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mercoledì 29 agosto 2012

Mad Puppet

MAD PUPPET - Masque
WMMS

Genere : Progressive Rock
Supporto: cd - 1982



'Divertente', questa è la prima cosa che mi viene da dire alla fine dell'ascolto di "Masque". Veramente tanta carne al fuoco nel disco di questi tirolesi. I Mad Puppet sono un quintetto che si diletta ad interpretare un Prog teatrale, romantico, jazzato e allegro, cosa volere di più?
Mentre nel 1982 gente del calibro di Marillion, Pendragon ed IQ sono pronti per l'invasione del New Prog, questi ragazzi già se ne escono con un lavoro veramente sopra le righe , maturo e pregno di forte personalità, cosa che in questi anni viene a mancare al 99% dei complessi. Difficile associare i Mad Puppet a qualche corrente precisa, in alcuni momenti possono essere avvicinati ai Moody Blues oppure ai Jethro Tull, ma sono solamente dei frangenti. Anche i connazionali Neuschwanstein fanno capolino in qua ed in la, ma la Scuola di Canterbury con questo prodotto c'entra poco. Il suono purtroppo non regge l'usura del tempo, si sente che è datato, classico anni '80, ma questa non è totalmente colpa dei Mad Puppet.
Il disco incomincia con "Wild Rushing Waters", l' organo di Manfred Kaufmann fa da sottofondo alla buona voce di Manfred Schweigkofler il tutto per progredire nell'ensamble strumentale dell'intero gruppo. Ottimi gli interventi di Christoph Senoner e della sua chitarra. Il pezzo è molto orecchiabile, facile da memorizzare e questo grazie soprattutto al ritmo sostenuto dalle tastiere. Decisamente una piacevole sorpresa questa prima canzone, ma non è niente in confronto a quello che ci aspetta. La successiva "Look Out" ha profumo di anni '70, nulla di trascendentale, ma veramente raffinata e di buongusto. Ancora una volta devo sottolineare le tastiere ed il bel ritornello che resta più simpatico del precedente. Ma quando comincio a fare le orecchie a questi bei motivetti commerciali,ecco i Mad Puppet che non ti aspetti. Il terzo pezzo di 9 minuti e mezzo è uno spettacolo teatrale! Apre un clavicembalo , segue un dolcissimo arpeggio di chitarra veramente toccante, Manfred recita il pezzo, non lo canta e quando il gruppo parte veramente, ci viene la pelle d'oca. Sempre precisa la sezione ritmica di Michael Seberich al basso e di Mauro Rossi alla batteria. Fughe strumentali nella parte centrale del brano per poi tornare all'enfasi teatrale iniziale questa volta migliorata da un flauto. Il pezzo finisce così come è iniziato. La voglia che viene è ricominciarlo di nuovo, ma non faccio in tempo a muovermi che ancora un dolce arpeggio di chitarra con flauto mi blocca all'ascolto del quarto brano dal titolo "Icarus Part1". Il gioco comincia a farsi veramente duro, e questa volta fra i solchi fuoriescono i Moody Blues ed i Procol Harum. Non so perché ma avverto nel suono tanto, tanto cuore, quello che in fin dei conti cerco in ogni disco, non mi sembra vero. Mi chiedo a questo punto chi siano questi Mad Puppet e che fine abbiano fatto, ma nemmeno un giretto su internet riesce a soddisfare la mia curiosità. Forse è meglio così, mi piace anche il mistero.... Chissà un domani potrei imbattermi in una loro nuova realise, potrebbe essere una bella sorpresa.
Più Rock la seconda parte dal titolo "Icarus Part 2", ma anche in lei arpeggi e tappeti tastieristici non mancano. Il cantante ci propone pure una performance in falsetto ed il rincorrersi delle voci richiama alla mente i Gentle Giant. Conclude questo bel disco "Wheels Of Time" e questa volta l’ interpretazione vocale è alla Fish. Strano perché i Marillion escono con il loro capolavoro d'esordio solamente un anno dopo ed il suddetto vocalist non è ancora nessuno.
Cosa dire ancora? Credo nulla, forse questo "Masque" non verrà ricordato nella storia, forse non sarà facile neppure reperirlo, ma una cosa è certa, mi piace. (MS)

martedì 28 agosto 2012

Life Line Project

LIFE LINE PROJECT – The Journey
Life Line Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: 2cd – 2011




Oramai è un dato di fatto, Erik de Beer è uno degli artisti olandesi più interessanti per il genere Progressive Rock della sua nazione. Ci ha deliziato negli anni con lo stile delicato e gentile, assieme alle sue inseparabili tastiere, alle voci femminili ed ai gradevoli interventi di chitarra. Gli artwork che accompagnano generalmente i suoi dischi, descrivono precisamente le situazioni sonore contenute nella musica. Paesaggi, particolari di luoghi e suggestioni atmosferiche sono le coordinate emotive che vengono adoperate nella musica dei Life Line Project per colpire l’attenzione.
Questa volta il lavoro è maggiore, “The Journey è un doppio cd, il primo s’intitola “Journey To The Heart Of Your Mind”, il secondo “The Narrow Path”. Nel primo si narra di una persona che è in cerca di se stesso e che alla fine si piega alla rassegnazione del fatto che non è possibile conoscersi profondamente. Non si ha neppure la conoscenza di concepire l’intera esistenza del mondo. Un lavoro introspettivo che per la terza volta giunge alla registrazione, la prima nel 1990, poi nel 2004 ed oggi con arrangiamenti migliori ed una qualità sonora maggiore.
Ritorna al microfono Marion Brinkman-Stroetinga dopo sedici anni di assenza dal progetto, cioè dai tempi di “Time Out” (1995).
L’opera è suddivisa in sedici segmenti ed i testi sono ben esposti nel ricco libretto interno. Le tastiere di De Beer sono sempre il fulcro della musica, ancora una volta suggestiva e questo lo si evince gia dall’iniziale “Blank Page”. Tornano alla mente band come Neushwanstein o Rousseau e non solo.
La chitarra offre buoni spunti in riff ed in arpeggi, come nella delicata “The Journey Begins” dove il cantato ben dialoga con le coralità calde ed avvolgenti. Non esulano frangenti più vigorosi come in “Join Us!”, divertente e gioviale, oppure nella chitarristica “Bright Spots”. Spesso la musica ha il sapore del Prog in stile primi anni ’80, pur restando in equilibrio con quello più classico.
“Longing For My Childhood” è un altro pezzo da sottolineare, molto Folk ed aggraziato. La sussurrata “Envy” mette sulla bilancia grinta e pacatezza allo stesso livello, risultando uno dei momenti più interessanti dell’intero disco. Bellissima la fuga finale del piano. Per ascoltare i fiati bisogna giungere a “Miss Fortune”, canzone che ben si adeguerebbe nella discografia di Ian Anderson o dei suoi Jethro Tull. Più formula canzone “The King Of Make-Believe”, mentre la successiva “Free!” è concentrata sul lavoro del basso di Iris Sagan. Chiude con energia e le tastiere a profusione “The Last Page” quello che ritengo uno dei migliori lavori dei Life Line Project.
Il secondo cd ha un argomento più ficcante ed attuale, “The Narrow Path” va ad analizzare la scelta di Sarkozy e di Berlusconi (anche qui…!!!!) di bombardare  la Libia.  Diritti umani? Petrolio? Fatevi da voi un idea. Nel disco c’è “Does It Help”, brano scritto nel 1991 dove alla voce  ritroviamo la prima cantante della band, Anja Dirkzwager. Anche qui girano quarantacinque minuti di grande enfasi e vigore tastieristico, gia dall’iniziale “Turn The Key”.
Toccante la pianistica “Miniature 8 (La Melancolie)” grazie anche al flauto di Elsa De Beer.
In definitiva un doppio cd ricco di materiale buono per l’amante del Progressive “totale”. Secondo il mio parere questo è lo sforzo creativo maggiore di Erik e della sua band, perlomeno quello che più mi ha saputo colpire, malgrado la lunga durata, perché qui si osa di più. Consigliato a tutti. (MS)

venerdì 24 agosto 2012

Ange

ANGE - Culinaire Lingus
Musea
Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: Progressive
Support: CD - 2006




Gli Ange sono una delle band Progressive francesi più famose al mondo, con alle spalle una lunghissima e dignitosa carriera, partita sin dagli anni ’70. “Culinaire Lingus” è un disco registrato nel 2001 ed il cantante e leader Christian Decamps compone uno dei più moderni dischi della formazione, arricchendolo con influenze ambient, Metal ed elettroniche.
L’argomento principalmente affrontato nelle liriche è il sesso e conoscendo lo spirito di Decamps ci si poteva attendere anche di peggio. Invece il poeta si ferma ad una mezza misura, elegante ed inaspettatamente leggera con un gioco di equivoci fra l'amore per il cibo e quello per il sesso. Ci sono comunque esplicite allusioni (“On Sexe”), mentre l’innata ironia che lo contraddistingue fuoriesce di tanto in tanto. In due tracce troviamo la lunga mano dell’onnipresente Steven Wilson (Porcupine Tree, Blackfield, No Man), in “Jusqu’ Où Iront-ils” e “Cadavres Exquis”.
Davvero numerosissime le special guest, cito uno per tutti, il bravo chitarrista Jean-Pascal Boffo. Apre il disco proprio “Jusqu’ Ou Iront-ils” ed il Prog degli Ange si dimostra immediatamente opprimente ma allo stesso tempo coinvolgente. Buono il lavoro del basso di Thierry Sidhoum oltremodo adeguati gli interventi campionati. La sensazione di ansia si protrae nell’ascolto, ma “Cueillir Les Fruits Du Sèrail” riesce temporaneamente a spezzarla. Il suono si propaga quasi disarmonicamente, sostenuto dalla voce recitata di Decamps.
Gli Ange proseguuono il proprio cammino come un caterpillar, facendo sfoggio con orgoglio della loro robustissima personalità. Si resta estasiati quando la chitarra di Hassan Hajidi parte nei suoi assolo trascinati ed in crescendo, c’è solo da alzare il volume. Più Folk “Adrènaline”, finalmente un ritornello semplice ed un refrain gustosissimo, un momento di relax dopo un inizio davvero forte. Giocoso ed ironico “Farces Et Attrapes” nei suoi striminziti due minuti e mezzo, così brevi quanto ricolmi di idee e soluzioni, anche bizzarre. “Culinarie Lingus” ha fra le sue note fughe tastieristiche alla Genesis fine anni ’70 ed interventi Hard Rock. La voce di Caroline Crozat è sempre bella e sensuale, pennellata rosa sopra una tela ricolma di colori molto prossimi allo scuro. Ma il meglio arriva alla fine, nei ventidue minuti di “Cadavres Exquis”, un mare di Prog con la P maiuscola, suonato da un gruppo che mai ci stancheremo di ascoltare e sostenere.
Spazio all’arte, gli Ange parlano una lingua propria che non deve rendere niente a nessuno ed io sfido oggi a trovare un gruppo analogo. Mitici. MS


lunedì 20 agosto 2012

Il Castello Di Atlante

IL CASTELLO DI ATLANTE - Sono Io Il Signore Delle Terre A Nord
Vinyl Magic
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd - 1992



Mi piace scegliere nella bella discografia della band di Vercelli, Il Castello Di Atlante, il disco d’esordio (senza considerare il singolo del 1983 “Semplice…Ma Non Troppo”), perché come in tutti questi casi, gli albori hanno un fascino davvero particolare. La band di Roberto Giordano si forma nel lontano 1974, proprio per questo le basi strutturali si ergono su influenze Genesis, Yes, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, ma anche sopra quel New Prog che ha riportato in auge il genere negli anni ‘80. La band è composta da Aldo Bergamini (alla chitarra), Massimo Di Lauro (al violino), Paolo Ferrarotti (alla batteria) e Dino Fiore (al basso), questi sono i "soci fondatori", mentre Roberto Giordano (alla tastiera) è nella band a partire dal 1982.
Il New Prog si presenta subito all’ascolto di “Tirando le Somme”, con quell’incedere Marillioniano era Fish, che piace per emotività e semplicità. Le tastiere inevitabilmente sono al centro dell’attenzione e non esulano cambi di tempo. La band si muove bene all’unisono e questo è il frutto delle serate passate a suonare dal vivo negli anni, memorabili le date fatte al Nord Italia con rappresentazioni anche visive e teatrali dei concerti. E’ inevitabile l’accostamento ad altre band nostrane dei tempi che furono, come Quella Vecchia Locanda, questo per l’uso del violino da parte di Massimo Di Lauro. Esso riesce ad impreziosire il suono e ben si districa assieme alle onnipresenti tastiere di Roberto. “La Foresta Dietro Il Mulino Di Jhoan” è un brano lungo e ricco di spunti Progressivi, dove la mente spazia fra i suoni dall’antico profumo e qui sono i Genesis a comparire più volte. “Il Saggio” con voce e violino in evidenza, attinge a piene mani nel vascone degli anni ’70, quelli però delle band nostrane. Soffice e delicata negli interventi di piano alla Nocenzi. Il ritmo sale stile PFM con “Semplice Ma Non Troppo”, divertente e solare, come tutta la nostrana mediterraneità. Il violino si diverte a scorrazzare in questo strumentale davvero energetico. Bello anche il lavoro al basso di Fiore.
L’atmosfera torna riflessiva in “Il Pozzo”, medievaleggiante stile Branduardi, il che non guasta, in quanto spezza l’ascolto, rendendo il disco più fruibile nell’insieme. Giochi di coralità in “Non C’è Tempo” e a me torna alla mente quella grande band degli anni ‘60/70 dal nome Giganti. “Estate” è un pezzo stupendo, quasi otto minuti di pianoforte dedicati agli animi sensibili, mentre “Il Vessillo Del Drago” chiude più che degnamente questo cd d’esordio.
 Non mancano comunque pecche  ed ingenuità, magari una produzione migliore avrebbe reso giustizia a questo album che non sfigura di certo in mezzo a molti altri classici del periodo anni ’90. Come dicevo all’inizio, il fascino dell’esordio è un qualcosa che si percepisce nell’aria, c’è una freschezza differente, quella data dall’amore per la musica, quando la si suona per il proprio piacere. Bravi davvero. (MS)

domenica 19 agosto 2012

Sondaggio Crisi Europea

Ciao a tutti ! 
Cosa pensa il lettore di NONSOLO PROGROCK della crisi? Come si fa ad uscirne il più velocemente possibile?
In alto a destra del blog la sezione per il voto (anonimo), mentre per chi vuole rilasciare commenti o consigli, qui potete postare tranquillamente i vostri pensieri (anche qui volendo anonimi).



Corte Dei Miracoli

CORTE DEI MIRACOLI – Corte Dei Miracoli
Vinyl Magic
Genere: Progressive Rock
Supporto: Ristampa cd 1994 (1976)



A Zena, (Genova per i non residenti) negli anni ‘70 in ambito Prog, di artisti ce ne sono stati davvero tanti e di ottima pasta.
Vittorio De Scalzi dei New Trolls è un musicista che molto si è adoperato nel produrre band del posto, come ad esempio questi Savonesi Corte Dei Miracoli. Con la piccola etichetta Grog se ne escono nel 1976 con questo album dal titolo omonimo. Ma chi sono i Corte Dei Miracoli? Sono una band che suona a tutti gli effetti del Prog sinfonico in quanto non hanno in line up la chitarra. Si formano nel 1973 dalla fusione di due band, Tramps e dai più conosciuti Il Giro Strano. La formazione è Graziano Zippo alla voce, Alessio Feltri alle tastiere, Michele Carlone alle tastiere, Gabriele Siri al basso e Flavio Scogna alla batteria. Solo nel 1975 Carlone viene sostituito da Riccardo Zegna alle tastiere.
L’album si apre come meglio non si potrebbe, con “…E Verrà L’Uomo”, canzone all’avanguardia  e decisamente accalappiante. Peccato soltanto per il classico difetto del genere in ambito italiano, cioè il cantato non proprio all’altezza. Non che non sia bravo Graziano al microfono, ma è quell’enfasi interpretativa che manca, questo lascia sempre la sensazione di incompletezza. Più coraggio e grinta  alla nostra amata musica Prog negli anni ’70 ( e anche oggi) non avrebbe di certo guastato. “Verso Il Sole” risulta decisamente più anonima, infatti il disco da questo momento in poi procederà a corrente alternata, dove attimi strumentali lasceranno sensazioni stupende di ariosità alternandosi con partiture scialbe a causa di numerosi deja vù.
Si risale la china con “Il Rituale Notturno” e la gustosa mini suite finale dal titolo “I Due Amanti”. Quest’ultima è carica di enfasi, cambi umorali e di buona esecuzione. Qui l’insieme lavora a giusto ritmo.
A mio parere, I Corte Dei Miracoli avrebbero potuto dire cose ancora più interessanti, in quanto questo esordio è stato davvero intrigante sotto molti aspetti, anche se come ho detto i difetti non mancano. Peccato che gli addetti ai lavori non hanno creduto in loro, forse la musica italiana qualcosa ha perso. Interessante la successiva uscita da parte della Mellow Records dal titolo “Dimensione Onirica”, raccolta di brani concepiti nel 1973-74.
Consigliato a tutti i collezionisti del genere e a coloro che vogliono approfondire l’argomento Progressive Italiano. (MS)


venerdì 17 agosto 2012

Vincenzo Ramaglia

VINCENZO RAMAGLIA - PVC Smoking
Atan Records

Distribuzione italiana: -
Genere: Musica Contemporanea - Ambient
Support: CD - 2011




Terzo sigillo da studio per il romano Vincenzo Ramaglia, esponente della musica contemporanea ed Ambient italiana. Dopo "Formaldeide" (2007) e "Chimera" (2008), "PVC Smoking" prosegue il discorso sperimentale dell'artista con fermezza e raggiunta convinzione dei propri mezzi.
Sperimentare con intelligenza, consapevolezza e rispetto per un pubblico, seppur sempre più risicato questo della sperimentazione, è un obbiettivo di Ramaglia che comunque lascia sempre aperto lo spiraglio melodico e dell'emozione semplice. In definitiva, portare il nuovo avvicinandosi al vecchio, il tutto per colpire con classe.
Il titolo "PVC Smoking" ben rappresenta il concetto esposto, l'apparente incongruenza fra il nuovo (il pvc) ed il classico (lo smoking). Incompatibili? Andiamo ad ascoltare le sette tracce che compongono il disco, suddivise proprio in movimenti.
"1 Mov" palesa la ricerca dei suoni, a ridosso fra elettronica e strumentazione classica, dove il violoncello di Silvano Maria Fusco sfregia un colloquio strumentale fra elettronica e ritmica. Un suono che malgrado l'osare, resta inaspettatamente caldo ed avvolgente. Certe fughe al limite dello psichedelico tuttavia percorrono strade già note agli amanti del genere.
Ramaglia si sposta, fugge dalla coordinata precedente in "2 Mov", percorrendo strade più grevi ed oscure. Suono cadenzato e ricorrente, sembra quasi di muoversi in un quadro di Escher. Si aggiunge il sax, ma l'insieme è così paradossale che tutto è relativo. Chi accompagna Ramaglia in questo percorso sonoro, oltre al citato Fusco, sono: Massimo Munari (Basso e clarinetto), Massimo Ceccarelli (basso) e Renato Ciunfrini (Sassofono).
Episodi talvolta vicini al caos sonoro, pur reggendosi sempre su ritmiche forti e presenti, quelle elettroniche. Buoni i passaggi di basso in "3 Mov", così le evoluzioni del Sax.
L'incongruenza delle strumentazioni portano a volte a risultati stridenti, quantomeno fuorvianti, immaginate i Kraftwerk di "Radioactivity" che intramezzano il tutto con sax e violoncello, un esempio risiede in "4 Mov". Ramaglia ci racconta comunque una storia, o per meglio dire un percorso, magari tortuoso ed astruso, comunque ricco di sorprese. Colonna sonora di una fantasia libera di volteggiare fra suoni ed immagini. Raramente si torna con i piedi per terra, sicuramente alla fine di "7Mov".
Un disco per i più coraggiosi di voi, per coloro che dalla musica pretendono sempre di più, agli altri consiglio un ascolto preventivo. MS

venerdì 10 agosto 2012

Ribaunz

RIBAUNZ - Sogno Liquido
Le Piramidi / Selfproduced

Distribuzione italiana: Le Piramidi
Genere: Pop Rock

Support: CD - 2006




Apriamo una piccola parentesi fra le scorribande Prog ed Heavy del Blog per distrarci allegramente con un demo di semplice musica Pop Rock. Il gruppo in questione è composto da ben sette elementi, tre chitarre (Matteo Lucchesi, Luca Bernardini e Simone Pioli), un basso (Gabriele Fontana), una batteria (Gabriele Franceschi), le tastiere ( Carlo Franceschi) e la voce di Fabio Girolami.
I Ribaunz si mettono insieme quasi per caso, durante le registrazioni per delle basi di un musical si conoscono e l’alchimia nasce spontaneamente, così la voglia di divertirsi. Infatti è questo che fuoriesce dall’ascolto del cd, proprio la voglia di musica e di aggregazione. I giovani si divertono a suonare dal vivo, fonte primaria per il tentato raggiungimento economico atto alla fuoriuscita del disco. I pezzi sono cinque ed alternano un Rock di facile assimilazione, pur sempre di stretta matrice italica, a momenti più pacati e riflessivi. Il gioco riesce in entrambi i casi, a dimostrazione dell’elevato tasso tecnico a loro disposizione. Attenzione dunque, non siamo al cospetto di un discorso musicale banale e ruffiano nei confronti del music business, ma di un ricercato approccio Rock con la nostra cultura. Il cantante Fabio Girolami ha una voce gradevole ed è anche autore della musica e di tutti i testi, mai banali. ”Sogno Liquido” è il pezzo più orecchiabile che non farebbe di certo male a passare nelle radio al posto di molte altre uscite ordinarie e scontate. “Più sostenuta “Favola Rock” e c’è spazio anche per piccole contaminazioni Punk in “Libellula”. I momenti più intimistici sono affidati ad “Analisi Di Un’Emozione” e “O2 e Ricordi”.
Il Pop Rock è questo, voglia di suonare, passione e divertimento, pur senza strafare ed i Ribaunz già lo hanno capito. Dategli un ascolto, lo meritano. MS

Contatti:
www.Ribaunz.it
www.lepiramidi.biz

mercoledì 8 agosto 2012

'O Rom

'O ROM - Vacanze Romanes
Terre In Moto

Distribuzione italiana: si
Genere: Folk
Support: CD - 2012




E' sempre piacevole ascoltare un disco di musica tradizionale Folk, in esso si concentra la cultura di un popolo e lo stile di vita, poi quando differenti etnie si incontrano, allora possono nascere connubi alquanto interessanti.
'O Rom è un progetto che si realizza nel 2008 a Napoli, con la fusione di musiche mediterranee italiane e musiche balcaniche di area Rom e Sinti. In definitiva quando uno zingaro è uno scugnizzo! Perfino il nome della band è la fusione di due lingue, così simpatico è il titolo dell'album che richiama quello importante dei Matia Bazar (che però non hanno nulla a che vedere con questa musica) giocando sulle sue parole.
Carmine D'Aniello (voce), Carmine Guarracino (chitarre) ed Amedeo Della Rocca (percussioni), sono l'anima partenopea della band che si completa nella parte Rom con Ilie Pepica (violino), Ion Tita (fisarmonica), Doru Zamfir (fisarmonica) ed Ilie Zbanghiu (contrabbasso).
Soltanto apparentemente le due culture musicali sembrano inconciliabili, nella realtà quello che ne scaturisce è un suono caldo, antico e di strada. Fisarmoniche, violino, chitarra, tutti strumenti che ti prendono nella semplicità delle ballate da focolare all’aperto, dove la sera sembrano riunirsi le famiglie per parlare, bere, ballare e cantare. Sembra quasi di sentire lo schioppettìo del fuoco.
Il disco è suddiviso in undici tracce tradizionali ed il ricco libretto interno accompagna con foto i testi sia in lingua originale che tradotti in quella italiana. Numerosi i tradizionali Rom, ben sei per la precisione, dove si tratta molto il valore della mamma e del papà nella comunità e della bellezza delle donne. Seguono anche tradizionali romeni, molto interessanti in quanto strumentali e mettono in evidenza le doti tecniche degli strumentisti. I brani si intitolano "Kalushua" e "Ciocarlia".
Più vicino alla nostra cultura musicale il tradizionale bosniaco "Nocas Mi Srce Pati", così caldo è "Kali Nifta", derivante dalla storia musicale greca. C'è spazio perfino per una piccola perla russa dal titolo "Solnuska", tanto per farvi capire la poliedricità di questo progetto.
Quello che sorprende è il risultato finale, perché tutto quello che vi ho descritto è da 'O Rom metabolizzato ed eseguito con inattesa personalità, tanto da sembrare succo di una sola natura etnica.
Brani semplici, popolari e di facile memorizzazione fanno il successo di questo progetto che nel napoletano sembra già riscuotere molti consensi. In effetti lo merita ed è un buon viatico per spezzare la solita routine musicale. La proposta insegna anche a non fermarsi alla superficie, ma di approfondire le culture altrui, visto mai che assieme alle nostre non diano buoni frutti?
La musica è un linguaggio mondiale comune, valorizziamolo. MS

lunedì 6 agosto 2012

Valter Monteleone

VALTER MONTELEONE - Hill Park
H-Demia Classic Recordings

Distribuzione italiana: si
Genere: Jazz / Folk
Support: CD - 2012



Bossanova, Jazz, Tango, Folk è il mondo sonoro del polistrumentista Valter Monteleone e “Hill Park” è un diario di viaggio. L’artista di Siena racchiude in sei frammetti musicali alcune delle sue emozioni che scaturiscono dai ricordi di differenti luoghi. Questo modo di agire ricorda l’operato del pittore, fissare un ricordo paesaggistico su tela, Valter invece lo marca nella mente dell’ascoltatore attraverso i suoni.
Colori ed immagini si intersecano fra le note ed il modo di concepire la musica in modo quantomeno elegante e pulito.
“Bossando” è un viaggio nel Brasile, caldo ed avvolgente, dove i colori e la vita riempiono l’occhio di chi sa guardare. L’accompagnamento del pianoforte rendono di classe le atmosfere del brano. Si aprono improvvisamente gli anni ’60 in “Castle”, ispirato da una città senza tempo come Londra. Un Jazz sussurrato, narrato, sentito e la voce calda fanno del pezzo un piccolo momento di meditazione. Colpiscono al primo impatto le proposte di Monteleone perché la musica è intimistica e senza troppi fronzoli.
La title track è da sottofondo per serate gradevoli al lume di candela, grazie alla Bossanova che si amalgama con uno swing ruffiano.
Il mondo musicale di Monteleone, come dicevo all’inizio, è comunque vasto e con “Gardens” presenta uno scorcio di Flamenco spagnolo vicino anche a del Tango argentino. Personalmente apprezzo molto “Senliss106” perché nei quattro minuti si trova tutta l’anima e la cultura di questo musicista pugliese di adozione, oltre che dei cambi di tempo intenti ad alzare l’attenzione di chi ascolta. Chiude l’album “JumpinJazz” ed il titolo è di per se tutto un programma.
“Hill Park” è un disco rispettoso che a sua volta va rispettato, perché nella semplicità sa scaturire emozioni forti. Quando la musica è un treno in movimento. MS

domenica 5 agosto 2012

Metaphysics

METAPHYSICS - Beyond the Nightfall
Andromeda / Bertus

Distribuzione italiana: Andromeda
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2012




Oggi il termine Prog racchiude differenti significati e stili, anche se generalmente porta alla memoria i soliti nomi, tuttavia l'evoluzione giunge sempre a nuovi risultati. Nel Metal questo è leggermente più limitato, ossia quando si parla di Metal Prog vengono alla memoria inevitabilmente tre nomi su tutti, Dream Theater, Rush e Queensryche . Questo è naturale, comunque sia anche qui l'evoluzione cammina anche se più lentamente che nel Prog, per cui Symphony X, Circus Maximus e molti altri nomi portano nuove soluzioni al genere.
In Italia? C'è da sottolineare che pur non avendo vendite elevate, il panorama è ricco di buone realizzazioni, con band che nulla hanno da invidiare a quelle straniere. Fra i nomi da ricordare vi consiglio di segnarci anche questo dei Metaphysiscs, combo composto da Davide Gabriele (voce), Davide Perruzza (chitarra), Matteo Raggi (basso), Marco Aiello (batteria) e Gabriels Shiro (tastiere).
Si formano nel 2005 e realizzano un demo nel 2007 dal titolo "Evolution", mentre questo "Beyond The Nightfall" è il debutto discografico ufficiale. Dietro alla realizzazione girano nomi del panorama anche importanti, come quello di Simone Fiorletta (No Gravity, Moonlight Comedy) e dello special guest Andrea De Paoli dei Labyrinth, una delle band Metal Prog più interessanti del panorama nostrano.
Cosa attendersi dunque da questo esordio è presto detto, potenza, sonorità ariose, tecnica e buone melodie. E questo è ciò che accade nelle dieci tracce che compongono il disco, annesse influenze citate, oltre che una produzione sonora di buona fattura.
All'interno si scorgono sonorità anni 70/80 che si mescolano con il Metal degli anni '90 per un risultato gradevole e vigoroso. Notevoli i brani "Fallin'", "Follow Your Desires", "Just A Dream?"....ma sarebbe riduttivo stilare una classifica in quanto è l'insieme che funziona. Adrenalina ed emotività si susseguono alacremente.
Mi sento comunque in dovere di elargire un piccolo consiglio, ossia quello di staccarsi un poco da quei stilemi che hanno fatto la storia del genere, in quanto alcune delle soluzioni sono stereotipate. C'è il rischio di dissolversi nell'enorme calderone del Metal Prog, già infestato da migliaia di queste sonorità che a questo punto paragonerei alle sabbie mobili.
Ma le carte in regola i Metaphysiscs le hanno davvero tutte, per cui godete di questo ottimo debutto tutto italiano e poi il tempo darà ragione, perché la qualità paga....sempre! MS