiato o semplicemente il pianto, sono punto d' ispirazione se accanto a questo si aggiunge il senso di una parola.
 
Il suono è dunque parte fondamentale della nostra esistenza e serve per vivere meglio, dovremmo dedicarci di più ad ascoltare che a sentire, perché ascoltare è dedicare l’attenzione a quel suono, mentre il sentire è un ascolto distratto senza concentrazione (ad esempio sentiamo passare una macchina ma non memorizziamo, in quanto suono già conosciuto). La nostra evoluzione passa anche attraverso l’ascolto, così la nostra cultura ed il benessere che ne traiamo.




 

domenica 8 giugno 2025

Queensryche: La storia del Metal Prog

 QUEENSRYCHE

Di Massimo Salari



VIDEO SPECIALE






La Storia dell'Heavy Metal non può fare a meno di menzionare fra i propri capisaldi i Queensryche.
 
Cinque ragazzi di Seattle, che rispondono al nome di Geoff Tate (voce), Eddie Jackson (basso), Chris De Garmo (chitarra), Michael Witton (chitarra) e Scott Rockenfield (batteria), danno vita a questo ambizioso progetto che andrà a sfidare le dure leggi dell'Heavy Metal. Amanti della sperimentazione, hanno saputo evolversi anno dopo anno sfidando la pazienza stessa dei propri fans. Sempre attenti ai problemi sociali e politici i nostri si avvicinano ad un certo Metal che non esiteremo definire celebrale. “Operation: Mindcrime” rispecchia in pieno questo concetto con forti riferimenti alla società moderna e posizioni polemiche nei confronti di chi gestisce il potere, CIA, media e quant'altro.




 Ma facciamo un passo indietro e cominciamo dagli esordi datati 1983, con un look improbabile i Queensryche esordiscono producendo il mini-lp “Queensryche” uscito su etichetta EMI, esso deve molto al suono dei maestri Iron Maiden che, mai come in questo periodo, spopolano fra i fans del genere. Questo piccolo capolavoro contiene perle quali “Queen Of The Reich”, loro cavallo di battaglia e brano di punta per lungo tempo, e la dolce “The Lady Wore Black”. Da questo mini LP si estraggono due video, “Queen Of The Reich” e “Prophecy”. Il brano è molto bello, Heavy Metal al 100% con i sostenuti acuti di Geoff in evidenza, ma il video con il look pacchiano del gruppo ancora oggi lascia molto a desiderare, si denota molta inesperienza. “Queen Of The Reich” gira in diverse compilation come ad esempio in “Metal Power” (EMI-1985) e persino nella video compilation “Kerrang”. Questo mini LP li promuove a "Band dell'anno" e il successivo Lp “The Warning” (EMI),


 

disco dal grande contenuto compositivo, li conferma. La produzione è buona, sopra i livelli medi del periodo, e canzoni come “Take Hold Of The Flame” fanno scorrere più di un brivido sulla pelle. Merito sia dell’immensa ugola del cantante ma pure del songwriting decisamente superlativo. Giusto dosaggio fra melodie intrise di arpeggi chitarristici e pezzi Metal tecnicamente perfetti. Incominciano nello stesso periodo le tournée importanti come in Giappone nel quale i nostri girano il video “Live In Tokyo” (1985), edito dalla EMI.  




 
Nel 1986 avviene la prima svolta stilistica, è l'anno di “Rage For Order” (EMI). 




Coraggiosamente i Queensryche mettono a dura prova l'amore dei fans nei propri confronti avvicinandosi ad un sound molto più ricercato, in molti brani si palesa anche l’elettronica. In questo disco quindi apprezziamo con piacere il mutamento stilistico con sprazzi di campionature e tanto di tastiere. Anche il look si modifica, lasciando i soliti indumenti in pelle per qualcosa di più stravagante e una ricerca di acconciatura molto più intrigante. Siamo al limite del Glamour. I testi parlano di un futuro prossimo con tonalità pessimistiche. Malgrado il cambiamento, lo stile Queensryche resta comunque riconoscibile, basta ascoltare “Walk In The Shadows” e la dolcissima “I Will Remember”, una canzone ruffiana, ma non abbastanza da permettere ai nostri di andare in qualche classifica importante come accade ad esempio agli Scorpions.
La parte più sperimentale è rappresentata dai brani “Gonna Get Close To You” e “Neue Regel”. La critica di allora accoglie questo disco più che positivamente, ma le vendite non sono immediatamente buone, sarà con il tempo che “Rage For Order” conquisterà il successo che giustamente si merita. Nessun disco metal, nemmeno di oggi, gode della sua freschezza tanto da renderlo attuale all’ascolto ancora per parecchio tempo a venire.




Una nuova sterzata stilistica arriva immediatamente l'anno successivo, nel 1988 con il "The Wall" dell'Heavy Metal ossia il già citato “Operation: Mindcrime” (EMI). 




Certamente questo è il disco più importante della loro carriera, quello della consacrazione definitiva. Il look ritorna in pelle ed i Queensryche mettono in chiaro il fatto che loro non prendono consigli da nessuno, né dai fans, tantomeno dalle case discografiche, fanno ciò che sentono al momento, contro ogni moda e basta. Di questo lavoro uscirà pure una versione live con tanto di VHS e cofanetto con foto, il tutto sotto il nome di “Operation: Livecrime”. I testi si schierano contro tutto ciò che è regime e controllo mentale (droghe, media ,alcool ed altro), sono forti e mirati. Immediatamente canzoni come “Revolution Calling”, “Operation: Mindcrime” ed “Eyes Of A Stranger” diventano dei veri e propri inni. Ma questo concept in se nasconde un vero e proprio gioiello dal titolo “Suite Sister Mary”, struggente canzone cantata in coppia con la brava Pamela Moore. Nella versione live in VHS possiamo godere pure delle interpretazioni al limite del recitato del bravo Geoff ma soprattutto delle immagini di sfondo che impreziosiscono tutto il concerto. Questo resta il punto massimo mai più raggiunto della creatività dei cinque ragazzi di Seattle.




 
Difficile bissare l'ispirazione che riempie “Operation: Mindcrime” ma la cosa riesce parzialmente con l'ottimo ”Empire” (EMI - 1990).



Il suono si addolcisce ed i brani diventano più commerciali, malgrado tutto il doppio lp straborda di gemme emotive come le dolcissime “Silent Lucidity” e “Anybody Listening? “. Il tutto gode di una ottima produzione che eleva alla massima potenza l'energia trasmessa dai nostri. Bella pure ”Best I Can”. Le date dal vivo confermano la buona riuscita di “Empire” con un ottimo riscontro di pubblico, ma la verità è che i nostri sono costretti a suonare sempre dei pezzi da “Operation: Mindcrime”, il che la dice lunga.





 
Dopo una meritato periodo di riposo è la volta di “Promised Land” (Emi), 



che esce nel 1994. Questo, secondo il sottoscritto, rappresenta purtroppo il capolinea del gruppo. Le atmosfere si intristiscono, brani più lenti e la meravigliosa “Someone Else?” (piano e voce) conclude non solo il CD, ma pure la loro fervida ispirazione futura. I difficili rapporti del chitarrista Chris DeGarmo con il padre si ripercuotono nel bel brano “Bridge”. Il disco è godibile nell’interezza, “Damaged”, “Out Of Mind”, “Lady Jane” e “One More Time” lo dimostrano. In alcuni tratti si cerca di ripercorrere quei sentieri futuristici e sperimentali di “Rage For Order”, come nei pezzi “I Am I” e “Dis Con Nec Ted” e, devo ammettere, pure con buoni risultati. La copertina del cd è molto bella, si apre e diventa un grande poster rappresentante un gigantesco Totem di legno che si staglia in uno squallido acquitrino, dallo sfondo apocalittico, con a monte il logo del gruppo. Al suo interno invece, oltre che ad un volto calvo di un uomo con un chiodo infilzato in fronte, troviamo i testi di tutti i brani. E’ evidente che la frivolezza non è di casa Queensryche.




 
E’ il 1997 e sotto la supervisione del produttore Peter Collins esce “Hear In The Now Frontier”.



 Disco che lascia allibiti tutti, dalla critica ai fans. C’è poi da dire che questi ultimi sono i più disposti alle nuove soluzioni, visto l’evolversi sonoro dei nostri, ma quando è troppo…. Influenze Grunge possiedono i Queensryche.




 
Il discorso cambia invece per chi li ascolta per la prima volta, il prodotto è ben curato ed i brani sono accattivanti, ma dove sono finiti i meravigliosi acuti di Tate? Per il vecchio ascoltatore è una vera e propria tortura. Ma che tristezza, loro che hanno fatto da musa ai futuri gruppi Metal e non, si sono fatti influenzare a loro volta da un genere che in fin dei conti non ha nulla di nuovo da elargire. Le composizioni sono firmate soprattutto dal chitarrista DeGarmo, il quale dopo questa ultima esperienza decide di lasciare il gruppo per dare spazio a Kally Gray. Il motivo dello split è dovuto, secondo lui, dall’evolversi del nuovo solo-project e dalla volontà di restare più vicino alla famiglia. Ritorna poi nei ranghi nel 2003 per l’uscita di “Tribe”.
 
Questa volta serve un vero e proprio periodo di riflessione, nel frattempo esce il “Greatest Hits” (1999 - EMI), con i brani veramente più belli della loro lunga carriera, assolutamente da avere! Dopo la meditazione giungono alla conclusione che il loro tracciato stilistico non è mai stato influenzato da nessuno che sia esterno al gruppo (dicono loro) e così è la volta del successivo “Q2k” (EMI 1999). A nulla sembra servita la dipartita di DeGarmo, malgrado questo disco sia stato prodotto benissimo e sia colmo di buona musica, viene sempre più influenzato dal ciclone Grunge, che sembra assoggettare tutta Seattle. Con rammarico notiamo che la voce meravigliosa di Tate è letteralmente affievolita!
 
La carriera prosegue fra alti e bassi, compresa l’edizione di una seconda parte di “Operation: Mindcrime” intitolata “Operation: Mindcrime II” (2006 - Rhino Records) e a seguire :
 
“Take Cover” (2007 - Rhino Records)
“Mindcrime At The Moore” (2007 – Rhino Records)
“American Soldier” (2009 – Rhino Records)
“Dedicated To Chaos” (2011 - Roadrunner Records)
“Queensrÿche” (2013 – Century Media)
“Condition Hüman” (2015 – Century Media)
“The Verdict” (2019 – Century Media)
 
Ma il Metal Progressive elargito nella prima fase della loro carriera resta il più importante. Punto di riferimento per band a venire, compresi i Dream Theater che sono nominati da molti critici i cosiddetti padri del genere, quando invece i Queensryche hanno insegnato molto ed ancor prima di loro i canadesi Rush. Ascoltare per credere.





sabato 7 giugno 2025

Il Castello Di Atlante

IL CASTELLO DI ATLANTE - Sono Io Il Signore Delle Terre A Nord
Vinyl Magic
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd - 1992



Mi piace scegliere nella bella discografia della band di Vercelli, Il Castello Di Atlante, il disco d’esordio (senza considerare il singolo del 1983 “Semplice…Ma Non Troppo”), perché come in tutti questi casi, gli albori hanno un fascino davvero particolare. La band di Roberto Giordano si forma nel lontano 1974, proprio per questo le basi strutturali si ergono su influenze Genesis, Yes, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, ma anche sopra quel New Prog che ha riportato in auge il genere negli anni ‘80. La band è composta da Aldo Bergamini (alla chitarra), Massimo Di Lauro (al violino), Paolo Ferrarotti (alla batteria) e Dino Fiore (al basso), questi sono i "soci fondatori", mentre Roberto Giordano (alla tastiera) è nella band a partire dal 1982.
Il New Prog si presenta subito all’ascolto di “Tirando le Somme”, con quell’incedere Marillioniano era Fish, che piace per emotività e semplicità. Le tastiere inevitabilmente sono al centro dell’attenzione e non esulano cambi di tempo. La band si muove bene all’unisono e questo è il frutto delle serate passate a suonare dal vivo negli anni, memorabili le date fatte al Nord Italia con rappresentazioni anche visive e teatrali dei concerti. E’ inevitabile l’accostamento ad altre band nostrane dei tempi che furono, come Quella Vecchia Locanda, questo per l’uso del violino da parte di Massimo Di Lauro. Esso riesce ad impreziosire il suono e ben si districa assieme alle onnipresenti tastiere di Roberto. “La Foresta Dietro Il Mulino Di Jhoan” è un brano lungo e ricco di spunti Progressivi, dove la mente spazia fra i suoni dall’antico profumo e qui sono i Genesis a comparire più volte. “Il Saggio” con voce e violino in evidenza, attinge a piene mani nel vascone degli anni ’70, quelli però delle band nostrane. Soffice e delicata negli interventi di piano alla Nocenzi. Il ritmo sale stile PFM con “Semplice Ma Non Troppo”, divertente e solare, come tutta la nostrana mediterraneità. Il violino si diverte a scorrazzare in questo strumentale davvero energetico. Bello anche il lavoro al basso di Fiore.
L’atmosfera torna riflessiva in “Il Pozzo”, medievaleggiante stile Branduardi, il che non guasta, in quanto spezza l’ascolto, rendendo il disco più fruibile nell’insieme. Giochi di coralità in “Non C’è Tempo” e a me torna alla mente quella grande band degli anni ‘60/70 dal nome Giganti. “Estate” è un pezzo stupendo, quasi otto minuti di pianoforte dedicati agli animi sensibili, mentre “Il Vessillo Del Drago” chiude più che degnamente questo cd d’esordio.
 Non mancano comunque pecche  ed ingenuità, magari una produzione migliore avrebbe reso giustizia a questo album che non sfigura di certo in mezzo a molti altri classici del periodo anni ’90. Come dicevo all’inizio, il fascino dell’esordio è un qualcosa che si percepisce nell’aria, c’è una freschezza differente, quella data dall’amore per la musica, quando la si suona per il proprio piacere. Bravi davvero. (MS)


VIDEO RECENSIONE





Versione Inglese:



IL CASTELLO DI ATLANTE - Sono Io Il Signore Delle Terre A Nord
Vinyl Magic
Genre: Progressive Rock
Support: CD - 1992


I love choosing the debut album from the Vercelli band Il Castello Di Atlante (without considering the 1983 single "Semplice…Ma Non Troppo"), because, like in all these cases, the beginnings have a very particular charm. The band, led by Roberto Giordano, was formed in 1974, so the structural bases are built on influences from Genesis, Yes, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, but also on the New Prog that brought the genre back into vogue in the 80s. The band consists of Aldo Bergamini (guitar), Massimo Di Lauro (violin), Paolo Ferrarotti (drums), and Dino Fiore (bass), these are the "founding members", while Roberto Giordano (keyboards) joined the band in 1982.
The New Prog is immediately apparent upon listening to "Tirando le Somme", with that Marillion-esque pace of Fish's era, which is loved for its emotionality and simplicity. The keyboards are inevitably at the center of attention and feature time signature changes. The band moves well in unison, which is the result of years spent playing live, with memorable performances in Northern Italy that included visual and theatrical elements. It's inevitable to compare them to other Italian bands of the time, like Quella Vecchia Locanda, due to Massimo Di Lauro's use of the violin. It enriches the sound and works well with Roberto's omnipresent keyboards. "La Foresta Dietro Il Mulino Di Jhoan" is a long and rich track with progressive touches, where the mind wanders through sounds with an ancient perfume, and Genesis is often referenced. "Il Saggio", with vocals and violin in the spotlight, draws heavily from the 1970s, particularly from Italian bands. Soft and delicate in the piano interventions à la Nocenzi. The rhythm picks up in the PFM style with "Semplice Ma Non Troppo", fun and sunny, like all our Mediterranean sensibility. The violin enjoys scampering in this really energetic instrumental. Beautiful is also the bass work by Fiore.
The atmosphere becomes reflective in "Il Pozzo", with a medieval flavor à la Branduori, which doesn't hurt, as it breaks up the listening experience, making the disc more enjoyable overall. Choral games in "Non C'è Tempo", and I'm reminded of that great band from the 60s/70s called Giganti. "Estate" is a stunning piece, almost eight minutes of piano dedicated to sensitive souls, while "Il Vessillo Del Drago" concludes this debut CD quite decently.
There are, however, some shortcomings and naivety, and perhaps better production would have done justice to this album, which doesn't look bad compared to many other classics from the late '80s. As I said at the beginning, the charm of a debut is something you can feel in the air, there's a different freshness, one given by the love for music when played for one's own pleasure. Well done, really. (MS)



venerdì 6 giugno 2025

Quanah Parker

QUANAH PARKER – Nel Castello Delle Fate
Scivales Music
Distribuzione: Ma.Ra.Cash Records
Genere: Rock Progressivo
Supporto: cd – 2024




La storia dei Quanah Parker inizia a Venezia negli anni ’80, quando il genere Rock Progressivo ha vissuto il momento a cavallo fra la crisi e la nascita del Neo Prog. La passione per i Genesis, i Led Zeppelin, Weather Report, Rick Wakeman, Yes, e il Banco Del Mutuo Soccorso, ha cominciato a plasmare il sound della band che nel tempo si va a modificare con innesti di nuovi componenti, ma l’avvento del militare stoppa per alcuni mesi il proseguimento degli intenti. Registrano un demo che nel circuito riceve buoni apprezzamenti, e alcuni brani si troveranno inseriti nell’album d’esordio intitolato “Quanah!” nel 2012. Uno stop importante lo subiscono verso il 1985 e Riccardo Scivales, musicologo e insegnante leader della band, si dedica per un lungo periodo al Jazz dalle origini al Bebop. Frequenta scuole e scrive diversi libri con esercizi tecnici da eseguire alle tastiere. E’ nel 2005 che Scivales riprende in mano le redini della band ricomponendola. Nel 2015 è la volta del secondo album intitolato “Suite Degli Animali Fantastici” e vede nella formazione Elisabetta Montino (voce), Giovanni Pirrotta (chitarre elettriche e acustiche, basso), Paolo Ongaro (batteria, percussioni) e Alessandro "Unfolk" Monti (basso, voce, flauto Moeck, tabla, percussioni), quest’ultimo già noto nel circuito progressivo italiano con Unfolk.
Ma veniamo a oggi e all’album “Il Castello Delle Fate”, di per se già il titolo lascia trapelare gli intenti strutturali di questo concept che racconta attraverso la musica e la voce della nuova cantante Meghi Moschino, ambientazioni medioevali dove streghe fatate e fate stregate intercedono in un castello in cui l’esoterismo è di casa. Il tema riguarda il potere guaritore della musica. Questo disco prende forma da performance live e diventa realtà dopo il lungo lockdown pandemico.
Salta subito all’occhio lo splendido artwork cartonato realizzato da Barbara Bergomi con le belle fotografie di Francesca Barriviera, un valore aggiunto all’opera per fare entrare a pieno titolo l’ascoltatore nel concept composto di quattordici movimenti. La formazione odierna della band vede Riccardo Scivales (tastiere e composizione dei brani), Meghi Moschino (voce e autrice dei testi), Giovanni Pirrotta (chitarra), Alessandro Simeoni (basso), e Paolo Ongaro (batteria). Nel brano conclusivo dell’album intitolato “Giochi Di Fate Al Piano” c’è la partecipazione straordinaria di Martina Scivales al piano e voce.
“Verso La Porta” introduce a tutti gli effetti l’ascoltatore nel castello, dove in “Intrada E Voci Di Fate” si resta ammaliati dal luogo sottolineato con suoni Hard Prog dall’infinita storia. Per gli appassionati posso dire che non esulano richiami a K. Emerson, R. Wakeman e al Prog nostrano degli anni ’70, il tutto rafforzato dalla chitarra ruggente di Pirrotta. La voce di Moschino (di natura Jazz) dona fascino, sembra quasi di trovarsi all’interno della struttura e di sentirne l’odore tanto si è inseriti adeguatamente nel contesto. L’inizio scoppiettante dopo la breve “Primo Interludio Esoterico” prosegue con “Stanze Di Luci Antiche”, qui il Prog prende una forma maggiormente legata al significato stesso del termine, attraverso cambi strutturali e di tempo, il tutto infarcito da un velo di antichità che aleggia sopra i nostri capi. Ed eccoci giunti a “La Fata Tentatrice” canticchiante una nenia che si trasforma in una melodia suadente e ammaliante, si resta stregati in tutti i sensi. L’incanto prosegue attraverso “Danza Esoterica”, nella quale le lunghe vesti sembrano gonfiarsi al roteare durante il ballo delle fate. I cantici dal sentore medioevale fanno da base alla struttura compositiva. Affascinanti i due minuti onirici de “La Fata Dormiente” per poi gettarsi nuovamente in un nuovo balletto, la “Danza Della Fata Selvatica”, dove le tastiere restano protagoniste come stile Quanah Parker ci ha abituati nel tempo. All’interno molta storia musicale, un ampio spettro di stili e decenni in cui questo mondo sonoro si è saputo far distinguere.
“Nella Stanza Di Un Carillion” gioca con le voci delle fate e conduce nel mondo dei sogni. Grazie al suono delle chitarre, si possono apprezzare richiami al Neo Prog di matrice Marillion.
“Fata Nel Vento” è fra i movimenti che ho apprezzato maggiormente nell’album, con il suo fascino misterioso altamente evocativo per merito di una voce ancora una volta “stregante”. “Secondo Interludio Esoterico” è uno strumentale misterioso che porta a “Le Pozioni Delle Fate” dall’andamento maggiormente Rock. Altra gemma dell’album è “Strega Fatata, Fata Stregata”, la canzone più lunga attraverso otto minuti e mezzo di spettacolari arie incantate. La conclusione spetta a “Giochi Di Fate Al Piano”, dove la magia del piano e voce sugella in maniera più che degna l’opera.
La musica dei Quanah Parker oggi è più ricca d’immagini che mai, una vera telecamera che coglie in alta definizione ogni particolare trasmettendolo alla nostra fantasia. Se pensate che la musica serva per far viaggiare la mente, allora benvenuti nel “Castello Delle Fate”! (consigliato l’ascolto a luci soffuse). MS  









Versione Inglese: 


QUANAH PARKER – Nel Castello Delle Fate
Scivales Music
Distribution: Ma.Ra.Cash Records
Genre: Progressive Rock
Support: cd - 2024


The story of Quanah Parker begins in Venice in the 1980s, when the Progressive Rock genre experienced the moment between the crisis and the birth of Neo Prog. A passion for Genesis, Led Zeppelin, Weather Report, Rick Wakeman, Yes, and Banco Del Mutuo Soccorso began to shape the band's sound, which over time changes with grafts of new members, but the advent of the military stoppages the continuation of intent for a few months. They record a demo that in the circuit receives good appreciation, and some tracks will be found included in the debut album entitled “Quanah!” in 2012. A major stop they undergo around 1985 and Riccardo Scivales, musicologist and teacher band leader, devotes himself for a long time to Jazz from its origins to Bebop. He attended schools and wrote several books with technical exercises to perform on keyboards. It was in 2005 that Scivales took over the reins of the band again, reassembling it. In 2015, it was the turn of the second album titled “Suite Degli Animali Fantastici” and sees in the lineup Elisabetta Montino (vocals), Giovanni Pirrotta (electric and acoustic guitars, bass), Paolo Ongaro (drums, percussion) and Alessandro “Unfolk” Monti (bass, vocals, Moeck flute, tabla, percussion), the latter already known in the Italian progressive circuit with Unfolk.
But let us come to today and the album “Il Castello Delle Fate”, in itself the title already hints at the structural intent of this concept that tells through the music and voice of new singer Meghi Moschino, medieval settings where fairy witches and bewitched fairies intercede in a castle where esotericism is at home. The theme concerns the healing power of music. This record takes shape from live performances and becomes reality after the long pandemic lockdown.
Immediately jumps out at you the beautiful hardback artwork created by Barbara Bergomi with beautiful photographs by Francesca Barriviera, an added value to the work to make the listener fully enter the concept composed of fourteen movements. Today's lineup of the band features Riccardo Scivales (keyboards), Meghi Moschino (vocals and coauthor of the songs), Giovanni Pirrotta (guitar), Alessandro Simeoni (bass), and Paolo Ongaro (drums). The album's closing track titled “Giochi Di Fate Al Piano” features the extraordinary participation of Martina Scivales on piano and vocals.
“Verso La Porta” introduces the listener for all intents and purposes to the castle, where in ‘Intrada E Voci Di Fate’ one is captivated by the place emphasized with Hard Prog sounds from the endless story.
For aficionados, I can say that references to K. Emerson, R. Wakeman and homegrown Prog of the 1970s do not exude, all reinforced by Pirrotta's roaring guitar. Moschino's vocals (Jazz in nature) lend charm, almost seeming to be inside the structure and smelling it so much you are properly placed in the context. The crackling start after the brief “First Esoteric Interlude” continues with “Stanze Di Luci Antiche”, here Prog takes a form more related to the very meaning of the term, through structural and tempo changes, all infused with a veil of antiquity hovering over our heads. And here we come to “La Fata Tentatrice” humming a dirge that turns into a persuasive and bewitching melody, one is bewitched in every sense. The enchantment continues through “Danza Esoterica”, in which the long robes seem to swell as they twirl during the fairies' dance. Canticles with medieval overtones underpin the compositional structure. Fascinating are the dreamlike two minutes of “La Fata Dormiente” and then throw themselves again into a new ballet, the “Danza Della Fata Selvatica”, where the keyboards remain protagonists as Quanah Parker's style has accustomed us over time. Within much musical history, a broad spectrum of styles and decades in which this sound world has stood out.
“Nella Stanza Di Un Carillion” plays with fairy voices and leads into the world of dreams. Thanks to the sound of the guitars, hints of Marillion-derived Neo Prog can be appreciated.
“Fata Nel Vento” is among the movements I enjoyed most on the album, with its highly evocative mysterious charm due to once again ‘bewitching’ vocals. “Secondo Interludio Esoterico” is a mysterious instrumental that leads into ‘Le Pozioni Delle Fate’ with a more Rock progression. Another gem of the album is “Strega Fatata, Fata Stregata’, the longest song through eight and a half minutes of spectacular enchanted tunes. The conclusion belongs to “Giochi Di Fate Al Piano’,” where the magic of piano and vocals more than worthily seals the work.
Quanah Parker's music today is richer in imagery than ever before, a true camera capturing in high definition every detail transmitting it to our imagination. If you think music is for traveling the mind, then welcome to “Fairy Castle”! (Recommended listening under dim lights). MS





 

 

giovedì 5 giugno 2025

Garybaldi

GARYBALDI - Nuda
CGD
Genere: Progressive Rock
Supporto: lp - 1972




La Liguria ha dato tantissime band al Rock Italiano degli anni ’70, dai New Trolls ai Latte e Miele, Delirium, Ibis, JET, Nuova Idea, Osage Tribe, Picchio Dal Pozzo e Tritons, tanto per fare alcuni nomi. I Garybaldi sono la band del carismatico chitarrista Bambi Fossati, artista dedito alle sonorità di J. Hendrix. In precedenza ha frequentato i Gleemen, altra band che si adopera nel 1970 a cavallo fra il Beat e le cover dei Beatles. Di loro si può reperire l’album “Gleemen”, dove il quartetto si alterna fra Blues e Rock Psichedelico, con un cantato da parte di Bambi, molto simile a quello di Hendrix. Nel 1971 c’è stato un momento in cui la band, a cavallo dei due nomi, ha avuto fra le fila il fratello Ivano Fossati, poi immediatamente dopo leader dei Delirium. I Garybaldi comprendono anche Angelo Traverso (basso), Maurizio Cassinelli (batteria) e Lio Marchi (tastiere).
Quando si parla di “Nuda” non può non venire alla mente la stupenda copertina disegnata da Guido Crepax, una vera icona per quegli anni, uno stile inconfondibile, fumettistico, ma di una sensualità esagerata (l’indimenticabile Valentina). Quella volta la copertina del LP non era solo gatefuld, ma si apriva addirittura in tre parti e mostrava a pieno la bellezza rappresentativa della donna.
Il disco è dannatamente Rock, con ovvi richiami al maestro chitarrista di Woodstock e delle citazioni a James Brown, a partire dall’ottima “Maya Desnuda”, dove la grinta della band mette alla luce una compattezza invidiabile, soprattutto per le band di quei tempi.
Non mancano frangenti sperimentali e psichedelici, tanto di moda e alternativi. Imponente la lunga suite del secondo lato, che occupa tutta la facciata e suddivisa in tre movimenti, dal titolo “Moretto Da Brescia”, è qui che la band riesce a dare il meglio di se, rendendo unico ed appetibile questo lavoro a tutti gli estimatori del genere, anche quelli di oggi.
L’anno successivo i Garybaldi tentano di bissare il successo di “Nuda” con “Astrolabio”, lavoro ancora più pretenzioso e Progressivo nel puro senso del termine, tuttavia io vi consiglio di comperare il primo, in quanto dalle note sgorga freschezza e voglia di musica, quella con la M maiuscola. Bambi Fossati muore a Genova il 7 giugno 2014 dopo una lunga malattia. (MS)  



VIDEO RECENSIONE






Versione Inglese: 



GARYBALDI - Nuda
CGD
Genre: Progressive Rock
Support: LP - 1972


Liguria has given birth to many bands in the Italian Rock scene of the 1970s, from New Trolls to Latte e Miele, Delirium, Ibis, JET, Nuova Idea, Osage Tribe, Picchio Dal Pozzo, and Tritons, just to name a few. The Garybaldi are the band of the charismatic guitarist Bambi Fossati, an artist devoted to J. Hendrix's sound. Previously, he had been part of the Gleemen, another band that in 1970 straddled between Beat and Beatles covers. Their album "Gleemen" can be found, where the quartet alternates between Blues and Psychedelic Rock, with Bambi's vocals sounding very similar to Hendrix's. In 1971, there was a moment when the band, under both names, had Bambi's brother Ivano Fossati in its lineup, who would later become the leader of Delirium. The Garybaldi also included Angelo Traverso (bass), Maurizio Cassinelli (drums), and Lio Marchi (keyboards).
When talking about "Nuda", one can't help but think of the stunning cover art designed by Guido Crepax, a true icon of those years, with an unmistakable style, comic book-like, but with an exaggerated sensuality (the unforgettable Valentina). That time, the LP cover wasn't just gatefold, but opened into three parts, fully showcasing the representative beauty of women.
The disc is damn rockin', with obvious references to the master guitarist of Woodstock and citations of James Brown, starting with the excellent "Maya Desnuda", where the band's grit showcases an enviable compactness, especially for bands of that time.
There are no lack of experimental and psychedelic moments, trendy and alternative. Impressive is the long suite on the second side, which occupies the entire face and is divided into three movements, titled "Moretto Da Brescia". This is where the band excels, making this work unique and appealing to all genre enthusiasts, including those of today.
The following year, the Garybaldi attempted to repeat the success of "Nuda" with "Astrolabio", an even more pretentious and Progressive work in the pure sense of the term. However, I recommend buying the first one, as it exudes freshness and a desire for music, with a capital M. Bambi Fossati passed away in Genoa on June 7, 2014, after a long illness. (MS)





mercoledì 4 giugno 2025

Raccomandata con Ricevuta di Ritorno

RACCOMANDATA RICEVUTA RITORNO – In Fuga
AMS Records
Genere: Rock Progressivo / Hard Prog
Supporto: cd / vinile / Bandcamp – 2025





La storia del Progressive Rock Italiano è costellata di strani fenomeni, uno fra questi è l’impossibilità di comprendere il perché una band non abbia riscontrato il successo che avrebbe meritato. Chiaramente penalizzato a prescindere negli anni ’70 è colui che è stato mal distribuito o prodotto in poche copie, ma successivamente con l’avvento d’internet e i canali musicali anche gratuiti, abbiamo avuto la possibilità di riascoltare e magari anche di acquistare un determinato disco. In definitiva, errare è umano, perseverare è diabolico.
Eppure, seppur non in maniera eclatante, i romani Raccomandata Ricevuta Ritorno del pittore e cantante Luciano Regoli (ex Ritratto Di Dorian Gray) entrano nella leggenda dei grandi attraverso un album strepitoso del 1972 intitolato “Per... Un Mondo Di Cristallo”. In più posso anche sottolineare che la voce di Regoli è una delle poche all’altezza della musica proposta, fatto abbastanza raro nel campo di questo genere, dove i bravi vocalist si contano nelle dita di una mano. Non a caso i RRR subiscono nel tempo un lunghissimo stop (dopo la scissione, Regoli e Civitenga formarono i Samadhi) per poi riformarsi nel 2010 con il nome La Nuova Raccomandata Ricevuta Ritorno e rilasciare il bellissimo album “Il Pittore Volante” (AMS Records). Passano altri lunghi dieci anni per poterli riascoltare con un EP intitolato “Nel Rock” (BTF/AMS Records), poi di nuovo una lunga pausa.
Con Regoli ci sono oggi gli affidabili e storici amici Walter Martino (batterista di Goblin, Libra e molti altri) e Nanni Civitenga (bassista della Raccomandata sin dalle origini), assieme a loro un nutrito gruppo di ospiti che vanno da Fabio Alessandrini (batteria), Jonathan Frassini (tastiere), Massimiliano Castellani (chitarre), Barbara Barbato (soprano), Lorenzo Milone (chitarre), Alessandro Tomei (sax), Nicola Distaso (chitarre), Marco Sodano (violino), Mario Schirilò (chitarra), e il mitico Claudio Simonetti (Goblin) all’Hammond B3.
Sei sono le canzoni che formano “In Fuga”, e quando la puntina scende nel solco iniziale di “Incubo”, è subito magia. Il sound è necessariamente più moderno rispetto il canonico Progressive Rock, e mantiene intatta l’energia dell’Hard Prog della band. Regoli sale immediatamente in cattedra con la sua inconfondibile voce, mentre le chitarre di Castellani rilasciano un riff micidiale. Ritmica sostenuta e un buon assolo di tastiere fanno di “Incubo” un bel biglietto da visita, tanto da ricavarne anche un video. Piccole gocce di Deep Purple cadono nella composizione rendendola in alcuni frangenti prossima agli anni ’70 in un ottimo equilibrio fra passato e presente.
Le campane del Big Ben aprono “Mary Reilly”, canzone più articolata dotata di un velo di oscura malinconia. Qui l’interpretazione vocale raggiunge un’enfasi acuta perfettamente incastonata nel greve contesto. La sezione archi si da staffetta con la chitarra elettrica di Milone che sfoggia un’ottima tecnica individuale in una prova struggente, così per il sax di Tomei.
Il lato A del vinile si chiude con i sette minuti di “Sognando”, altra perla di Regoli che si cimenta in una prova sentita e dal sapore vintage. Un’amara considerazione esistenziale in cui un uomo si strugge fra il sogno di volare e la cruda realtà. In questo caso i RRR si approcciano verso il mondo classico della canzone.
Il lato B inizia con “Nubiano” fra coralità, ritmiche martellanti, e giochi di eco. Il pezzo è intriso d’intensità grazie soprattutto ai buoni arrangiamenti, in pieno stile RRR.
Seguono i nove minuti abbondanti di “Ancora l’Ombra” (richiamo al brano del 1972), qui si può apprezzare un bel balzo temporale grazie all’Hammond di Simonetti che mette in luce i migliori momenti dei primi anni ’70. Poi quando le chitarre di Castellani e Schilirò si lanciano nei solo, è impossibile tenere buoni i peli della pelle. Questo brano, spezzato a metà da un intermezzo narrato e dal sax, è uno dei momenti più alti di “In Fuga”. Violino, fiati, archi, flauto e congas impreziosiscono questa meraviglia.   
La conclusione spetta alla breve “Sandrina”, composizione registrata live dallo stesso Regoli alla voce e chitarra.
In definitiva questo ritorno dei RRR è proprio come un quadro, dove l’artista riesce a disegnare scenari graffianti e allo stesso tempo dai colori tenui. Un disco che non smetteresti mai di ascoltare e, credetemi, se vi dico che acquista valenza ascolto dopo ascolto. Mi auguro di incontrare un’opera del genere in tempi più ristretti, anche perché la band deve raccogliere i giusti consensi dalle loro idee, l’olimpo dei leggendari ha riservato sicuramente un posto anche per loro. E’ dovuto. MS



VIDEO RECENSIONE








Versione Inglese:



RACCOMANDATA RICEVUTA RITORNO – In Fuga
AMS Records
Genre: Progressive Rock / Hard Prog
Support: CD / Vinyl / Bandcamp - 2025


The history of Italian Progressive Rock is filled with strange phenomena, one of which is the impossibility of understanding why a band didn't achieve the success they deserved. Clearly, in the 1970s, those who were poorly distributed or produced in small quantities were penalized, but later with the advent of the internet and music channels, even free ones, we had the opportunity to re-listen and maybe even buy a certain disc. In short, to err is human, to persevere is diabolical.
Yet, although not in an overwhelming way, the Roman Raccomandata Ricevuta Ritorno, led by painter and singer Luciano Regoli (ex Ritratto Di Dorian Gray), enters the legend of the greats through a stunning album from 1972 titled "Per... Un Mondo Di Cristallo". Moreover, I can also point out that Regoli's voice is one of the few that matches the music proposed, a rather rare occurrence in this genre, where good vocalists can be counted on one hand. Not by chance, RRR underwent a long stop (after the split, Regoli and Civitenga formed Samadhi) to then reform in 2010 under the name La Nuova Raccomandata Ricevuta Ritorno and release the beautiful album "Il Pittore Volante" (AMS Records). Another long ten years pass before we can hear them again with an EP titled "Nel Rock" (BTF/AMS Records), then another long pause.
With Regoli today are the reliable and historic friends Walter Martino (drummer of Goblin, Libra, and many others) and Nanni Civitenga (bassist of Raccomandata since the beginning), along with them a numerous group of guests including Fabio Alessandrini (drums), Jonathan Frassini (keyboards), Massimiliano Castellani (guitars), Barbara Barbato (soprano), Lorenzo Milone (guitars), Alessandro Tomei (sax), Nicola Distaso (guitars), Marco Sodano (violin), Mario Schirilò (guitar), and the legendary Claudio Simonetti (Goblin) on Hammond B3.
Six are the songs that form "In Fuga", and when the needle drops into the initial groove of "Incubo", it's immediately magical. The sound is necessarily more modern compared to the canonical Progressive Rock, and maintains intact the energy of the band's Hard Prog. Regoli immediately takes center stage with his unmistakable voice, while Castellani's guitars release a deadly riff. Sustained rhythm and a good keyboard solo make "Incubo" a great calling card, so much so that a video was also made. Small drops of Deep Purple fall into the composition, making it in some moments close to the 1970s in an excellent balance between past and present.
The chimes of Big Ben open "Mary Reilly", a more articulated song with a veil of dark melancholy. Here, the vocal interpretation reaches an acute emphasis perfectly embedded in the heavy context. The string section takes turns with Milone's electric guitar, showcasing excellent individual technique in a heartbreaking performance, as does Tomei's sax.
The side A of the vinyl closes with the seven minutes of "Sognando", another pearl of Regoli, who embarks on a heartfelt and vintage-tasting performance. A bitter existential consideration where a man is consumed between the dream of flying and harsh reality. In this case, RRR approaches the classical world of song.
Side B begins with "Nubiano" with choral parts, pounding rhythms, and echo games. The piece is imbued with intensity, thanks especially to the good arrangements, in full RRR style.
Followed by the nine minutes of "Ancora l'Ombra", here you can appreciate a beautiful temporal leap thanks to Simonetti's Hammond, which highlights the best moments of the early 1970s. Then, when Castellani and Schirilò's guitars launch into solos, it's impossible to keep the hairs on your skin calm. This piece, broken in half by a narrated interlude and sax, is one of the highest moments of "In Fuga". Violin, winds, strings, flute, and congas embellish this wonder.
The conclusion is entrusted to the brief "Sandrina", a composition recorded live by Regoli himself on vocals and guitar.
In short, this return of RRR is just like a painting, where the artist manages to draw scratching scenarios and at the same time with soft colors. A disc that you would never stop listening to, and believe me, it gains value with each listen. I hope to encounter a work like this in more restricted times, also because the band needs to gather the right consensus from their ideas, the Olympus of the legendary has surely reserved a place for them too. It's due. MS.







martedì 3 giugno 2025

Massimo Salari a Tv Centro Marche

MASSIMO SALARI A TV CENTRO MARCHE 

Canale 10


Il giornalisa DANIELE ANDREANI mi ha intervistato sulla mia passione e per la musica.










lunedì 2 giugno 2025

Lucid Dream

LUCID DREAM - A Peaceful Death
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock / Rock
Supporto: Spotify / cd – 2025





Esistono album che restano difficili da inserire in uno specifico contesto, può essere un pregio o per alcuni un difetto, tuttavia un’artista generalmente parte con l’intenzione di trovare un sound giusto per quello che al momento vuole esprimere. Dico ciò perché il quarto album della super-band italiana Lucid Dream s’interpone in un limbo particolare che non è Progressive Rock per come lo intendiamo generalmente, ma neppure Metal Prog, Neo Prog, oppure A.O.R., magari è un insieme di tutto questo, per cui lo definirei semplicemente Rock.
Ho ritenuto opportuno iniziare la recensione proprio mettendo subito in chiaro lo stile proposto, al quale aggiungo una cura notevole per le buone melodie facili da memorizzare. Non potrebbe essere altrimenti vista la caratura della formazione del leader fondatore Simone Terigi (chitarra). Attraverso una line up invariata, i Lucid Dream si completano con Roberto Tiranti alla voce e basso (Labyrinth, Wonderworld, Ken Hensley, Mangala Vallis), Karl Faraci alla voce (Arca Hadian, Odyssea), Luca Scherani alle tastiere (La Coscienza Di Zeno, Hostsonaten), Paolo “Paolo” Tixi alla batteria (II Tempio Delle Clessidre, Fabio Zuffanti, La Maschera di Cera), Andrea Cardinale al violino, Rachele Rebaudengo al violoncello, e Sara Calabria alla viola. Con loro due special guest, Paolo Firpo (sax), e Sefora Firenze (voce).
Quindi nomi altisonanti nel panorama del genere e che non lasciano adito a dubbi sulla qualità tecnico/esecutiva di questo nuovo “A Peaceful Death”, composto di dieci canzoni.
“Dawn Of A New World” si pone subito in bilico fra A.O.R. e Metal epico senza premere troppo l’acceleratore sul suono delle chitarre elettriche che non risultano estremamente distorte, ciò induce l’ascoltatore a pensare di trovarsi al cospetto di un album di questo genere, ma che poi vedremo strada facendo che così non sarà.
E infatti il singolo apripista dell’album intitolato “Out Of Time” inizia dolcemente con piano e voce su un argomento attuale come l’oscurantismo e la falsa libertà che conduce l’uomo a farsi le guerre. L’assolo di chitarra è emozionante, o per meglio dire toccante, così il sax sull’Hammond, un piacere per le orecchie. Qui ci troviamo in prossimità del Neo Prog anni ’80. “Open Cages” si apre acusticamente attraverso un andamento pacato e sereno per poi sfociare nell’arrangiamento di archi con assoli di buona fattura.
I Lucid Dream spiazzano nuovamente con classe attraverso “Heroes Of Light”, esempio di come usare le coralità di fondo e l’energia del Rock al servizio della buona armonia. L’andamento pacato ritorna con “Ruins”, una coccola sonora priva d’inutili orpelli. “Broken Hopes” è un ulteriore ballata con voce maschile/femminile, un brano che sembra non risiedere in un tempo specifico, sono quelle canzoni che ti aprono l’anima e ti fanno ascoltare la musica a occhi chiusi.
E poi c’è “Father”, altra punta di diamante dell’album, un Hard Prog alla Kansas dalle sfumature easy con interventi di violino. Muta l’atteggiamento con “Shadows On My Shoulders”, pezzo dal DNA americano restante dentro una melodia di base altamente armoniosa. Poi quell’assolo di chitarra…E a proposito di questo strumento, Simone Terigi si esibisce in “The Eleventh Illusion (Acoustic Reprise)” dialogando con le tastiere e la voce in un giro di note dal sentore malinconico. La chiusura è nelle mani della strumentale “Wheel Of Karma”, dove i Pink Floyd fanno prepotentemente capolino. “A Peaceful Death” sprigiona dunque freschezza, positività, serenità, un disco perfetto come colonna sonora delle nostre giornate in cui amiamo sostare in pace avanti al nostro stereo per ascoltare semplicemente della buona musica. MS







Versione Inglese:


LUCID DREAM - A Peaceful Death
Self-production
Genre: Progressive Rock / Rock
Support: Spotify / cd - 2025


There are albums that remain difficult to place in a specific context, it may be a virtue or for some a flaw, however an artist generally starts with the intention of finding the right sound for what they want to express at the moment. I say this because the fourth album by the Italian super-band Lucid Dream interposes itself in a particular limbo that is not Progressive Rock as we generally understand it, but neither is it Metal Prog, Neo Prog, or A.O.R., maybe it is a combination of all of these, so I would simply call it Rock.
I thought it appropriate to begin the review precisely by making the proposed style clear right away, to which I would add a remarkable care for good melodies that are easy to memorize. It could not be otherwise given the caliber of the lineup of founding leader Simone Terigi (guitar). Through an unchanged line up, Lucid Dream is completed by Roberto Tiranti on vocals and bass (Labyrinth, Wonderworld, Ken Hensley, Mangala Vallis), Karl Faraci on vocals (Arca Hadian, Odyssea), Luca Scherani on keyboards (La Coscienza Di Zeno, Hostsonaten), Paolo “Paolo” Tixi on drums (II Tempio Delle Clessidre, Fabio Zuffanti, La Maschera di Cera), Andrea Cardinale on violin, Rachele Rebaudengo on cello, and Sara Calabria on viola. With them two special guests, Paolo Firpo (sax), and Sefora Firenze (vocals).
Hence, high-sounding names in the genre scene and leaving no doubt as to the technical/executive quality of this new “A Peaceful Death”, consisting of ten songs.
“Dawn Of A New World” immediately balances between A.O.R. and epic metal without pressing too hard on the sound of the electric guitars that are not extremely distorted, which leads the listener to think that he is in the presence of an album of this genre, but then we will see as we go along that this is not the case.
And indeed, the album's lead-off single titled “Out Of Time” begins softly with piano and vocals on a timely topic such as obscurantism and the false freedom that leads man to wage wars. The guitar solo is moving, or rather touching, so is the sax on the Hammond, a treat for the ears. Here we are in the vicinity of 80s Neo Prog. “Open Cages” opens acoustically through a calm and serene progression and then flows into the string arrangement with well-crafted solos.
Lucid Dream again displace with class through “Heroes Of Light”, an example of using background chorality and rock energy in the service of good harmony. The sedate pace returns with “Ruins,” a sonic cuddle devoid of unnecessary frills. “Broken Hopes” is another ballad with male/female vocals, a song that seems not to reside in a specific tempo, it's those songs that open your soul and make you listen to music with your eyes closed.
And then there is “Father”, another highlight of the album, a Kansas-style Hard Prog with easy overtones and violin interventions. It changes attitude with “Shadows On My Shoulders,” a piece with the remaining American DNA inside a highly harmonious basic melody. Then that guitar solo.
And speaking of this instrument, Simone Terigi performs on “The Eleventh Illusion (Acoustic Reprise)”, dialoguing with keyboards and vocals in a round of notes with a melancholic scent. Closure is in the hands of the instrumental “Wheel Of Karma”, where Pink Floyd peeps powerfully. “A Peaceful Death” thus releases freshness, positivity, serenity, a perfect record as a soundtrack to our days when we love to pause peacefully in front of our stereo to simply listen to good music. MS